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Indicatori leading, qualche segnale incoraggiante

Gli indicatori anticipatori (leading indicators) sono uno degli strumenti migliori per interpretare l’evoluzione del ciclo economico. Ne ho parlato spesso e anche negli ultimi giorni, nel post Nouriel Roubini e la recessione americana.

In quell’articolo criticavo il noto economista della New York University per l’eccessivo pessimismo che sembra trasparire dai suoi recenti articoli, nei quali egli nega che ci siano – per lo meno negli Usa – reali segni di frenata nel peggioramento della congiuntura.

Alle tesi di Roubini ho ribattuto osservando come qualche segnale meno infausto sia emerso nelle ultime settimane dal Weekly Leading Index (WLI) dell’Ecri, un indicatore composito – che incorpora dati provenienti dall’economia reale, dai mercati finanziari e da sondaggi del sentiment.

Due ulteriori conferme alle mie osservazioni sono emerse negli ultimi giorni.

Il WLI, che è aggiornato ogni venerdì, è risalito nell’ultima settimana da 105,2 a 105,8, portandosi ai livelli più elevati dal 20 di febbraio. Il tasso annuo di crescita dell’indice, anche se resta pesantemente negativo – a indicare che la recessione non è certo finita – è rimbalzato dopo aver toccato il punto più basso a dicembre. L’interpretazione di Lakshman Achuthan, managing director dell’ECRI, è che “la crescita economica americana si stabilizzerà nei prossimi mesi.”

Un altro segnale relativamente incoraggiante è venuto giovedì dall’Index of Leading Economic Indicators (LEI) pubblicato dal Conference Board. A differenza del WLI, il LEI è rilevato solo mensilmente ed è dunque meno tempestivo. A febbraio l’indice è sceso dello 0,4% dopo essere risalito dello 0,1% a gennaio. Ci si chiederà: dov’è la buona notizia?

Ci aiuta a capirlo un grafico di Northern Trust, accompagnato dalla spiegazione che – in passato – il LEI ha dimostrato di essere meglio in grado di anticipare l’evoluzione del Pil se si utilizza il tasso di crescita annuo della media trimestrale dell’indice. Ecco il grafico, in cui il LEI – anticipato di un trimestre – viene messo a confronto con l’andamento del Pil americano dal 1960 a oggi.

Tre sono le osservazioni che mi sembrano rilevanti.

a) La correlazione tra LEI e Pil è molto elevata.
b) Il segnale offerto dal LEI è alquanto stabile: ci sono state due momentanee inversioni di rotta subito prima della recessione attuale e di quella del 1990; ma in genere, e in particolare a recessione inoltrata, quando il LEI cambia direzione non ritorna poi più sui suoi passi (le recessioni sono indicate dalle bande grigie).
c) Il LEI, in questo trimestre, sta invertendo direzione: come ci dice Northern Trust, dopo essere sceso del 4,0% annuo nel quarto trimestre del 2008, l’indice è sceso “solo” del 3,5% nella media dei primi due mesi del 2009. A livello grafico, ciò si traduce nel rimbalzo dal punto di massima inflessione dell’attuale ciclo, che risulta per ora poco accentuato ma comunque ben visibile.

Indicatori anticipatori e mercato azionario

Prima che qualche lettore faccia spallucce, come se io mi stessi inutilmente affaticando a divinare chissacchè da una lettura di foglie di tè, aggiungerò un altro grafico – tratto questa volta dal blog Capital Chronicle – che mette a confronto la variazione annua dell’S&P 500 con la variazione annua di un altro leading index dell’economia Usa, quello pubblicato dall’Ocse.

La metodologia con cui è realizzato l’indice dell’Ocse è simile a quella del LEI del Conference Board. I risultati non sono granché diversi, anche se il leading index dell’OCSE è meno utilizzato a causa della sua scarsa tempestività. Nel nostro caso – nel grafico – i dati si fermano a gennaio di quest’anno e si riferiscono non a medie trimestrali (come nel grafico del LEI di Northern Trust) ma alla puntuale variazione annua registrata di mese in mese a partire dal 1970.

Senza entrare troppo nei dettagli, farei le seguenti osservazioni:

a) la correlazione tra leading index e variazione annua dell’indice di Borsa americano non è elevata come quella tra leading index e Pil, ma è comunque significativa. La direzione di fondo è spesso la stessa, anche se il mercato azionario risulta molto più volatile.
b) Non è del tutto ovvio quale sia, tra S&P 500 e leading index, il vero indicatore anticipatore – anche se il primo, nel complesso, si fa preferire. Una semplice occhiata al grafico evidenzia infatti come i due si muovano talvolta in modo coincidente altre volte con un lievo anticipo del mercato azionario rispetto all’indicatore anticipatore del ciclo economico. Non c’è di che essere sorpresi. Il mercato azionario è una delle componenti del leading index, e – notoriamente – ne è una delle più sensibili. Sono i mercati, in genere, a scontare in anticipo l’evoluzione della congiuntura.

Un bear  market rally diverso dai precedenti

Arrivati a questo punto, possiamo tirare qualche sommaria conclusione. Già sappiamo che il mercato azionario ha imboccato la strada di un sostanzioso rimbalzo dai minimi toccati ai primi di marzo. L’osservazione degli indicatori leading cosa può aggiungere?

