l'Investitore Accorto

Per capire i mercati finanziari e imparare a investire dai grandi maestri

La formula vincente per battere i mercati azionari

Un editore poco noto ai cultori di finanza, Edizioni di Cinehollywood, ha finalmente tradotto in italiano Il Piccolo Libro che Batte il Mercato Azionario di Joel Greenblatt. Parafrasando Neil Armstrong, direi che si tratta di un piccolo passo per l’umanità ma di un balzo enorme per l’Italia. Se uno dovesse infatti stilare una lista dei cento libri più importanti in materia di investimenti, scoprirebbe che quelli disponibili in italiano si contano sulle dita di una mano. Triste a dirsi, ma è così. Ora si è aggiunto il lavoro di Greenblatt ed è una grande novità, dato che “Il Piccolo Libro”, oltre che qualificarsi agevolmente per la Top 100, merita probabilmente di essere incluso nella Top 10 di tutti i tempi. Vediamo il perché.

In estrema sintesi, direi che i motivi sono tre:

a) Greenblatt stesso, uno dei più grandi investitori di sempre e, tra i contemporanei, uno dei massimi eredi della tradizione del value investing, come ben documenta GuruFocus.com, un sito specializzato nell’identificare i migliori investitori al mondo e monitorarne l’attività;

b) l’idea all’origine del libro, che ne ha determinato la forma e lo stile, fuori dal comune. “Il Piccolo Libro” è stato pensato per i figli preadolescenti di Greenblatt, Matthew e Rebecca. E’ semplice, divertente, essenziale. Ideale, dunque, per introdurre all’investimento azionario una platea di risparmiatori finanziariamente poco evoluti, com’è in genere il caso nel nostro paese;

c) i contenuti, che sono uno straordinario distillato dei principi del value investing, condensati alla fine in una semplice ed efficace formula per selezionare titoli di qualità a prezzi vantaggiosi e creare da sé un portafoglio che, come Greenblatt dimostra, batte ampiamente il mercato.

Per invogliare all’acquisto e alla lettura del libro – una spesa di 14,90 euro e un impegno di poche ore – vorrei riassumerne qui alcuni punti salienti, lasciando in appendice a questo post le informazioni di più pratico utilizzo, che per essere correttamente impiegate esigono però che “Il Piccolo Libro” sia prima metabolizzato con cura, nella sua interezza. Così come hanno fatto Greenblatt e l’editore italiano, anch’io svelerò questa sorpresa solo alla fine.

Come impiegare i risparmi

Il racconto comincia da qui. Cosa possiamo fare dei nostri risparmi? Possiamo metterli sotto il materasso, anche se non conviene. Oppure depositarli in banca o comperare dal governo dei titoli di stato, che renderanno un tasso d’interesse senza rischi.

Potremmo anche acquistare obbligazioni di aziende, ma in questo caso dovremo fare attenzione al rischio di perdere in parte o addirittura del tutto il nostro capitale (lezione che, qui da noi, gli investitori in titoli Cirio e Parmalat dovrebbero avere appreso). Se proprio vogliamo correre questo rischio, ci esorta Greenblatt, “fatevi pagare abbastanza.”

Un’altra opzione, se escludiamo vie fantasiose e poco redditizie come puntare alle corse dei cavalli o alla lotteria di Capodanno, è comperare delle azioni – investire cioè in aziende ottenendo il diritto di riscuotere una percentuale dei loro utili futuri.

L’investitore e il mercato azionario

Ma come si fa a capire quando l’acquisto di un’azione è un buon affare? I loro prezzi sono sempre sull’ottovolante, soggetti a oscillazioni da brivido.

Vediamo qualche esempio recente di casa nostra. UniCredit valeva più di 7,5 euro per azione appena sei mesi fa. E’ sceso a novembre fino a quasi 5 euro. Fiat costava meno di 5 euro per azione poco più di due anni fa. Ha quasi toccato i 24 euro questa estate, per scendere poi in poche settimane a 18. Mediaset costava 11 euro per azione tre anni fa, ha toccato in questi giorni i 6,5 euro.

Si potrebbe continuare. Basta controllare i minimi e i massimi a 52 settimane di un qualsiasi titolo, pubblicati o su Internet o sulle pagine finanziarie dei giornali, e se ne vedranno delle belle. Escursioni del 30% o anche del 50% sono normali.

Com’è possibile? Ha senso, chiede Greenblatt, che aziende di grandi dimensioni, famose, siano soggette a variazioni di valore così colossali? Certo che no. E’ il loro prezzo che oscilla così tanto, non il loro valore. E come mai?

Greenblatt ricorda la storia di Mr. Market (che su questo blog ho tradotto nel post La Borsa secondo Graham e Buffett: Mr. Market), la geniale parabola inventata da Ben Graham. Il mercato azionario è “un tipo un po’ suonato […] soggetto a forti sbalzi d’umore.” A volte è euforico, a volte depresso. Ma sta a noi scegliere: quando comprare, vendere o far finta di nulla.

Graham insegnava a investire con un margine di sicurezza, acquistando cioè le azioni solo quando un Mr. Market di pessimo umore ce le offre con un forte sconto rispetto al valore corretto. Il problema, nota Greenblatt, è che la gran parte degli investitori non saprebbe riconoscere un prezzo vantaggioso nemmeno se gli cascasse dritto in testa!

Come fare? Una via d’uscita semplice ed efficace, in verità, c’è, per quanto possa sembrare incredibile.

Come valutare le azioni

Con le azioni diventiamo proprietari di una quota di un’azienda, il cui valore dipende dagli utili che saprà generare in futuro. Ma prevedere il futuro è difficile, per tutti, anche per i cosiddetti esperti.

Piuttosto che perdere il nostro tempo cercando di stimare quello che non ci è noto (il futuro), il principio della soluzione sta nell’”esaminare bene quelle poche cose che ci sono note.”

Una cosa nota e importante è la capacità di generare utili che un’azienda ha dimostrato in tempi recenti. Se ha, ad esempio, dieci milioni di azioni e nell’ultimo anno ha realizzato 10 milioni di euro di utili, il suo utile per azione è stato di 1 euro. E se il suo titolo è quotato a 10 euro per azione, il rendimento, calcolato dividendo gli utili con il prezzo (rapporto utili/prezzo), sarà del 10%.

Nell’ipotesi che il tasso privo di rischio offerto da un titolo di stato sia del 4%, potremmo decidere che il ben più rischioso investimento in azioni sia conveniente solo a patto di avere una ragionevole attesa di spuntare rendimenti non inferiori al 10%.

Escluderemo in partenza quelle società che offrono di meno. E cercheremo di scegliere in base all’elementare regola che “un rendimento elevato è preferibile a uno modesto.”

Investire in quote di un’azienda a prezzi d’occasione, comprando cioè quei titoli che offrono rapporti utili/prezzo migliori, non è però sufficiente.

C’è un secondo punto fondamentale, dice Greenblatt. Non basta sapere se un’azione è conveniente. E’ indispensabile chiedersi se sia anche di qualità. Stiamo insomma per acquistare una buona o una cattiva azienda?

Le congetture, stime e analisi in cui si lambiccano migliaia di investitori professionali in giro per il mondo sono un esercizio tremendamente complicato, dall’esito spesso deludente. Se non si hanno capacità e informazioni superiori alla media, è meglio lasciar perdere e concentrarsi su ciò che sappiamo.

