l'Investitore Accorto

Per capire i mercati finanziari e imparare a investire dai grandi maestri

Archivi per il mese di “maggio, 2008”

La Formula di Greenblatt è vincente in Europa

Sei mesi fa andai alla presentazione dell’edizione italiana del Piccolo libro che batte il mercato azionario di Joel Greenblatt, e poi scrissi un post che è presto diventato il più letto di questo blog. Nell’articolo sintetizzavo il lavoro di Greenblatt e tessevo le lodi della sua Formula vincente, un geniale condensato della tradizione del value investing basato su due semplici criteri di valore e di qualità come il rapporto utili/prezzo e la redditività del capitale.

La reazione dei lettori, come ho accennato, fu di grande interesse, ma portò anche alla luce una questione a cui non seppi dare una risposta del tutto soddisfacente. La Formula – come dimostrava Greenblatt – aveva permesso di costruire portafogli azionari di enorme successo nel mercato americano. Ma in Europa era altrettanto efficace? Continua a leggere…

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Food for thought

Quelli che seguono sono i link a un po’ di articoli che ho letto nel corso dell’ultima settimana e che mi sembra interessante proporre ai lettori del blog. Visto che i testi non sono in italiano, ho aggiunto dei brevi sommari. Il tono complessivo, come si vedrà, è improntato a un certo pessimismo. Il collasso del mercato Usa della casa, il boom dei prezzi del petrolio e delle materie prime in genere e i pericoli d’inflazione, in particolare nei paesi emergenti, sono i motivi di preoccupazione in primo piano.

Nel campo degli ottimisti resta schierata la gran parte degli strategist delle banche d’investimento, sull’affidabilità delle cui previsioni, purtroppo, non c’è da farsi soverchie illusioni. Continua a leggere…

Quant’è rischioso l’eccesso di fiducia in sé

Mi ha scritto un lettore facendo degli appunti, civili e motivati, a uno dei miei post. Gliene sono grato. Le critiche costruttive sono di stimolo e arricchiscono i punti di vista. Mi ha però colpito un particolare, il nickname di prettysmart, che come biglietto da visita mi è parso troppo impegnativo e anche – come vedremo – rischioso. Non conosco la persona che si cela dietro a una tale ammissione di talento fuori dal comune. E dunque non è di lei che parlerò. Ma del piccolo dettaglio di un nick vorrei approfittare per introdurre un grande tema che da tempo intendevo affrontare, e cioè quello dell’eccesso di fiducia nei nostri mezzi e dei guai che ne possono derivare per un investitore. Continua a leggere…

Rendimenti finanziari, le lezioni della storia

Affrontare i mercati finanziari senza avere un’idea dei rendimenti che possono offrire è un po’ come navigare senza avere con sé le carte nautiche, con la differenza che il secondo comportamento è punito dalla legge mentre il primo non lo è. L’investitore, dunque, se vuole evitare naufragi, non può fare affidamento su vincoli esterni ma solo su se stesso. Sembra facile e invece si tratta di uno scoglio in più che per molti risulta arduo superare. Continua a leggere…

Mercato Usa della casa e prospettive del ciclo II

Nella prima parte di questo articolo ho riferito il parere di Martin Feldstein secondo cui i rischi di recessione negli Usa sono in aumento e non in diminuzione come sembra invece pensare la maggioranza degli investitori. Ho anche scritto come per Feldstein è il mercato della casa che continua a porre i problemi più gravi.

I consistenti cali dei prezzi dell’ultimo anno, che non hanno precedenti nella storia americana del dopoguerra, stanno facendo lievitare il numero di famiglie alle prese con debiti verso le banche superiori al valore degli immobili ipotecati (una condizione detta di negative equity).

C’è il rischio che si inasprisca sempre più la spirale perversa tra cali dei prezzi e insolvenze sui mutui con un impatto tale sulla ricchezza delle famiglie e il patrimonio delle banche da rendere possibile – nelle parole di Feldstein – una delle “recessioni più severe e durature degli ultimi svariati decenni.” Continua a leggere…

Mercato Usa della casa e prospettive del ciclo

La scorsa settimana, nel post Economia Usa, i rischi di recessione restano alti, mi sono sbilanciato esprimendo una serie di valutazioni in contrasto sia con il consenso di mercato che con le recenti prese di posizione della Federal Reserve.