A mio avviso ci dà dei segnali di rinforzo, delle conferme. E’ presto per fare scommesse troppo impegnative sia sull’andamento del mercato che su quello di indicatori come il WLI dell’ECRI o il LEI del Conference Board. Ma il fatto che tutti e tre in questo momento stiano risalendo dai minimi non va sottostimato: è un fattore che rende di per sé più significativo l’attuale rally azionario in confronto ai bear market rally che l’hanno preceduto.

Rispetto alla grande volatilità del mercato azionario, l’andamento dei leading indicators – come abbiamo visto – è più stabile e affidabile. Quando invertono rotta, di solito non fanno bizze e non si voltano indietro. I falsi segnali sono poco frequenti.

Un apparente punto d’inflessione dei leading indicators è per ora appena accennato. Non ha grande forza ma potrebbe via via acquistarla anche in virtù dei rialzi del mercato azionario di queste settimane, che – se sostenuti – daranno a loro volta un contributo positivo ai leading indicators nelle settimane a venire.

I segnali, ripeto, sono tenui e di certezze – come spero sia ovvio – non ce ne sono. Ma gli investitori dovrebbero cominciare a contemplare l’ipotesi che l’iniziale inversione di tendenza dei leading indicators, più o meno contestuale al forte rimbalzo delle Borse dai minimi di inizio marzo, potrebbe anche aver già determinato il punto di massima inflessione – per questo ciclo, s’intende – tanto dei primi quanto delle seconde.

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56 pensieri su “Indicatori leading, qualche segnale incoraggiante

  1. sueggiù in ha detto:

    Sarebbe miope non prendere in considerazione il miglioramento degli indici illustrati nel post.
    Però stiamo pur sempre parlando di un bear market rally.
    I dubbi restano, ma nel frattempo possiamo impedire che i cattivi pensieri facciano un nido sopra la nostra testa… 🙂

  2. Sueggiù,

    sbaglio o sta facendo una citazione che ho già letto da qualche parte? 🙂

  3. Mik in ha detto:

    Ci tieni aggiornati sull’andamento del “LEI”? non c’è un link dove lo si può monitorare?

  4. troppidebiti in ha detto:

    Egregio Bertoncello lei ha acquistato azioni in novembre 2008 sp/mib 20000 punti oggi l’ sp/mib ha guadagnato i 15000

    lo rifarebbe o magari ha tralasciato qualcosa nelle sue analisi?

  5. sueggiù in ha detto:

    Dott. Bertoncello,
    ricordo che fosse un proverbio cinese.
    Ma forse lei intendeva dire “che ho già scritto da qualche parte….;)

  6. alex in ha detto:

    il rimbalzo tecnico che e’ partito il 10 marzo ha delimitato la fine della discesa con conseguente rintracciamento dai minimi di questa crisi,non si puo’ dire che sia finita la crisi ma di certo il peggio e’ alle spalle,certi supporti raggiunti faranno aumentare i volumi sui mercati portando una raffica di ottimismo ad effetto domino su tutti i mercati. voglio congratularmi con il dott. bertocello essendo il primo blog ad aver identificato tecnicamente i valori che indicano che il peggio di questa crisi e’ alle spalle.

  7. Gianni in ha detto:

    Mio nonno soffriva di crisi di asma. Erano di due tipi, c’erano le crisi passeggere, che duravano dieci minuti, l’aerosol risolveva tutto. Poi c’erano quelle più lunghe, ormai le inquadravamo dal primo insorgere, la consuetudine ci aveva fornito di terapie per alleviare la sofferenza, poche volte l’attacco regrediva a benigno, più spesso chiamavamo il dottore.
    Lui veniva quasi subito, eravamo vicini di casa, una breve visita, una terapia d’urgenza un pò più forte di quella che avevamo a nostra disposizione. Poi la solita ricetta, punture piuttosto forti, si chiamava la Beppina che le punture come lei non le faceva nessuno, dopo due giorni nonno Mario respirava bene, la cura continuava fino al quarto/quinto giorno.
    Quel giorno di primavera sembrava il solito attacco. Il dottore venne, andò via rassicurandoci come al solito, ma quella volta la Beppina non fece in tempo a fare neanche la prima puntura.

  8. Fabris in ha detto:

    Le ragioni che mi spingono a vedere il recupero in atto come un bel rally, ma pur sempre inserito in un bear non ancora concluso sono diverse, di tipo tecnico e di tipo fondamentale, tra cui ne cito solo alcune:

    – la forza del rimbalzo è coerente con la forza del precedente ribasso: a panico segue euforia
    – i mercati sono ancora molto sotto le medie mobili di lungo termine, che di solito indicano con precisione il vero cambio di tendenza
    – la crisi finanziaria è lontanissima dall’esser solo scalfita: anche il piano annunciato oggi si dimentica di dire una cosa essenziale, ovvero il prezzo di acquisto dei toxic assets e su chi ricadranno le losses connesse
    – il bear della crisi finanziaria e reale più severa di sempre, ’29 escluso (finora), non può durare meno del bear connesso a recessioni ben meno intense
    – l’arrivo delle prime trimestrali dell’anno è vicino e porterà più cattive che buone notizie
    – in azione in questi giorni vi sono esclusivamente speculatori e grossi ricoperture
    – gli utili aziendali sono ancora in caduta libera
    – il mercato immobiliare è ancora in discesa libera
    – la leva finanziaria sistemica è stata ridotta ancora troppo poco
    – lo stile di vita degli americani è definitivamente mutato
    – i rischi di forti crisi valutarie, a partire dal dollaro, sono tutto tranne che bassi
    – le politiche espansive annunciate ancora devono esser per la maggior parte implementate
    – la disoccupazione supererà, anche se non di molto, il 10% negli usa

    Per cui resto calmo a godermi questo sucker’s rally.