Un ottimo modo per capire la qualità di un’azienda, osserva Greenblatt, è di guardare alla redditività del capitale investito, data dal rapporto tra utili e capitale investito.

Andiamo a vedere i risultati più recenti, e scegliamo in base alla semplice regola che “acquistare una quota di un buon business è meglio che acquistare una quota di un cattivo business.” E’ meglio cioè puntare su società che investono i loro soldi ottenendone rendimenti elevati piuttosto che rendimenti modesti.

Semplice, no? Unendo le due regole fondamentali, si scopre – conclude Greenblatt – che “il segreto per far denaro sta nell’acquistare buone aziende a un prezzo d’occasione.”

La formula vincente

Esiste dunque una formula vincente per battere il mercato e fare soldi a palate: acquistare buone aziende, che abbiano cioè un’alta redditività del capitale investito, a prezzi d’occasione, quando cioè il rapporto utili/prezzo sia elevato.

Sembra troppo semplice per essere vero.

Ma Greenblatt dimostra che nei 17 anni dal 1988 al 2004 (l’ultimo prima della pubblicazione del libro) la formula vincente, applicata acquistando le 30 azioni con la migliore combinazione di redditività del capitale e rapporto utili/prezzo tra le 3.500 principali azioni quotate sul mercato americano, avrebbe reso il 30,8% all’anno rispetto al 12,3% del mercato o al 12,4% dell’indice S&P 500.

Possibile? Non è che c’è l’inganno? O che la formula finisce per concentrarsi su micro cap, titoli così piccoli da presentare costi elevati di transazione e inadeguata liquidità? No, no, ci rassicura Greenblatt.

E’ giusto essere scettici, sollevare obiezioni e verificare. Se si limita, ad esempio, l’impiego della formula solo alle mille maggiori aziende quotate americane, tutte con capitalizzazione superiore al miliardo di dollari, si arriva ancora a un risultato eccezionale: un rendimento medio annuo, dal 1988 al 2004, del 22,9% rispetto all’11,7% medio del mercato e al 12,4% dell’S&P 500.

C’è forse lo zampino del caso? E’ molto improbabile, risponde Greenblatt. La formula è stata testata a lungo, sempre con ottimi risultati. Va bene, si potrebbe allora obiettare. Ha funzionato in passato. Ma non è che in futuro smetterà di essere valida? Se tutti ne venissero a conoscenza, come potrebbe ancora funzionare?

La buona notizia è che la formula vincente, nel breve e anche nel medio periodo, non sempre ha successo. In media ha registrato una performance inferiore al mercato per cinque mesi ogni anno, ogni anno su quattro, e per un biennio ogni sei. Nel corso dei 17 anni analizzati, è arrivata anche a sottoperformare il mercato per tre anni di fila.

E questa sarebbe una buona notizia? Certo, ci rassicura Greenblatt. Se la formula fosse infallibile tutti la userebbero, facendo sparire in fretta i buoni affari.

Invece, il fatto che a volte non funzioni, anche per anni, scoraggia i dubbiosi e quanti affrontano il mercato azionario con un orizzonte temporale troppo breve. E tra costoro si trovano molti investitori professionali incapaci di reggere alla feroce concorrenza su parametri di performance di breve periodo (avete presente le classifiche che tutti pubblicano, finendo poi per assegnare ai gestori stelle di merito? Si guarda ai risultati di un anno, raramente ci si spinge oltre i tre anni).

Perché la formula vincente dia risultati (due o anche tre volte superiori alla media di mercato) è dunque indispensabile “avere fiducia nella sua efficacia e mantenere un orizzonte temporale di lungo termine”. Questa è la difficoltà.

Della formula vincente ha senso fidarsi

Per conservare la fiducia anche nei tempi grami è importante capire perché la formula vincente sia sensata. Il motivo c’è ed è anche semplice.

Un’azienda che può reinvestire gli utili a un alto tasso di redditività del capitale investito potrà contare anche sulla rapida crescita degli utili! E’ un po’ come una macchina che ce l’ha fatta a raggiungere una velocità più elevata dei suoi concorrenti. In mancanza di elementi di disturbo, continuerà a correre di più.

Certamente un’azienda che ha rendimenti del capitale superiori alla media tende ad attrarre concorrenti. Se si vede qualcuno che ha un enorme successo, è normale cercare di imitarlo. E la concorrenza, nel tempo, renderà a questi campioni la vita più difficile. E’ la logica del libero mercato e dell’economia capitalistica.

Ma per un investitore, puntare in partenza sulle aziende con i rendimenti del capitale più elevati è comunque la scelta più sensata. In media, sono quelle che godono di un qualche vantaggio competitivo che consente loro di far crescere più rapidamente gli utili e che, presumibilmente, continuerà a dare loro questa opportunità anche nel prossimo futuro.

E se queste aziende, a un certo punto, possono essere acquistate a un buon rapporto utili/prezzo, e dunque a condizioni convenienti, dovrebbe essere evidente come la strada, per un investitore, sia quella giusta. “Acquistare aziende superiori alla media a prezzi inferiori alla media dovrebbe funzionare!”

Eccome, se funziona. E’ vero che, nello studio realizzato da Greenblatt, ci sono stati anche periodi di tre anni in cui la formula vincente non ha battuto il mercato. Ma nel 95% dei casi la formula ha avuto successo. Non solo. Non c’è mai stato un periodo triennale in cui non abbia ottenuto rendimenti positivi. Anzi, nel peggiore dei casi, nell’arco di un triennio, la formula, applicata soltanto ai mille maggiori titoli americani, ha consentito un guadagno medio annuo dell’11% rispetto a una perdita del 46% per il mercato (il periodo considerato comprende il terribile bear market del 2000-2002). Una differenza enorme!

Insomma, anche solo a considerare un orizzonte temporale di tre anni, la formula non ha mai perso denaro, ha battuto il mercato nel 95% dei casi, ottenendo nel complesso risultati molto migliori con rischi minori.

Ma Greenblatt saggiamente aggiunge: “Se una strategia d’investimento ha una sua logica, più è lungo l’orizzonte temporale, maggiori sono le possibilità di successo. Per questo consigliamo un’ottica d’investimento di 5, 10 o anche 20 anni.”

C’è a questo punto una questione che sorge spontanea. Se il mercato azionario, Mr. Market, è un tipo umorale, imprevedibile, bizzarro, com’è possibile che la formula, con la sua logica ferrea, alla fine funzioni?

Il fatto è, risponde Greenblatt, che se “sul breve periodo a Mr. Market capita di stabilire il prezzo di un titolo seguendo l’umore del momento, sul lungo periodo utilizzerà come criterio principale il vero valore dell’azienda.” Insomma, gli acquisti di titoli a prezzi stracciati alla fine – in genere nel giro di due-tre anni al massimo – saranno ben remunerati.

Un avvertimento: diversificare

Convinto del valore della formula vincente, qualcuno potrebbe pensare di utilizzarla per pescare una manciata di titoli, o magari uno solo, il migliore, e puntare lì tutte le proprie carte. Sarebbe un errore.

