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Eureka! Ho una proposta di riforma elettorale

Stamani, mentre ero in bagno seduto sulla tazza, ho avuto un’idea. Stringevo tra le mani il libro di Massimo Salvadori, Italia divisa, la coscienza tormentata di una nazione. Ne fissavo la copertina, che riproduce, oltre al titolo travagliato ma stimolante, un dipinto di Felice Casorati: Donne chine sulle carte da gioco. Senza capire il perché (anche se ora mi è chiaro) ho cominciato a pensare al dibattito sulla riforma della legge elettorale, che impegna, da 15 anni e con risultati mostruosi, il tempo prezioso dei nostri politici. Ho pensato che non ci possiamo più permettere di buttare via così gli anni e i decenni, cercando risposte improbabili a problemi che il resto del mondo non considera più tali perché le soluzioni sono state trovate da tempo. Mi è venuto allora in mente (senza che lì per lì il nesso mi fosse evidente, anche se ora lo è) di fare una proposta attraverso il mio blog.

Eccola. Si prendano le tre o quattro leggi elettorali che funzionano bene nel mondo civile e che sono in qualche modo compatibili con quel che resta della nostra Costituzione. Le si copi tali quali, redigendo così dei progetti di legge elettorale “fotocopia” e inemendabili. Si organizzi un grande referendum popolare/lotteria di Capodanno, con biglietti abbinati a ognuno dei tre o quattro progetti di legge.

Agli italiani immagino che piacerà l’idea di affidare il destino del paese alla buona sorte più che alla loro scelta, o, peggio, a quella dei politici. Li allieterà inoltre la speranza di poterci guadagnare sopra. Le casse dello stato, sempre bisognose, ne beneficeranno. E sarà un modo per riavvicinare i cittadini al democratico ma logoro istituto del referendum (arricchito dall’eccitante variante della casualità)

Nella calza della Befana del 2008 troveremo una nuova legge elettorale. E questa volta funzionerà.

P.S.: l’idea forse piacerà anche a Giovanni Sartori, di cui ho cominciato a sfogliare, con grande godimento, la nuova edizione aggiornata del classico Democrazia, cosa è. Il capitolo undicesimo, Liberalismo democrazia e socialismo (quanto mai attuale per l’Italia) è introdotto da una citazione di un pensatore che amo molto, Bertrand Russell. Dice: “Come possiamo combinare assieme il grado di iniziativa individuale necessario al progresso con il grado di coesione sociale necessario alla sopravvivenza?”. Qui da noi, penso, con lo strumento del referendum/lotteria. E non nascondo un certo orgoglio per aver trovato la risposta a una domanda di un genio come Russell.

P.S. 2: qualche critico pignolo dirà che non è del tutto chiaro come funzioni, in pratica, il meccanismo del referendum/lotteria. La risposta è: non importa. Quel che conta è che si combinino assieme tre ingredienti: scelta individuale (anche soltanto di partecipare comprando i biglietti); casualità del risultato; incentivo (possibilmente irrazionale, com’è l’attesa improbabile di guadagnare in una lotteria, ignorando la certezza della perdita).

P.S. 3: sono uscito dal bagno con la piacevole sensazione di avere un corpo sano e una mente sana, capace di generare, al primo stimolo, idee utili alla collettività. La giornata è cominciata bene.

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