  9. Gentile troppidebiti (4),

    per essere più precisi io ho cominciato ad accumulare azioni (che avevo quasi interamente liquidato tra la fine del 2006 e i primi mesi del 2007) attorno ai minimi di ottobre, ho poi comperato verso la fine di novembre, e ho di nuovo comperato all’inizio della seconda settimana di questo mese – nei giorni in cui scrivevo il mio post sugli eccessi di sentiment negativo come indicatore contrario.

    Sono stato nel complesso fortunato perchè ho azzeccato, più o meno, i minimi di ottobre, novembre e marzo. Ho scritto più volte che avrei accumulato gradualmente nei momenti di massimo pessimismo, senza inseguire i rimbalzi – e così ho fatto.

    Ho investito in un portafoglio di titoli selezionati in base ai tipici criteri di un value investor.

    Ho aggiunto ulteriore diversificazione acquistando anche qualche Etf, assegnando in questo caso un certo sovrappeso ai mercati emergenti, in particolare quelli dell’estremo oriente.

    Lei mi cita, come benchmark, l’S&P/Mib – e non è il primo.

    La cosa, sinceramente, un po’ mi stupisce. Io consiglio sempre di diversificare ampiamente. Inoltre, nei commenti, ho qualche volta sconsigliato – nei mesi scorsi – l’acquisto di titoli finanziari – di cui il mercato italiano è zeppo e dai quali io, seguendo quanto raccomando agli altri, mi sono sinora tenuto alla larga.

    Quel che voglio dire è che l’S&P/Mib non è affatto il giusto benchmark per il mio portafoglio. In questi mesi ho acquistato un unico titolo italiano, nel settore energetico (non mi chieda di essere troppo specifico: non voglio imitatori e non faccio consulenze; il blog è un luogo di formazione ma niente di più).

    Qual è dunque il risultato, per quanto mi riguarda? Il mio portafoglio è sostanzialmente in pareggio. Per ora non ho, insomma, motivi per lamentarmi. La mia strategia resta invariata. Non sto più comperando (aspetto il prossimo tonfo, se ci sarà), e i consuntivi veri li farò (se ci sarò, se no li faranno i miei figli) tra diversi anni.

    Cordiali saluti,

    Giuseppe B.

  10. Daniele in ha detto:

    Buongiorno a tutti
    anzitutto mi complimento ancora una volta con il dott. Bertoncello, perchè ha avuto ed ha il coraggio di esporre una propria ragionata strategia. Chi ci mette la propria faccia e chi si manifesta rischia del suo e va apprezzato. Questo indipendentemente dai risultati, che tra l’altro non parebbero disprezzabili in questi tempi di tempesta. E’ troppo facile giudicare con il senno di poi, del quale sono pieni i fossi, come dice il proverbio.

    Per il resto vorrei davvero poter essere d’accordo con il titolare del blog. Sarei molto più tranquillo. Putroppo prevalgono in me altre considerazioni che mi fanno propendere per uno scenario del tutto negativo. E’ chiaramente in atto uno sforzo ciclopico in vista delle chiusure trimetrali e del prossimo G20 per “portare su” l’equity. In questo senso va bene tutto, pur di fare apparire meno mostruosi i conti dei fondi pensione USA che si sono mangiati gran parte del capitale dei prossimi pensionati. Per di più quelli che si erano messi short a gennaio/febbraio si sono coperti, chiudendo le operazioni al ribasso.
    Non vorrei davvero indovinare, ma penso che dal 5/10 aprile l’ottovolonte rimprenderà a funzionare…. il livello indicato da molti analisti è un S&P500 a 580/600 per la tarda primavera.
    Non è che non creda alle analisi fatte nel blog. Gli elementi favorevoli evocati dal dott. Bertoncello esistono, ma (naturalmente secondo la mia personale opinione, per quel che vale) ne sono presenti altri di segno opposto e di peso assai prevalente. In sintesi:
    a) l’annuncio di continue monetizzazioni del debito e delle continue iniezioni di liquidità artificilmente create per sostenere la situazione delle banche e delle continue perdite generate dal sistema dei derivati OTC;
    b) la conseguente crescita ormai fuori controllo del deficit federale, tenuto conto delle ulteriori componenti destinate ad aggravarlo in maniera palese nei prossimi mesi, vale a dire 1) la caduta degli introiti per le tasse, 2) la caduta del GDP che di fatto equivale ad un incremento di incidenza percentuale del debito;
    c) l’andamento del tasso di disoccupazione in aumento tendenziale;
    d) l’andamento delle insolvenze, che ha iniziato a manifestarsi in comparti quali alt-A, jumbo mortgage (non semplicemente subprime);
    Cosa sarà delle trimestrali che verranno disvelate ad aprile? e delle previsioni per il futuro? Siamo convinti che vedano earnings in crescita?