La formula infatti funziona, ma nella media. E i risultati ottenuti, e analizzati da Greenblatt nel suo studio, si riferiscono a un portafoglio di 30 titoli, aggiornato una volta all’anno sempre in base agli stessi due criteri del rapporto utili/prezzo e della redditività sul capitale investito.

Per avere successo con appena una manciata di titoli, rigorosamente selezionati, bisognerebbe fare qualcosa di più. Utilizzare gli utili e la redditività dell’ultimo anno, come fa la formula, è semplice e, nella media, efficace. Ma non è l’ideale.

Siccome il valore di un titolo dipende non dal passato, ma dagli utili futuri, in un mondo ideale bisognerebbe saper utilizzare i dati del passato per arrivare a stimare, il più correttamente possibile, quelli futuri.

E’ un lavoro di normalizzazione degli utili che è molto difficile da fare, ma non impossibile. Greenblatt e i suoi soci lo fanno, ed è così che investono, e che sono riusciti in passato, applicando gli stessi principi della formula, a ottenere risultati ancora superiori, con guadagni del 40% e più l’anno per un lungo arco di tempo.

Ma, avverte Greenblatt, “se voi non siete in grado di fare altrettanto […] fareste meglio ad abbandonare l’idea di investire da soli in singole azioni!”

Per fortuna, la formula vincente, pur non lanciandosi in teorie, stime e normalizzazioni, funziona piuttosto bene utilizzando semplicemente i dati del recente passato.

Nella media, osservando cioè il comportamento di un portafoglio di 30 titoli nel suo insieme, si vede che gli utili storici sono spesso un buon indicatore dell’andamento futuro. Insomma, non lo sono sempre. E qualche titolo deluderà. Ma nella media i risultati del portafoglio sono, come dimostrato, eccellenti.

Costruzione del portafoglio e sorpresa finale

Arrivati a questo punto, come si fa a costruire il portafoglio? Niente di più facile, e “Il Piccolo Libro” lo spiega in pochi punti con grande chiarezza. Andatevelo a leggere.

Questo mio post è una presentazione delle idee di Greenblatt che non vuole sostituire il piacere e l’utilità di leggersi il libro nella sua interezza, al contrario. Per avere successo con la sua strategia occorre comprenderla bene. E per comprenderla bene non c’è nulla di meglio che rivolgersi all’autore in persona.

Comunque, si tratta semplicemente di selezionare tra i 20 e i 30 titoli, gradualmente – ad esempio nel corso di un anno – dopo aver stilato due classifiche in base ai due criteri di Greenblatt e identificato i titoli che raggiungono, nella somma delle due graduatorie, i piazzamenti migliori.

Va aggiunto che la definizione esatta di utile e di redditività del capitale investito, utilizzata da Greenblatt, non è proprio quella che è facile trovare nelle banche dati accessibili gratuitamente al pubblico (ad esempio sui siti di Reuters, Yahoo! Finance, etc.).

Per ottimi motivi (tener conto dei diversi livelli di indebitamento e delle diverse aliquote di imposta) Greenblatt impiega infatti l’utile operativo (EBIT) e non quello netto, calcola il capitale investito come somma di capitale circolante netto e immobilizzazioni nette, e infine per derivare il prezzo per azione, anziché la semplice capitalizzazione di mercato, impiega il valore effettivo dell’azienda (il cosiddetto enterprise value – EV – dato dalla somma del valore di mercato del capitale proprio e dell’indebitamento finanziario netto).

Questi dati non sono facilmente ottenibili dal piccolo investitore, tanto meno per un campione ampio di società. Che fare, allora?

Per chi voglia provare l’ebbrezza di agire a tutti i costi in piena autonomia, Greenblatt suggerisce di utilizzare il normale rapporto utili/prezzo (dunque utile netto e prezzo di Borsa) e il Return on Asset (ROA), cioè la redditività sul totale delle attività. Non è proprio la stessa cosa, ma può andar bene.

Ma per tutti gli altri, c’è di meglio. E sono così arrivato alla sorpresa conclusiva.

Per il mercato americano Greenblatt stesso ha messo a punto un sito, la cui versione italiana si chiama Formula Vincente , dove viene costantemente aggiornata la lista dei titoli migliori in base ai due criteri originali.

Per il mercato europeo, la stessa cosa è stata ora realizzata dall’editore italiano, in collaborazione con una società di consulenza finanziaria, la Onis srl, facendo uso degli stessi criteri di Greenblatt e di un data base professionale. Il sito si chiama Finanze.net , ed è gratuito, così come la Formula Vincente.

Tanta generosità è forse sospetta? C’è sotto qualcosa? Nel caso di Greenblatt, un signore ricco, famoso e dedito alla filantropia (in particolare nel campo educativo), certamente no.

Lo fa intendere chiaramente nell’introduzione al libro.

“Mi è venuta l’ispirazione di scrivere […] pensando di fare un regalo ai miei cinque figli. […] Pensai poi che se riuscivo a spiegare la cosa (a loro), in modo abbastanza semplice, perché la potessero comprendere (almeno quelli che frequentavano le medie), allora avrei potuto insegnarla praticamente a tutti.”

E conclude: “[…] godetevi questo regalo. Che il piccolo investimento (di circa 15 euro), più il tempo per leggerlo, possano arricchire il vostro futuro. Buona fortuna!”

Ecco, è un regalo, punto e basta.

E nel caso dell’edizione italiana e del sito Finanze.net? Sono andato alla presentazione del libro, una decina di giorni fa, perché non conoscevo né l’editore né la società di consulenza finanziaria.

Ho chiesto: “Perché lo fate?” E la risposta è stata: “Per passione e perché condividiamo le motivazioni dell’autore.” Di nuovo, dunque, un regalo, con l’ambizione – come scrive l’editore nella sua prefazione – di contribuire qui in Italia a diffondere un po’ di “democrazia finanziaria.”

Bella idea e belle motivazioni. Condite dall’impegno a conservare nel tempo la gratuità dell’accesso al sito.

A questo punto non mi resta che augurare buona lettura. Poi, ognuno decida per sé. Io, come sempre, non faccio raccomandazioni d’investimento. Anche se, in questo caso, come potrà capire chi lo leggerà e imparerà a conoscerlo, è Joel Greenblatt che si raccomanda da sé.

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40 pensieri su “La formula vincente per battere i mercati azionari

  1. M3rc in ha detto:

    le andrebbe uno scambio di link,anche io ho parlato spesso di greenblatt e della formula magica.

  2. Francesco S. in ha detto:

    Sono abbastaza convinto dalla lettura del libro e desidero provare questo modo di investire. Ho solo un dubbio: Greenblatt spiega bene quando acquistare una azione, ma secondo me non altrettanto bene quando venderla, lei che ne pensa?

  3. Giancarlo in ha detto:

    secondo me lo ha detto.lui vende comunque dopo un anno.Fa iuna rotazione rigida di portafoglio che contribuisce a mediare i risultati.

  4. giuseppe bertoncello in ha detto:

    Giancarlo ha ragione. Greenblatt offre una ricetta molto semplice: consiglia di vendere i titoli acquistati dopo un anno. Ma, come mi pare osservano anche i curatori del sito Finanze.net, un’alternativa sensata può essere quella di tenere i titoli oltre la scadenza annuale se e fino a quando continuano ad apparire nella lista dei “Top 100”.