Prendendo spunto dalle analisi degli economisti di Northern Trust, criticavo le interpretazioni, a mio avviso troppo ottimistiche, che sono state date di alcuni importanti set di statistiche, come quelle sul Pil del primo trimestre e sull’occupazione di aprile. Concludevo così: “L’economia Usa, nonostante il sostegno che viene dal dollaro debole e da una domanda estera ancora tonica, resta un malato in via di peggioramento”.

Vorrei ora aggiungere, a quanto lì esposto, il sostegno di un’altra fonte tra le più autorevoli – Martin Feldstein (nella foto sopra) – e un’analisi più circostanziata del mercato della casa americano, che resta d’importanza vitale – oggi come un anno fa quando fece da innesco alla crisi – nel determinare l’evoluzione della congiuntura. Continua a leggere…

Perché i rating dei broker sono da ignorare

Bloomberg.com ha pubblicato oggi un’interessante notizia relativa alle nuove linee guida stabilite da Merrill Lynch per i suoi analisti azionari. D’ora in poi ognuno di loro dovrà assegnare il rating di sell (vendi) ad almeno il 20% dei titoli sotto copertura. I neutral e i buy (acquista) non dovranno eccedere, rispettivamente, il 30% e il 70% dei titoli. Al momento, solo il 12% dei rating emessi dagli analisti di Merrill Lynch è un sell, una percentuale decisamente bassa.

Lo stesso articolo riferisce infatti che ogni anno i titoli che hanno un andamento di prezzo in calo sono il 37% del totale. Ovviamente, più numerosi ancora sono quelli che pur apprezzandosi finiscono comunque per fare peggio degli indici di mercato.

E’ da notare che Merrill Lynch si distingue in qualche modo per la sua “serietà” rispetto alla media. Nel complesso, infatti, tra gli analisti delle banche d’affari e dei broker di Wall Street i rating di sell sono solo il 5% del totale, una quota risibile e di per sè sufficiente a definire la credibilità di queste raccomandazioni. Continua a leggere…

Berlusconi IV, nella giungla c’è anche “Tarzan”

Del Berlusconi IV non vorrei per ora occuparmi. Lo fanno già in tanti. E alla fine parleranno i fatti. Però un articolo di Filippo Ceccarelli sulla Repubblica di oggi mi preme segnalarlo. E’ dedicato al “nuovo” sottosegretario agli Esteri Enzo “Tarzan” Scotti, così soprannominato – ai tempi delle beghe correntizie all’interno della vecchia DC“per la spiccata attitudine a librarsi sulla temibile giungla dello scudo crociato usando appunto le correnti come liane”.

Alla Farnesina Enzo Scotti già mise piede – come ministro – nell’estate del 1992. Ci restò poco, 25 giorni. Era la fine di un’era politica, il capolinea di una lunga carriera.

Ora, 16 anni dopo, ci ritorna settantaquattrenne da sottosegretario.

Scrive Ceccarelli: “Come capita spesso in Italia non si capisce se è una cosa buffa, o triste, o tutte e due le cose insieme.” Purtroppo, è così.

Il fragile rally delle Borse dai minimi di marzo

Di che natura è stato il rally delle Borse dai minimi di marzo? Questo è l’interrogativo che giustamente si pongono molti investitori.

E’ evidente infatti che si possono concepire due scenari opposti a seconda che il movimento rialzista innescatosi due mesi fa col salvataggio della banca d’affari Bear Stearns sia interpretato come un semplice “rimbalzo” in un trend primario discendente (bear market) oppure come una decisiva inversione del ciclo da cui prende le mosse un nuovo bull market. Continua a leggere…

Tra bear market e Bear Stearns: dove va la Borsa?

“Quelli che non sanno ricordare il passato sono condannati a ripeterlo”. Tra gli investitori questo aforisma del filosofo George Santayana è tanto noto quanto, in pratica, disatteso. Soprattutto quando i mercati danno soddisfazione, perché salgono – come sta di nuovo accadendo dal 15 marzo, quando la Federal Reserve ha orchestrato il salvataggio della banca d’affari Bear Stearns – la capacità di prendere le distanze dall’attualità e “ricordare il passato” diventa una virtù rara.

Che le cose stiano così è tornato a farmelo presente, in modo un po’ scanzonato, l’ultimo commento settimanale di John Hussman, uno dei migliori gestori e analisti americani. Continua a leggere…

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