    Può essere semplicistico, ma va detto a chiare lettere che il sistema USA, purtroppo, è un sistema fondato sul debito. Questo sistema è durato molto tempo e si è retto su un congegno mondiale di flussi che si sono bloccati o stanno per bloccasi. Questo sistema si è rotto, mi pare, definitivamente e non ha davvero senso l’azione di mantenerlo artificialmente in vita. Come si fa a dire a gente superindebitata che devono continuare a consumare ancora… Il mito dell’eroico consumatore americano.
    Effettivamente si può anche provare compassione per la bulimia psicologica del consumatore compulsivo che si inguaia, munito di una mitragliata di carte di credito, rigorosamente “a sbalzo”…
    E’ ora di cambiare musica. Per ora la cosa non è ancora di pubblico dominio, ma la consapevolezza aumento giorno per giorno in maniera esponenziale. Il prossimo “giro di valzer” in questo senso servirà…
    Un saluto a tutti
    Daniele

  11. Fabris in ha detto:

    Condivido la strategia del dott. Bertoncello, nella misura in cui è la migliore possibile per investitori non dotati di insider-informations, impostati sempre e solo long sui mercati, non desiderosi o capaci di fare trading e soprattutto disposti ad aspettare, anche molto tempo. Avrei soltanto impostato, al posto suo, il timing diversamente, iniziando ad accumulare solo sotto 700 di S&P (una barriera troppo fragile per resistere sin dal lontano ottobre 2008), per poi incrementare in occasione dei successivi momenti di panico. Ad ottobre 2008 il mercato finanziario mondiale è stato ad un millimetro dall’infarto miocardico. E già allora si poteva escludere con certezza che i mercati sarebbero scesi meno del 50% dai massimi.

  12. Alessandro in ha detto:

    L’insostenibile leggerezza del… Sole.

    Gentile Bertoncello, vorrei segnalarle un articolo apparso lunedi 23 marzo sul Sole 24 Ore a pag. 22 intitolato “Borse e mattone, recupero a rilento”, sottotitolo “Il Dow potrebbe impiegare dai 4 ai 14 anni per tornare al top del 2007”, per sottolineare come la stampa, anche la più qualificata, si perda spesso in chiacchere inutili e n aria fritta che lasciano il tempo che trovano. Mi dica lei che senso ha un intervento del genere, qualunquista e impreciso, come se tra 4 e 14 anni la differenza fosse un batter di ciglia e non un bel decennio tondo tondo! Onestamente preferisco leggere l suo blog piuttosto che farmi propinare simili idiozie, per giunta a pagamento. E pi, per nn saper nè leggere nè scrivere, una “profezia” del genere la potrebbe fare anche mia nipotina di 8 anni, che gioca con le bambole.

  13. Alessandro in ha detto:

    Girando quà e là leggo nomi come “sonorovinato” – “troppidebiti” ecc. ecc. che dire… i latini dicevano “In nomen omen” quindi fate un po’ voi. Poi per Daniele 10 (cito: Non vorrei davvero indovinare, ma penso che dal 5/10 aprile l’ottovolonte riprenderà a funzionare… il livello indicato da molti analisti è un S&P500 a 580/600 per la tarda primavera) – mi complimento per l’analisi dettagliata ma ribadisco il mio concetto (mutuato da S. Gaziano autore di “Bella la Borsa peccato quando scende”) e cioè “chi fa previsioni avvelena anche te, digli di smettere”.

  14. Fabris in ha detto:

    Alessandro, hai detto bene riguardo a questo blog: è fatto molto bene, gli articoli sono chiari, esaustivi e professionali, migliori della media di molti giornali a carattere economico-finanziario, che spesso pullulano di analisti da 4 soldi. Ti consiglio però di leggere sul Sole gli articoli delle prime pagine…in genere nelle ultime si concentra “la feccia” dell’analisi economica. Non sempre, ma quasi.

  15. troppidebiti in ha detto:

    Egregio Bertoncello, lei conferma ancora una volta il suo approccio “value”.

    L’ s&p/mib è composto da 40 titoli di cui solo 28 non finanziari e tra questi parmalat, cir, prysmian ed altre prelibatezze che un investitore “accorto” non credo sceglierebbe (posso sempre sbagliarmi) rimane quindi ben poco da selezionare (eni snam ?) e non sto ad insegnare a lei il pericolo di una scarsa diversificazione.

    Lei forse inserisce nel suo portafoglio anche titoli del mibtel, ma ciò non mi è dato sapere.

    Per quanto riguarda l’ analisi fondamentale le migliori aziende hanno un roe (medio nel lungo periodo) del 10% (ad essere molto generosi), ora mi risulta difficile comprendere come potrebbero portare avanti la gestione se il mercato dei debiti richiede loro un prezzo per il rischio (8% 9% sempre ad essere generosi) che dopo la crisi lehman è di molto aumentato.

    Poche aziende hanno flussi di cassa che consentono un buon autofinanziamento:con margini così risicati risulta più conveniente chiudere baracca.

    Rispondo ad Alessandro che fa della facile ironia sul mio nick: mi imbarazza riscontrare la scarsa comprensione che si ha di questa crisi che è nata essenzialmente a causa dei debiti (non sono io quello che ha troppidebiti…ma l’ economia) del resto anche i libri delle elementari (bimbi guardate loro si indebitano e consumano ma un giorno potrebbero…) riportano la pericolosa tendenza degli americani ad “indebitarsi” (islanda docet)

    Il sunto del mio intervento precedente era comunque questo: non credo che l’ apice della crisi sia stato ancora toccato.

    Complimenti per il suo blog e un saluto a gianni

  16. Vinello in ha detto:

    Troppidebiti, il Dottor Bertoncello in passato ha scritto varie volte di diversificazione all’estero.