  5. Giancarlo in ha detto:

    tenerli oltre la scadenza solo in casi molto eccezionali, secondo me.Motivi:1- non si puo’ rinunciare alla rotazione di portafoglio, che è parte integrante (media nel bene e nel male). Se non vendo non ne compro un altro.2- se poi un titolo comprato con quei parametri è ancora in perdita rispetto al nostro acquisto, forse meglio levarselo di torno.

  6. giuseppe bertoncello in ha detto:

    Giancarlo,una minore rotazione di portafoglio può essere preferibile, perchè consente di ridurre i costi. Ma su questo punto non vorrei aggiungere di più, perchè entrano in ballo anche considerazioni di natura fiscale, che possono variare da persona a persona e da paese a paese.Sul suo secondo punto, mi permetta invece di obiettare che la logica di un sistema come quello di Greenblatt è una logica di “valore” e non di “prezzo”. Quello che conta è che un titolo sia tra i migliori (i “top 100”) in base ai parametri utili/prezzo e redditività del capitale investito. Se è così il titolo è da considerare “sottovalutato”. E l’esperienza e gli studi di Greenblatt dimostrano che prima o poi il mercato riconoscerà lo stato di sottovalutazione e riporterà il prezzo a livelli congrui. Insomma, se dopo un anno un titolo è in perdita rispetto al nostro acquisto, ma risulta ancora attraente in base ai criteri della “formula vincente”, significa solo che il mercato si attarda a sottovalutare quel titolo. E questo, di per sè, non può essere un buon motivo per disfarsene.Greenblatt stesso mette in chiaro nel suo libro che la “formula vincente” è risultata perdente anche per periodi di anni. E’ nel lungo periodo (che per Greenblatt vuol dire per lo meno 3-5 anni) che la “logica inoppugnabile” della formula vincente finisce per avere la meglio delle irrazionalità del mercato.Ed è da questa logica che l’investitore deve lasciarsi guidare, e non dai prezzi di mercato.

  7. Parcobuoi in ha detto:

    Non sono d’accordo con lei quando dice che “un rendimento elevato è preferibile a uno modesto.” Le azioni Telecom Italia nel corso degli anni hanno avuto rendimenti abbastanza elevati ma performance totalmente negative. Preferisco un rendimento modesto di un’azienda gestita bene e che faccia forti investimenti.Cosa ne dice?

  8. giuseppe bertoncello in ha detto:

    Parcobuoi,penso che non abbia capito.Immagino che lei si riferisca al dividend yield, e cioè al rendimento dato dal dividendo in rapporto al prezzo.Ma Greenblatt (lui, non io! Nel mio articolo ho solo cercato di riportare nel modo più fedele i ragionamenti esposti nel suo libro) si riferisce all’earnings yield, e cioè al rapporto utili/prezzo (l’inverso del P/E), che è semplicemente il modo più noto e comune per misurare se un titolo è costoso o no.Quanto ai “forti investimenti” da lei preferiti, mi permetta di dirle che di nuovo lei dimostra di non avere capito la lezione di Greenblatt. I forti investimenti possono essere una ricetta per il disastro, se non sono redditizi – come accadde a molte società tecnologiche e telefoniche negli anni della bolla del 2000. Greenblatt insegna che la “qualità” di un’azienda si può desumere dalla redditività del capitale investito.Scegliere società con un elevato rapporto utili/prezzo (e dunque a un “prezzo d’occasione”), e un’elevata redditività del capitale investito (dunque di qualità perchè riescono a ottenere molti utili dal capitale che impiegano nelle loro attività) è la formula vincente di Greenblatt.Forse, prima di affrettarsi a esprimere un “disaccordo”, valeva la pena di leggere con calma l’articolo, o, ancora meglio, il libro – che è di rara chiarezza.

  9. FF in ha detto:

    buongiorno dott. Bertoncello,anch’io sono tra gli entusiasti lettori del libro.Invece di buttare i miei soldi (fortunatamente non sempre) su rhumors di amici, vorrei provare a mettere a punto un sistema più razionale di investimento che ricalchi le logiche ineccepibili del libro di Greenblatt.I fatti sono 2: il primo è che ho a mia disposizione una postazione Bloomberg e il secondo è che non voglio essere dipendente da un servizio (l’erogazione dei titoli) che al 100% tra qualche tempo diventerà (direttamente o indirettamente) a pagamento (diminuendo così i miei, solo potenziali, rendimenti).Così stando le cose riesco ad arrivare a scaricare tramite bloomberg tutte le misure necessarie ad eccezione di quella fondamentale, vale a dire il margine.Ad una mia richiesta all’editore del libro in tale senso, mi è stato detto che il sito formulavincente utilizza un Ebit normalizzato (peraltro era scritto già nel libro, anche se a mio modo di vedere, proprio a conferma dell’esattezza dei miei dubbi,non in modo chiarissimo….): EBITDA – maintenance capex

  10. FF in ha detto:

    ecco il punto: come si fà a misurare le capex “normali” di mantenimento?L’editore mi dice che utilizzano un database (Reuters Knowledge – che peraltro io non ho!) che dà proprio tale misura, ma io mi chiedo come sia possibile….ha per caso Reuters 20 analisti che si vanno a guardare i 5000 titoli (per parlare solo degli americani…)e calcolano per ognuno tali capex?Oppure qual’è la semplificazione?o meglio ancora HA QUALCHE SUGGERIMENTO PER AGGIRARE IL PROBLEMA?senza questa misura non si và avanti. In più, se dovesse avere una risposta non esiti a darmela….tanto lo insegna Greenblatt che il sistema funziona anche se lo applichiamo tutti…….grazie del suo tempo

  11. Giuseppe Bertoncello in ha detto:

    ff,sui due piedi non ho una risposta. Non so come Reuters Knowledge stimi il maintenance capex.Un suggerimento che posso darle, è di consultare, se già non l’ha fatto, il customer support di Bloomberg. Se lei (o qualcuno vicino a lei che le dà accesso al terminale) è cliente di Bloomberg, saranno solleciti nel risponderle. Il database di Bloomberg, in linea di massima, non è certo secondo a quello di Reuters. E se lei fa presente che il maintenance capex è disponibile su Reuters, saranno doppiamente solleciti nel cercare un modo per venirle incontro.Infine, il suo tentativo di essere totalmente autonomo nell’elaborare la formula di Greenblatt è sicuramente apprezzabile. Io però non sarei così scettico sulla possibilità che le selezioni di titoli disponibili sui siti FormulaVincente e Finanze.net rimangano accessibili gratuitamente. Almeno nel caso del sito italiano, c’è un impegno esplicito dell’editore che penso (e spero) verrà rispettato. Tanto Greenblatt nello scrivere il libro, che Edizioni di Cinehollywood nel curarne l’edizione italiana, hanno avuto anche motivazioni extra economiche – a cui è giusto credere, almeno fino a prova contraria.

