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Spesa pubblica e privilegi in Italia

Il Corriere della Sera pubblica oggi un editoriale  di Francesco Giavazzi che invito caldamente a leggere. S’intitola “Il mito della spesa” e fa a pezzi una delle credenze più ingiustificate e dannose tra le tante, infondate, cui l’Italia sembra non saper rinunciare: e cioè che la spesa pubblica, qui da noi, serva ad aiutare i meno abbienti.

Non è così, dimostra fatti alla mano Giavazzi. La spesa pubblica, nel nostro paese, è accaparrata da rentier, grandi gruppi industriali, privilegiati lavoratori sindacalizzati alla vigilia della pensione, in genere da “furbi” e “potenti” che sanno come piegare ai loro interessi una politica e dei governi, che quando non sono inutili (perché impegnati in fumose chiacchiere) si rivelano dannosi (perché intenti a prendersi cura delle categorie o delle lobby sbagliate e meno meritevoli di attenzione).

Sono necessari un lucido esame di realtà e una rivoluzione culturale: “Agli inizi del secolo scorso più spesa pubblica voleva dire più stato sociale, meno disuguaglianza. Oggi spesso vuol solo dire più privilegi.”

Giusto, giustissimo.

Giavazzi consiglia al centrosinistra oggi alla guida del paese di tagliare le spese. Si scoprirà che “talvolta i privati possono offrire gli stessi servizi che offre un’amministrazione pubblica, ma in modo più efficiente e a costi inferiori.”

Con l’enfasi sul “talvolta”, e tenuto conto di quanto inefficiente e mal indirizzata sia la spesa pubblica in Italia, di nuovo sono d’accordo.

P.S.: Nel suo editoriale Giavazzi riprende temi che assieme ad Alberto Alesina ha approfondito nel libro “Il liberismo è di sinistra”, uscito a settembre. Si tratta di un pamphlet di 115 pagine, facile da leggere, ma ispirato, denso e utile. In particolare in un paese come il nostro, che le ricette liberali in economia le ha sempre ignorate.

 

Alitalia, ah! l’Italia…

Una delle storie di questa estate che più ho trovato irritanti è stata la vicenda Alitalia. Non ne posso più di politici, sindacalisti e tromboni vari che mi spiegano come e perché Alitalia sia un “patrimonio” del paese. Tutti a invocare “soluzioni”, “salvataggi”, iniziative per salvaguardare un simile capitale di “competenze”, a volte con toni quasi apocalittici come quelli di un Walter Veltroni, il quale, ahimé, si è spinto persino a dire che “la scomparsa di Alitalia sarebbe un colpo molto serio al ruolo dell’Italia e al suo peso nel mondo” (sic). Continua a leggere…

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