  17. San Siro in ha detto:

    Segnalo un articolo su un seminario di Roubini apparso ieri, mi pare, su Il Sole 24 Ore (lo trovate nella rubrica macroeconomia di finanzaonline.com) e un articolo di Alfonso Tuor (che trovate sul sito wallstreetitalia.com, con riferimento alla bocciatura da parte di Krugman del nuovo piano da 1 trilione).
    Se hanno ragione Roubini e Tuor, il percorso di uscita dalla crisi è ancora lungo e quindi difficilmente questo rialzo si stabilizzerà.
    Se fosse quello buono, ciò implicherebbe una ripresa dell’economia già a ottobre, cosa che appare improbabile. E non so se i segnali che il peggioramento rallenta sia sufficienta a far tornare la fiducia.

  18. Valter Campagnolo in ha detto:

    Ho avuto modo di sentire separatamente in questi giorni tre qualificati gestori esteri, dei veri re del loro ramo.
    Brevemente, nell’azionario tutti e tre si dichiarano abbastanza pessimisti sul breve. Reputano il presente un bear m. rally, spinto dall’emotività dei piani USA, che si chiuderà entro poco sulla spinta dei dati macro disastrosi e delle trimestrali di ormai prossima uscita.
    Al contrario si dimostrano confidenti sui bond societari, mostrando che il mercato è stato travolto da vendite forzose.
    Mi sembra che dette previsioni siano oltremodo poco affidabili, perchè non si capisce, alla lunga naturalmente, come il bond emesso da una società sia meno rischioso della rispettiva azione. Cioè, è contro la logica ritenere che l’appetito al rischio di chi compera una obbligazione, divenuta nei prezzi carta straccia, non si rifletta anche nell’azione. In fin dei conti la società pgherà alla scadenza solo se farà utili.
    Io, da parte mia, noto che un piccolo indice, il Fed di Richmond, appena uscito, era atteso a – 51 e ha segnato – 20.
    Un altro piccolo tassello a favore di chi ritiene che lo sprofondamento del’economia sta rallentando.

  19. Nicola in ha detto:

    Salve troppidebiti (15)!
    Credo che anche non volendo investire su titoli esteri, in Italia al momento ci sono diverse societa’ che, nonostante la crisi, riescono a mantenere alti standard di redditivita’ e bassi livelli di indebitamento, e che quotano ad un prezzo ragionevole.

    Restringere il target ai titoli dell’S&P Mib non mi sembra molto saggio..

    Inoltre, se Lei prende il ROE come parametro “principe” (specie se pone una soglia numerica come limite di ingresso), essendo in atto, a causa della crisi, una riduzione degli utili netti piu’ che fisiologica, credo che cio’ la possa portare fuori strada e che sia piu’ saggio considerare quanto il ROE di un’azienda sia piu’ alto rispetto alla media del suo settore ed in ogni caso non trascurare gli altri aspetti del business.

    In bocca al lupo

    Nicola

  20. Fabris in ha detto:

    Ragazzi, ragionate con me; come può funzionare un piano di acquisto di toxic assets, il cui elemento cardine – il prezzo – non è stato divulgato per una semplice ragione di oggettiva impossibilità: se li paghi poco fai fallire le banche, se li paghi troppo stai dicendo ai contribuenti che dovranno pagare miliardi e miliardi di tasse in più nei prossimi anni per pagare i bonus a Merrill e AIG. Questo rimbalzo è pura emotività/speculazione. Appena arriva la prima notizia negativa la fragilità su cui si basa verrà di colpo meno.
    Sbaglio secondo voi?

  21. Gentile Daniele (10),

    c’è troppo debito nei bilanci delle famiglie americane? E’ evidente che c’è. Se non ne parlo è perchè ne ho scritto a suo tempo come di una grave minaccia e perchè tutti ora ne sono consapevoli. E se tutti lo sanno, questo non è più un fattore che può condizionare più di tanto i mercati.

    Nel mio blog ho dedicato diversi post, soprattutto nel 2007, ad analizzare i prodromi – eccessivo indebitamento, bolla immobiliare, bolla del credito, finanza creativa – di quella che allora mi sembrava un’imminente crisi finanziaria.

    Ho avuto ragione e se ho potuto superare indenne, anzi con profitto, il bear market sviluppatosi tra il 2007 e l’autunno del 2008 è stato per questo. Il mio portafoglio, dalla metà del 2007 fino alla prima decade di ottobre del 2008, è stato short perchè mi aspettavo un tracollo. I miei post, per chi li vuole leggere, sono lì.

    Il problema, ora, qual è? E’, per un investitore, quello di sempre, e cioè il fatto che bisogna guardare avanti. Non è con lo sguardo fisso sul recente passato, o con l’ossessione per fatti che sono ormai noti a tutti e pienamente scontati dal mercato, che un investitore può pensare di avere successo.

    Molti dei fattori che lei cita – le cattive trimestrali che verranno, le insolvenze in aumento, la disoccupazione che cresce – sono stranoti al mercato. Perchè mai, se no, l’S&P 500 sarebbe sceso fino a 666 punti? Siamo in una profonda recessione, e in una recessione il picco dei fallimenti e della disoccupazione si raggiunge verso la fine. Molti sanno che questo picco deve ancora arrivare. Il mercato l’ha già in larga misura scontato.

    Per capire dove andranno i mercati, insomma, dobbiamo guardare altrove, dobbiamo guardare avanti e cercare di intuire dove si celano le opportunità o le minacce che non sono ancora evidenti ai più.

    Se il tono dei miei post, negli ultimi mesi, è parso a molti lettori stranamente ottimistico, penso sia per questo. Ho via via pensato che il “non visto” e il “non scontato” – soprattutto in un orizzonte di lungo periodo – si celasse in una direzione contraria al catastrofismo dominante.