  12. FF in ha detto:

    dott. Bertoncello,grazie della riposta sollecita.Per quanto riguarda il customer support di bloomberg sono già stato un’ora in contatto con loro.La risposta definitiva è che bloomberg non ha questo servizio.Per quanto riguarda la buona fede 2 considerazioni:1. Siamo in Italia (purtroppo mai come in questi giorni parole più piene di significato)2. Da uno stralcio della Newsletter arrivatami proprio ieri da Finanze.net: “Continueremo a fornire il servizio di selezione per i titoli europei in modo gratuito. Per finanziare questa operazione, che speriamo di lungo periodo, lanceremo alcuni servizi a pagamento che saranno annunciati nella prossima newsletter: tali servizi includeranno una fotografia reale di come i promotori di questa iniziativa investono i propri risparmi nell’ambito delle selezioni presentate, analoghe liste per i mercati asiatici, schede analitiche per i vari titoli appartenenti alle liste”.Lei questa frase come la traduce? Io in un modo solo…purtroppo.E sappiamo che avere la certezza di ottenere i dati nel lungo periodo è presupposto fondamentale per l’applicazione della formula (…le ricordo che una delle spiegazioni che la formula non sia solo un back testing dell’andamento del mercato negli ultimi 17 anni è che essa sottoperformi per periodi, anche lunghi, l’indice….)EBIT?EBITDA?EBITDA rettificato con che poste “standardizzabili”?Dovrà, il nostro brillante investment manager, rinunciare ai suoi intenti di sovraperformare il mercato divertendosi?

  13. Giuseppe Bertoncello in ha detto:

    ff,io la newsletter di Finanze.net la interpreto semplicemente in base a quello che c’è scritto. E cioè che il servizio di selezione per il mercato europeo (la lista dei Top 100) resta gratuito. Altri servizi, che verranno aggiunti nelle prossime settimane, saranno a pagamento. La loro speranza è che si creino anche così quelle condizioni di sostenibilità economica del sito che possano consentire al servizio base (la Top 100 europea) di restare gratuito nel lungo periodo. Mi pare che stiano segmentando il sito in modo trasparente e intelligente.Le dirò di più. Sono stato alla presentazione del libro, come scrivo nel mio articolo. E ho conosciuto l’editore e il responsabile della società di consulenza a cui l’editore si è rivolto per realizzare il sito Finanze.net. Posso sbagliarmi, ma mi sono sembrate persone degne di fiducia.L’editore, in particolare, ha voluto fare un’operazione (per molti versi anomala: il libro non ha nulla a che fare con la tradizionale offerta editoriale di CHW Edizioni) nello spirito di Greenblatt. E anche per questo i diritti per la traduzione italiana sono andati a lui, piuttosto che a una delle grandi case editoriali italiane.Per dirla tutta, questa è stata proprio una delle domande che ho fatto alla conferenza stampa: “Perchè i diritti sono finiti a voi, che non vi occupate di finanza, e non al Sole 24 Ore o a qualche altro editore ben più grande di voi?”Strano, no? Il libro di Greenblatt è stato un enorme successo editoriale negli Usa. Ed era prevedibile che potesse esserlo anche in Italia. Se gli editori italiani non sono tutti dei fessi, il libro avrà pur fatto gola a qualcuno, no?Da qui la mia curiosità. E la semplice risposta è stata che Greenblatt cercava editori che condividessero le sue motivazioni (extra economiche, formative). E in Italia ha trovato CHW che l’ha convinto.Ora, io mi posso sbagliare. Greenblatt si può sbagliare. Tutti ci possiamo sbagliare. Ma, insomma, esagerare col cinismo ci fa vivere male.Fino a prova contraria, io credo alle intenzioni dell’editore italiano, che, come scrive nella prefazione del libro, sono state fin dall’inizio quelle di contribuire, con la sua operazione, allo sviluppo di un po’ di “democrazia finanziaria” in Italia.In sintonia con questo obiettivo, la volontà dell’editore è di mantenere libero l’accesso alla lista.Dopodichè, la società di consulenza che collabora con lui andrà ad aggiungere altri contenuti al sito, sui quali cercherà, legittimamente, di fare dei profitti.Siamo in Italia, ma anche in Italia ci sono persone che meritano fiducia. Io, per esempio, mi considero tale. Scrivo L’Investitore Accorto in buona fede, in parte anche per il piacere di fare qualcosa che spero utile per gli altri.Infine, se anche dovesse succedere – caschi il mondo! – che la selezione europea dei titoli dovesse diventare disponibile a pagamento, dubito davvero che il prezzo sarebbe stratosferico. E sa che le dico? Mi sembrerebbero comunque soldi ben spesi – come penso lei consideri la cifra non indifferente che investe nel suo terminale Bloomberg. Con cordialità,Giuseppe Bertoncello

  14. FF in ha detto:

    Dott. Bertoncello,grazie ancora della risposta.Solo un paio di specificazioni:1. Non penso che non ci siano persone oneste in Italia. e men che meno penso che lei, così gentile, non lo sia.2. Sto solo cercando di capire se il libro che ho letto possa avere applicazione pratica. La realtà è questa. Lavoro come Investment manager per un fondo di PE italiano. Come vuole Mr.Greenblatt ho fondi limitati (lui fa l’esempio che investendo 20k USD 17 anni fa si avrebbero ad oggi circa USD 1m – 20k, ma €, è la cifra che vorrei investire). In più rispetto a come voglia Mr Greenblatt, non mi reputo totalmente “vergine” di finanza (come invece è suo figlio). 3. Ho accesso a Bloomberg perchè la mia società vi ha accesso, altrimenti i costi sarebbero veramente insostenibili.Poi ci sono i costi di transazione per comprare i titoli.Poi c’è il fatto che siamo in un altro mercato (EU)etc.concluderei che o capisco come fà reuters (e se è intelligente applico la metodologia) o il libro di Mr Greenblatt è intelligente ma not applicable individualmente.Quindi Mr. Greenblatt e CHW non ottengono il loro scopo (che credo sia quello di fornire un tool a gente totalmente a secco di principi finanziari) e Mr.Greenblatt poteva ottnere più soldi e successo rivendendolo ad un editore più generoso….Grazie ancora dell’interesse verso le mie ideeFFP.s.: spero capisca che il suo discorso mi è estremamente chiaro e in gran parte condiviso. Spero che le sia altrettanto chiaro che il cinismo lo uso solamente per stimolare la discussione e, magari, stimolare qualcun altro ad intervenire.grazie ancora

  15. Giuseppe Bertoncello in ha detto:

    ff,la ringrazio delle precisazioni. Ora capisco meglio. Capisco soprattutto che un investitore professionale, disponendo in linea di principio di strumenti e conoscenza adeguati, voglia garantirsi l’autonoma capacità di interpretare e applicare correttamente la formula di Greenblatt.Forse potrebbe far presente al suo datore di lavoro l’utilità di diversificare gli information provider, così da fare in modo che oltre al terminale Bloomberg ci sia almeno una postazione Reuters (con il database Reuters Knowledge in particolare) a disposizione.O forse, nel suo ambiente di lavoro, non sarà difficile trovare un cliente Reuters che le sia amico, e possa informarsi per suo conto presso Reuters come viene stimato il maintenance capex.Le sto probabilmente scrivendo delle ovvietà a cui lei avrà già da subito pensato. La sostanza è che io, purtroppo, su questo non posso per ora aiutarla.Buona fortuna. Con cordialità,Giuseppe Bertoncello

  16. lucacasty in ha detto:

    BuongiornoHo letto con molto interesse il libro di Greenblatt e, non essendo un esperto di mercati azionari, vorrei approfondire con lei due punti:1 – La formula di Greeblatt ha funzionato sul mercato americano. Secondo lei è replicabile sui mercati europei? Dovendo investire è meglio farlo sui mercati europei o su quello americano con l’incognita dollaro?2 – Secondo lei adesso è il momento giusto per partire o è meglio aspettare qualche settimana per capire cosa succederà realmente sui mercati?La ringrazio in anticipo per le sue impressioni.Luca

  17. Giuseppe Bertoncello in ha detto:

    Luca,la ringrazio dei suoi due (o tre) ottimi quesiti e mi scuso del ritardo nel risponderle.1a. Non c’è motivo perchè la formula non funzioni anche nei mercati europei. La formula funziona perchè è basata su una solida analisi fondamentale – che resta valida in qualsiasi mercato.1b. In Europa, l’unico motivo di dubbio potrebbe essere la correttezza nell’applicazione della formula. Voglio dire che mentre la selezione americana dei titoli è curata dallo stesso Greenblatt, e dunque la qualità della fonte è garantita, la selezione europea è curata in Italia da altri. Si tratta di persone affidabili? Direi così: sono persone in cui Greenblatt ha avuto fiducia, e che a me – nell’unica occasione in cui le ho incontrate – hanno ispirato fiducia. Penso che si comportino in modo professionalmente corretto e so che fanno uso di banche dati professionali. Non ho però avuto modo di verificare direttamente la correttezza del loro utilizzo della formula.1c. Meglio gli Usa o l’Europa? Che fare con l’incognita dollaro? Su queste questioni le chiederei di leggere il mio post Asset Allocation: un vademecum per l’investitore, che ho di recente messo più in evidenza all’interno della raccolta di link “Il meglio de l’Investitore Accorto”, in apertura del mio blog. In linea di principio, una corretta asset allocation dovrebbe portare a investire sia in Europa che in America (così come in Asia e nei mercati emergenti). Sempre in linea di principio, in un portafoglio ben diversificato, le oscillazioni valutarie alla fine (e cioè nel lungo periodo) si compensano, risultando indifferenti. Detto questo, essere timorosi per le sorti del dollaro è al momento una preoccupazione legittima e sensata. Visto che lei dichiara di “non essere esperto” di mercati azionari, potrebbe procedere a tappe e decidere – quando sarà il momento – di affrontare i suoi primi investimenti azionari nel modo più semplice: mirando cioè a costruire un portafoglio ben diversificato a livello settoriale ma privo di rischio valuta (e dunque composto, in una prima fase, di soli titoli quotati nelle Borse della zona euro).2. E’ il momento giusto per partire? La formula di Greenblatt è fatta apposta per selezionare titoli sottovalutati. Dunque, in teoria, ogni momento è quello buono per iniziare, purchè si sia ben consapevoli di quello che si intende fare. Premesso questo, la fase di mercato, da un punto di vista più generale, non mi sembra affatto quella “giusta”, come avrà avuto modo di capire se ha letto, almeno un po’, il mio blog.Con la speranza di esserle stato di qualche aiuto, la saluto cordialmente.Giuseppe Bertoncello

  18. bgfb in ha detto:

    Lei scrive:Esiste dunque una formula vincente per battere il mercato e fare soldi a palate: acquistare buone aziende, che abbiano cioè un’alta redditività del capitale investito, a prezzi d’occasione, quando cioè il rapporto utili/prezzo sia elevato.ma scusi il rapporto p/u per essere conveniente non dovrebbe essere basso?grazie

  19. Giuseppe Bertoncello in ha detto:

    Sì, il rapporto prezzo/utili dovrebbe essere basso. Ma il rapporto utili/prezzo dovrebbe essere alto. L’uno è l’inverso dell’altro. Ed è indifferente usare l’uno o l’altro, purchè sia chiaro che quello che vogliamo sono molti utili per ogni unità di prezzo. Nel mio articolo ho rispettato la dizione di Greenblatt, che si esprime in termini di rapporto utili/prezzo.

  20. bgfb in ha detto:

    verissimo,ho sbagliato a leggere. grazie

  21. enrico in ha detto:

    Signor Bertoncello, grazie di mettere a nostra disposizione la sua competenza. Avrei alcune domande da porle:se ho capito bene, per capire quale posto occupa una società nell’elenco delle top 100 di finanze.net, devo sommare le sua posizione nella classifica del rapporto u/p alla sua posizione nella classifica della redditività (pag.58 del libro).Mi conferma?In seguito posso scegliere le 30 società nelle quali investire. Su quali criteri di scelta mi posso basare? O su quali si baserebbe lei? come posso capire in quali settori operano le società estere che non conosco?Mi consiglia di diversificare acquistando anche sul mercato americano o è meglio aspettare?ieri nella classifica delle top 100 stilata da finanze.net figurava la società MPC Muenchhmeyer (sigla MPCG.DE), con un rapporto u/p 16% e redditività 132%, quindi quarta in classifica. Oggi non è nemmeno tra le prime 100! Le sembra possibile? E, sia in caso affermativo che negativo, le sembra affidabile una classifica nella quale una società perde 100 posizioni in un giorno? Mi può fare qualche esempio di società presenti nell’elenco delle top 100, che lei non comprerebbe mai, e motivarmi brevemente la scelta? (ad esempio io non comprerei Telecom nonostante un rapporto u/p del 10% e una redditività dell’82% perchè non ho nessuna fiducia nel suo gruppo dirigente e non vedo futuro nella telefonia fissa – ma io non sono competente e i miei giudizi sono del tutto campati in aria)In una fase di mercato come questa, che offre ottime azioni a prezzi piuttosto bassi, non conviene entrare con percentuali di patrimonio più alte di quelle suggerite?la prego di scusarmi per le molte domande. Grazie per il tempo che mi ha dedicatoenrico martino

  22. Giuseppe Bertoncello in ha detto:

    Enrico,sulla sua prima domanda, le confermo che ha capito bene. In base a quali criteri scegliere? Il più semplice, suggerito da Greenblatt, è di scegliere nella parte alta della classifica. Aggiunga poi una buona diversificazione settoriale. Per capire i settori di appartenenza, vada sui siti dei mercati di appartenenza (che troverà anche tra i favoriti del mio blog) e cerchi i titoli di suo interesse: troverà una descrizione della società, il settore, dati fondamentali, grafici, etc. etc.Diversificare anche in America o no? Ho già risposto nei commenti a questo stesso post. Diversificare, in linea di principio, è sempre la cosa migliore da fare.Che dire di MPC Muenchmeyer? Non so, le sue perplessità sono giustificate. Inoltri la sua domanda a Finanze.net. Le risponderanno. Ci sono diverse spiegazioni possibili, alcune delle quali non comprometterebbero affatto l’affidabilità della classifica Top 100. Comunque, è inutile che io speculi sulle ragioni. Verifichi alla fonte.Non le farò esempi di società del Top 100 che non comprerei mai. Mi chiede un po’ troppo.Infine, vuole sapere se non sia il momento di entrare con forza sui mercati, ora che, a suo dire, ci sono ottime azioni a “prezzi piuttosto bassi”.La inviterei alla cautela. Nel complesso, i mercati azionari NON sono a buon prezzo. E mi riferisco a una stima fondamentale in cui nutro fiducia e che ho spesso citato in questo blog, e cioè quella che pubblica Andrew Smithers (il cui sito può di nuovo trovare tra i miei favoriti – quanto agli articoli dove lo cito, li può facilmente trovare facendo una ricerca nel mio blog col bottone di ricerca in alto a destra).Veniamo poi da diversi anni di grande sopravvalutazione dei mercati azionari. E la tendenza storica (che potrà vedere ben rappresentata nei grafici di Smithers) è stata che alle fasi di sopravvalutazione sono seguiti periodi di sottovalutazione.Quando cioè finiscono le sbornie di euforia, non si ritorna alla normalità ma si finisce, almeno per un po’, in depressione.Questo è accaduto in passato. Ovviamente non so se il passato si ripeterà. Ma c’è da essere cauti.Cordialmente,Giuseppe Bertoncello