    Le darò un ulteriore esempio, che traggo dal suo commento. Lei descrive gli Usa come “un sistema fondato sul debito.” Ma per me questa è, se mi permette, una visione deformata e quasi, direi, caricaturale.

    Gli Usa sono un sistema prima di tutto basato – da molti decenni e tuttora – sulla leadership scientifica e tecnologica, sulla straordinaria capacità d’innovazione, sulla flessibilità della struttura economica e sul forte radicamento di una civiltà politica liberal-democratica.

    In tutti questi campi, che sono ben più fondamentali della sbornia di debito fatta negli ultimi anni, gli Usa conservano il loro ruolo guida. E sono tutti questi fattori che mi rendono in un ultima istanza ottimista sul fatto che la sbornia di debito – che c’è ed è stata frutto di ingiustificata euforia e di molti gravi errori – sarà alla fine superata.

    Cordiali saluti,

    Giuseppe B.

    P.S.: io non so cosa farà il mercato nei prossimi mesi anche se sono convinto che in un orizzonte di anni tornerà a salire. Mi aspetto, però, che la crisi si trascini per un bel po’. Uno scenario che mi intriga a livello di mera congettura (su cui non scommetto i miei soldi), è che per qualche anno si susseguano bull market e bear market ciclici di durata relativamente breve (un po’ come nel Giappone della metà degli anni ’90).

    Un invito che comunque mi sento di farle è di non dare peso ai “target” di mercato che molti citano. Lei fa riferimento a quota 580/600 per l’S&P 500 in tarda primavera. Lo ignori o, al limite, ne tragga piuttosto indicazioni contrarie. Mi fa ricordare che per buona parte del 2008 il target del bear market che tutti menzionavano era quota 1070. Fu perforato in un batter d’occhio e nessuno più ne ha parlato. E’ nella natura del mercato smentire le attese di consenso.

  22. Pier in ha detto:

    Bertoncello,

    Prima di tutto, la stimo molto e leggo sempre il suo blog.
    In ogni caso da qui e durante i prossimi 10 anni ci saranno molte altre occasioni durante le quali si potranno constatare “segnali incoraggianti”. Per poi ricadere, ovviamente. Concordo con lei sulla similitudine con il Giappone anni ’90, 2000, 2010…
    Per questo l’esercizio di “chase the bottom” è inutile. Le borse, pur tra alti e bassi, continueranno a scendere nei prossimi…quinquenni!

  23. Per 17 San Siro- Permettimi di dire che il signor Tuor lo seguo da tempo e a mio modesto parere è il Re dei gufi e menagrami, e al suo cospetto Roubini è un barzellettiere… ho detto tutto. Tu leggilo bene e facci caso. Mi spiace scrivere sempre in termini di ottimisti e gufi, ma sono convinto che il futuro è nelle mani di qualcuno o qualcosa al di sopra di tutti noi e pertanto chiunque si azzardi in previsioni lascia il tempo che trova.

  24. BRUNO in ha detto:

    E intanto zitto zitto l’indice MSCI Emerging Market ha rotto al rialzo un indicatore (personale) di medio periodo e io…. mi adeguo!

    Saluti

  25. Alessandro in ha detto:

    Per 22 Pier – Anche per te e per le tue “ottimistiche” attese future (cito Le borse, pur tra alti e bassi, continueranno a scendere nei prossimi…quinquenni) vale la regola aurea… “Chi fa previsioni avvelena anche te, digli di smettere”.

  26. Fabris in ha detto:

    Alessandro, ti faccio una previsione che sicuramente non può avvelenarti, in quanto si avvererà con certezza matematica: nei prossimi anni i mercati hanno il 50% di probabilità di salire, ed il 50% di scendere, rispetto ai livelli di ora. Seguila, e diventerai milionario in pochissimo tempo.
    Suggeriscila anche a S.Gaziano, che magari ne trae spunto per fare un altro manuale di alta finanza.

  27. Alessandro in ha detto:

    Io ho letto il libro di Gaziano e mi è sembrato un buon libro, scritto da una persona equilibrata e onesta. Magari mi sbaglio, però questa è la mia sensazione. La tua previsione è certamente “valida”, ne terrò conto.
    Se comuque Gaziano non vi garba, ecco per voi una frase del celebre J. K. Galbraith, assai più “titolato”, il quale disse: “La sventura attende particolarmente e personalmente coloro che presumono di conoscere per rivelazione il futuro”

  28. Vinello in ha detto:

    Alessandro, ci deve essere una incomprensione.
    Leggere sulla palla di vetro il futuro, credervi ciecamente e dettarlo a gli altri è sicuramente poco sensato.

    Prendere i dati che si hanno, analizzarli e tirarne fuori una previsione è qualcosa che fa parte del metodo scientifico. Non vi si crede per partito preso, ma almeno lo si tiene in considerazione per quando vi saranno segnali meno discutibili. Se i dati e l’esperienza in possesso son poco significativi è chiaro che se ne dovrà tener conto quandi si fa l’investimento.
    Conosco due modi per fare una “scoperta” scientifica: prendere prima i dati e poi dare l’interpretazione da verificare oppure dare una possibile spiegazione da verificare poi con i dati.
    Dal passaggio dei “dati scientifici” all’investimento si terrà conto del fatto che non si son scoperte leggi di natura (a parte quelle in campo psicologico e quelle in campo matematico).
    Essere completamente sprovvisti di una o più visioni per il futuro mi pare poco responsabile, lo stare in borsa rischia di ridursi ad un giro di roulette e allora non si parla più di investimento. Rigettare qualsiasi idea perché “avvelena” ottiene come risultato quello di restare senza idee e inaridire.