  23. enrico in ha detto:

    Signor Bertoncello,per quanto riguarda il caso MPC Muenchmeyer, ho verificato alla fonte, scrivendo a finanze.net; questa la risposta:”Non so da dove derivi il quarto posto, noi non compiliamo una classifica all’interno dei cento. Con queste dinamiche di prezzo è probabile che titoli entrino ed escano spesso.” Il titolo è salito di circa il 7%, quindi direi che il rapporto u/p si è abbassato di molto: può essere una sufficiente spiegazione?lei scrive: “Per capire i settori di appartenenza, vada sui siti dei mercati di appartenenza (che troverà anche tra i favoriti del mio blog)”. Mi scusi, non riesco a trovare ciò che mi consiglia: mi indica per favore le link di riferimento?Lei scrive: “Non le farò esempi di società del Top 100 che non comprerei mai. Mi chiede un po’ troppo”. D’accordo, ho formulato male la domanda; riprovo: quali ulteriori riflessioni consiglia per decidere se acquistare o no una società ben posizionata in classifica?Lei scrive: “i mercati azionari NON sono a buon prezzo” ho letto il suo post del 1 ottobre scorso, ho visto il grafico di Smithers; purtroppo non sono un esperto, faccio molta fatica a capire. Comunque, se ho capito bene, alla sopravalutazione raggiunta nel 2000 dovrebbe seguire una sottovalutazione il cui picco negativo non è stato ancora raggiunto. Addirittura ne siamo lontanissimi, infatti “S&P 500 risulta oggi sopravvalutato dell’83% rispetto alla media di lungo periodo”. Se mi conferma che ho capito bene, allora è meglio stare fermi e aspettare momenti migliori (peggiori)? Oppure?enrico martino

  24. Giuseppe Bertoncello in ha detto:

    Enrico,io NON sono un consulente finanziario, e non faccio esplicite raccomandazioni d’investimento nè tanto meno consulenze individualizzate. Alle diverse persone che mi scrivono alla mia casella di posta, illustrando a volte anche in notevole dettaglio le loro esigenze finanziarie, rispondo in modi deludenti.Il mio blog ambisce certamente ad avere un valore educativo e a diffondere quella che penso possa essere una migliore cultura finanziaria. Ma si ferma qui: è il lavoro di un giornalista, quale io sono. Premesso questo, l’analisi di singoli titoli è un lavoro troppo di dettaglio per le ambizioni di questo blog – almeno per ora. Come vede, non ne parlo.Riguardo alla Formula Vincente, mi permetta di ripeterle che non ho idea di cosa sia accaduto al titolo MPC Muenchmeyer. La logica della Formula Vincente – e se ha letto con attenzione il libro di Greenblatt dovrebbe averlo capito – è di natura probabilistica. Può anche accadere che selezioni titoli che si rivelano essere un fiasco. Ma in media, se l’investitore diversifica le sue scommesse, formando portafogli di circa 30 titoli, ci azzecca finendo – nel medio-lungo periodo -per fare meglio del mercato.Riguardo ai siti dei mercati di appartenenza, mi riferisco – per i mercati europei – ai link Borsa Italiana, Deutsche Boerse, NYSE Euronext e London Stock Exchange nella sezione Dati & Mercati. Sempre lì può trovare anche i mercati americani e un’utile risorsa come il Yahoo! Stock Research Center, per la ricerca di titoli su molti mercati mondiali.Infine, quanto alle valutazioni del mercato, non so cosa faccia fatica a capire del mio post del primo ottobre. Ho scritto in più occasioni del corretto modo di utilizzare il multiplo P/E, tenendo conto della volatilità degli utili nel corso del ciclo economico. Nel lungo periodo gli utili hanno avuto la tendenza a crescere del 6%circa l’anno: un andamento molto stabile che può essere tracciato, più o meno, con una retta. Ma nel breve-medio periodo, gli utili accompagnano l’andamento ciclico dell’economia, percorrono insomma come delle sinusoidi, hanno degli alti (picco del ciclo) e bassi (recessioni).Normalizzare gli utili, come fa Smithers con il suo CAPE, vuol dire tenere conto dell’andamento della retta di lungo periodo e non lasciarsi abbagliare dagli alti e bassi di breve periodo. In pratica, siccome tra il 2006 e il 2007 gli utili hanno toccato, un po’ dovunque, un picco ciclico molto pronunciato (molto lontano dalla retta di lungo periodo), dovrebbe essere facile dedurne che sono destinati a scendere (come sta accadendo). Quando gli utili scendono, naturalmente, tende a espandersi il multiplo P/E. E una condizione di equilibrio viene ristabilita solo dal calo dei prezzi di mercato (e pure questo sta accadendo).Siamo dunque passati da una fase di espansione degli utili ed espansione dei prezzi, a una di contrazione degli utili e contrazione dei prezzi. Abbiamo raggiunto un punto di equilibrio? Il grafico di Smithers ci dice di no. Siamo ancora ben al di sopra della linea dello zero (il livello medio di lungo periodo). I mercati sono dunque ancora sopravvalutati.Non solo. Il grafico, com’è immediatamente evidente, mostra che a periodi di sopravvalutazione hanno fatto sistematicamente seguito periodi di sottovalutazione (la linea del CAPE scende sotto lo zero). Non è detto che questo si ripeta. Ma, fino a prova contraria, l’esperienza storica ci induce a ritenerlo probabile.CAPE, qualora non sia chiaro, significa semplicemente Cyclically Adjusted P/E, e cioè, in parole povere, un P/E che tiene conto dell’andamento ciclico degli utili. E’ l’unico modo davvero sensato di utilizzare il P/E quando si cerca di valutare il mercato.Spero sia ora un po’ più chiaro perchè dico che i mercati restano sopravvalutati. L’esperienza storica ci dice anche, come ho più volte scritto, che mercati azionari sopravvalutati finiscono, nel medio-lungo periodo, per dare rendimenti deludenti (inferiori cioè alla media storica, che è stata all’incirca del 10% annuo).Sul cosa le convenga fare, veda un po’ lei. Non sarò io a decidere per lei.Il mio scopo è di dare a una collettività di piccoli investitori degli strumenti utili per orientare le riflessioni e arrivare a decisioni migliori (che poi ognuno vedrà se prendere da sè o con l’assistenza di consulenti specializzati).Cordiali saluti,Giuseppe Bertoncello

  25. enrico in ha detto:

    signor Bertoncello,la ringrazio tanto per la disponibilità, le esaurienti e rapide risposte e la gentilezza con cui le ha fornite. Mi è stato molto utile, grazie ancora e buon lavoroenrico

  26. Pingback: La Formula di Greenblatt è vincente anche in Europa | l'Investitore Accorto

  27. Pingback: Strategie d’investimento con l’analisi fondamentale: Joel Greenblatt -- Analisi Fondamentale

  28. Leandro in ha detto:

    Egregio Sig. Bertoncello,
    Le vorrei porre delle domande tecniche sulla gestione del portafoglio suggerito da Greenblatt.