  29. Fabris in ha detto:

    Alessandro scherzavo, anche ad un (solo apparente)pessimista come me piace fare un pò di ironia. Io correggerei S. Gaziano in questo modo “Chi fa previsioni stupide avvelena anche te, digli di smettere”. Tutto qua. D’altra parte pre-vedere significa intuire prima degli altri. E sicuramente non è una dote molto comune tra gli esseri umani.

  30. Pier in ha detto:

    Alessandro,

    Vorrei precisare: non ho la minima idea di cosa faranno i mercati domani, dopodomani, tra una settimana, un mese o un anno. Ma nei prossimi anni si, perchè senza *crescita* economica l’unica strada è la discesa. Come insegna Bertoncello, abbiamo l’unica possibilità di guardare alla storia. Questa ROBA è accaduta solo due volte. Per quanto riguarda la prima, fini’ con una guerra. Per la seconda, invece, dopo vent’anni stiamo ancora aspettando che finisca. Sono ottimista di natura. Scrivi come uno che aspetta di vedere ritornare miracolosamente i suoi investimenti tossici al livello di acquisto.

  31. Mi fa piacere di aver scatenato una discussione…
    Vinello: il tuo ragionamento è corretto per quelle che giustamente definisci scoperte scientifiche, ma il fatto è (e Bertoncello mi corregga se sbaglio) che i mercati finanziari di scientifico non hanno un bel niente, essendo per definizione spesso umorali, irrazionali e dunque soggetti a comportamenti umani, cioè assai fallibili.

    Fabris: immaginavo l’ironia e credimi ne abbiamo tutti un gran bisogno dopo le batoste dolorisissime. Per quanto riguarda la pre-visione, a mio modesto avviso è qualcosa di molto diverso dall’intuizione. Quest’ultima è appannaggio di pochi eletti, dotati di rare qualità. La prima invece è spesso usata da maghi, maghetti e ciarlatani vari. Dunque, meglio intuire che prevedere (in quel senso intendevo io, e credo anche Gaziano).

    Pier: chiaro che nessuno (io meno di tutti) ha idea di cosa faranno i mercati domani. Avanzo solo qualche ragionevole dubbio sul fatto che la Storia sia l’unico termine di paragone. E se questo nostro presente fosse diverso? Se fossimo davanti a qualcosa di nuovo? Chi può dirlo? Questo il senso del mio ragionamento. Perciò sono critico con chi usa grafici e formule relative ad avvenimenti passati, che si chiami Roubini o San Pietro. Per la cronaca, purtroppo non mi aspetto ritorni miracolosi e non ho mai investito in nulla di tossico, bensì in un banalissimo fondo azionario italiano di una ben nota banca nostrana.

  32. Gentile Pier (30),

    lei mi cita. Ma io non ho mai scritto che “questa ROBA”, come dice lei, ossia una crisi finanziaria, sia accaduta “solo due volte.”

    Io, che non sono un maestro di storia econonomica, ho nel blog a mia volta citato uno studioso come Charles Kindleberger, che di gravi crisi finanziarie ne ha catalogato almeno una quarantina negli ultimi 400 anni.

    “Queste ROBE”, insomma, nella storia dell’economia capitalistica sono accadute con impressionante sistematicità, in media ogni 10 anni.

    L’economia capitalistica è un’economia finanziaria, centrata sul ruolo delle banche come collettrici di risparmio e allocatrici di capitali. E’ un’economia che opera strutturalmente con una leva finanziaria a cui dobbiamo, in buona misura, i grandi progressi nel tenore di vita di questi ultimi secoli di storia umana.

    Senza accumulazione e allocazione di capitali a progetti rischiosi ma potenzialmente redditizi non ci sarebbe stato progresso, o ci sarebbe stato a quel passo di lumaca che caratterizzò le epoche pre-capitalistiche.

    Purtroppo, la grande invenzione della banca e della leva finanziaria si presta abbastanza di frequente a usi distorti ed eccessivi – tipicamente quando periodi di pace, benessere, prosperità e nuovi esaltanti progressi inducono delle intere collettività a nutrire speranze eccessive per il futuro e ad abbandonarsi a stati di ingiustificata euforia.

    E’ quanto è successo negli ultimi anni, in particolare in America. Ora ne stiamo scontando un po’ tutti le conseguenze. Ma queste esperienze, insisto, si sono ripetute con impressionante regolarità negli ultimi secoli di storia umana.

    Cordiali saluti,

    Giuseppe B.

  33. MarcoDC in ha detto:

    Ciao.
    Leggo nell’articolo del dott. Bertoncello

    “rende di per sé più significativo l’attuale rally azionario in confronto ai bear market rally che l’hanno preceduto”.

    Leggo poi in diversi post

    “Però stiamo pur sempre parlando di un bear market rally”
    “Le ragioni che mi spingono a vedere il recupero in atto come un bel rally, ma pur sempre inserito in un bear non ancora concluso sono diverse”

    Eccetera.

    Talvolta, chi ha scritto, ha motivato la sua visione di un rally come bear market rally, altre volte meno. In genere mi piacerebbe sapere dai lettori di questo blog :

    Secondo quali criteri generali, su quali presupposti e quali considerazioni fate per capire che un rally è un “bear market rally” e non un rally che segni l’inizio di una svolta nel trend. Cioè, quando un rally vi sembra da bear e quando invece, seppur inserito in un bear market come quello attuale, vi sembra un rally di svolta del trend ?