    Supponiamo che io voglia costruirmi un portafoglio di 30 titoli, investendo 30 mila €. Supponiamo che io acquisti 100 azioni a 10€ di un titolo vincente a gennaio 2008 spendendo 1000€.
    Se a gennaio 2009 il titolo vale 13€ ma non compare più nella lista vincente, io lo vendo e guadagno 300€ (ignorando per semplicità i costi di commissione).
    Domanda: cosa ci faccio con questi 300€? Li reinvesto tutti sul prossimo titolo vincente? Li reinvesto in parti uguali sui prossimi titoli vincenti (un trentesimo di 300€ per ogni titolo che acquisterò)? O cos’altro?

    Se invece a gennaio 2009 il titolo vale 8€ ma non compare più nella lista vincente, io lo vendo e perdo 200€ (ignorando i soliti costi).
    Domanda: quanto dovrò investire nel prossimo titolo? Gli 800 rimasti, i soliti 1000 o qualche altra frazione ponderata?

    La ringrazio anticipatamente della sua disponibilità. Le faccio anche i miei complimenti per il sito e la sua disponibilità.

    Auguri a Lei e a chi legge. Buon 2009.
    Cordiali saluti

  29. GIM in ha detto:

    Gent.mo Dott. Bertoncello, chi le scrive è lo stesso che qualche giorno fa Le aveva lasciato un commento (il N. 2) su “Il divergente ribasso dei mercati azionari”. Mi scuso per averlo postato andando fuori tema (visto che chiedevo del metodo Greenblatt). La ringrazio per la cortese risposta e rilancio dicendo che, tramite Directa, mi sto attivando per poter diversificare l’investimento azionario. Attualmente mi sono abilitato per acquistare su Xetra e Chi-X (in pratica: il mercato tedesco e quello delle blu chips francesi). Sto riflettendo se osare su quello americano (le commissioni sono non trascurabili – bene che vada 9$ e oltre ad operazione). Ritiene che investendo molto sul mercato tedesco, in parte sul francese e qualcosina sull’italiano il metodo greenblatt possa dare risultati positivi?

    Inoltre faccio mia la richiesta di LEANDRO (commento n. 28).

    Confidando in una Sua, come sempre, cortese e competente risposta Le invio cordiali saluti

    Grazie!

  30. Marco in ha detto:

    Buongiorno Dott. Bertoncello.

    Capisco l’impossibilità di rispondere ad ogni questione, ma io una domanda gliela voglio porre ugualmente, sperando nella Sua “compassione”…

    Volendo utilizzare la “Formula di Greenblatt” per investire sul mercato azionario A LUNGO TERMINE, e volendo investirci delle somme cospicue, immagino che si sia necessariamente “costretti” ad operare su titoli ad ALTA CAPITALIZZAZIONE, pena l’acquisto a prezzi poco convenienti.

    Ho però notato che nella classifica TOP 100 dei titoli mondiali sono ben pochi quelli europei (quotati in EURO) che hanno una capitalizzazione molto alta. Sono quasi tutti titoli americani (quotati in dollari).

    Esiste un’alternativa percorribile?

    La ringrazio.

    Marco

  31. Gent.le dott. Bertoncello,
    leggo da tempo con interesse il suo blog, che trovo corretto nella ricerca dell’evidenza e attento a indicare senza condizionare il giudizio ed evitando, comunque, neutralità di comodo. Ritengo necessario interessarmi direttamente a come investire i miei modesti risparmi e, da non competente, mi sono dedicato a letture abbastanza semplici come “Investire in Borsa” edito da Altroconsumo e “Il piccolo libro che batte il mercato azionario” di J. Greenblatt. Non vorrei importunarla con quesiti banali, ma nella veste di investitore sprovveduto mi permetto, se avrà mai il tempo di rispondermi, di porle due problemi solo apparentemente non correlati:
    1. Ho provato a testare le formule di Greenblatt prendendo i dati di bilancio da Reuters delle prime aziende americane nella classifica del sito FormulaVincente (p.es. Vaalco Energy, Pain Therapeutics, QLT) e raramente ottengo gli stessi risultati sia per il rapporto utili/prezzo [EBIT/,Capitalizzazione + Posizione finanziaria netta (= Cash and short term Investments + Total debt)], che per la redditività sul capitale. In particolare quest’ultima è sempre molto più bassa (peraltro vicina al ROA riportato da Reuters stessa o da altri siti finanziari). Per calcolarla al numeratore utilizzo l’EBIT e al denominatore la somma delle immobilizzazioni materiali e del capitale circolante netto, che calcolo nel modo seguente: total current assets – total current liabilities, oppure total equity + total non current liabilities – total non current assets. Dove sta l’errore? Forse dovrei utilizzare in entrambe le formule un EBIT normalizzato (che io calcolo togliendo all’EBITDA ammortamenti e deprezzamento) come sembra suggerito in un suo post? Anche così, però, i conti non tornano e i risultati non sono in accordo con FormulaVincente.
    2. In un altro suo post anche lei consiglia di utilizzare come strumento di investimento azionario gli ETF scegliendoli fra quelli, non ricordo bene l’aggettivazione, ma il senso era: meno sofisticati e più liquidi e distribuendoli in un paniere che contenga nella giusta proporzione titoli di differenti aree geografiche e small e large caps. Dove trovare per l’acquisto suggerimenti corretti e comprensibili a un non-addetto? Quale algoritmo seguire per decidere di vendere?
    Le domande che le pongo sono strettamente correlate: se individuata una strategia di investimento non si hanno a disposizione fonti più che affidabili di informazione o strumenti semplici per testarne la veridicità prima di utilizzarle, l’unica alternativa è affidarsi alla professionalità di altri.
    Cordiali saluti.

  32. Pingback: Portafoglio d’investimento 2009: Joel Greenblatt (Best Rank) -- Analisi Fondamentale

  33. andrea in ha detto:

    vorrei capire se ce una classifica di aziende euopee o italiane e dove le posso trovare il libro lo trovo molto interessante ma mi serve un po di aiuto grazie

  34. Leandro in ha detto:

    Andrea,
    ci sono due siti: http://www.finanze.net e http://www.formulainvesting.com che puoi utilizzare.
    Iscriviti e lì troverai le classifiche.

    Il primo sito è quello italiano.
    Buona fortuna

  35. Maurizio in ha detto:

    Per il Dr.Giuseppe Bertoncello

    Il mio Metodo batte sempre il Mercato: Distinti Saluti.

    Maurizio.

  36. Maurizio in ha detto:

    Sempre per il Dr. Giuseppe Bertoncello

    Se vuole mi può contattare in privato: Al mio Indirizzo E-mail per una nostra conoscenza.

    Colgo l’occasione per porgere gli Auguri di un felice Anno Nuovo.

  37. Pingback: Investimento non troppo rischioso

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