    Grazie a chi vorrà rispondere a questa mia “curiosità”.

  34. Pier in ha detto:

    Bertoncello,

    Sono onorato di leggere un commento in risposta direttamente da lei. A parte i 400 anni (sarà d’accordo con me che il mondo è troppo cambiato per poter procedere a paragoni), possiamo rivolgerci – se vogliamo considerare gli attori e le forze in campo oltre alle cause e CONSEGUENZE già visibili – solo ai casi del ’29 e del Giappone. E non credo di essere il solo, anzi: le autorità monetarie (Bernanke?), gli analisti e gli economisti che ci guidano in queste acque fanno continuo riferimento a questi due casi, spesso per giustificare le loro mosse o piuttosto per, come direbbe il nostro Silvio, “infondere fiducia” e spiegarci il perchè questa volta sarà diverso. A questi due casi possiamo fare riferimento e pur sapendo che gli sbocchi potranno essere drammaticamente peggiori. Mai sentito parlare di “Estremistan”?

  35. Pier in ha detto:

    alex27(31),

    “non ho mai investito in nulla di tossico, bensì in un banalissimo fondo azionario italiano di una ben nota banca nostrana”

    E’ un ossimoro. Appunto, tutto tossico. Con rispetto.

  36. Vinello in ha detto:

    Alessandro, quando scrivo “Dal passaggio dei “dati scientifici” all’investimento si terrà conto del fatto che non si son scoperte leggi di natura (a parte quelle in campo psicologico e quelle in campo matematico)” intendo propri esprimere l’opinione che non credo si conoscano, o non conosco, un insieme di leggi scientifiche per le quali si sa con una certa esattezza l’andamento del mercato.
    Intendo però sottolineare l’utilità del cercare di interpretare i fenomeni. Nelle scienze può portare ad una nuova scoperta, nei mercati finanziari può dare indicazioni per ridurre le possibilità di farsi cogliere di sorpresa.
    Oltretutto dalle motivazioni di certe previsioni si possono trarre insegnamenti.

  37. BRUNO in ha detto:

    X MarcoDC(33)

    Non prendertela ma continui a fare e farti domande inutili.. Nessuno può sapere se questo è un bear market rally o l’inizio di una inversione di tendenza, in quanto sia l’assertore del primo che del secondo evento l’avrebbe esprapolata da dati passati. Personalmente credo che questo rally sia più “legato alla cabala” che una inversione del trend e la congettura nasce dal fatto che la precedente svolta dei mercati ebbe inizio all’incirca il 10 marzo 2003. Detto questo ennesimo punto di vista, da trend follower convinto quale sono, il problema non esiste e come scritto nel post 24 poichè i mercati emergenti globali hanno rotto al rialzo un indicatore di medio periodo sono entrato in posizione. Sarà un falso segnale? Pazienza, più del 5% della puntata non ci lascio. Se imposti quantomeno regole di money management ( che sono la cosa più importante che dovrebbe fare qualsiasi investitore) il resto diventa più “leggero”…

    Saluti

  38. Fabris in ha detto:

    MarcoDC, io credo di aver argomentato abbastanza bene il mio credo nel bear market rally.
    Questa crisi è complessa e all’appello potrebbero mancare ancora bruttissime sorprese..utili ancora peggiori di quanto già previsto, crisi valutarie etc…
    Non sono così sicuro come il dott. Bertoncello sul fatto che il mercato abbia già scontato “tutti i mali” connessi all’eccesso di leva sistemico.
    La battaglia che stanno sostenendo la FED e il Tesoro in questi giorni è di tipo puramente psicologico perchè sanno che se il livello di pessimismo non demorde le loro armi, convenzionali e non, non possono sortire alcun effetto. E si fa la fine come o peggio del Giappone. Il piano varato da Geithner è sbagliato. Non risolve il problema alla radice, ma anzi favorisce la creazione di nuovi hedge funds iperlevereggiati, che finiscono per stra-guadagnare coi soldi dei contribuenti. Le banche vanno nazionalizzate temporaneamente, pulite e quindi riprivatizzate. La Svezia al riguardo insegna. Ma Obama e Geithner non vogliono capire e si sono inventati la storia del falso partenariato pubblio-privato per “indorare” la pillola amara ai contribuenti. Il mercato si sta pian piano accorgendo della pochezza del piano ideato, che mette a repentaglio la poltrona stessa di Geithner e la reputazione di Obama.

  39. Fabris in ha detto:

    E aggiungo che nel tentativo della Cina e della Russia di spodestare il dominio del dollaro si può ravvedere anche una probabilità, sia pure oggi remotissima, il germe insomma, di un terzo conflitto mondiale.
    L’America tenterà nei prossimi anni con tutti i mezzi, forza in primis e inclusa, di non perdere la propria egemonia sul mondo. Ma il suo declino credo sia ormai segnato. Basta vedere la capitalizzazione delle banche cinesi in confronto con quella delle ex-grandi di wall street. D’altra parte lo stesso impero romano è imploso sotto il peso della sua stessa, eccessiva voglia di espansione e dominio.

  40. Pier in ha detto:

    Questo non è che l’inizio:

    http://www.repubblica.it/2009/03/sezioni/esteri/vandali-banchiere/vandali-banchiere/vandali-banchiere.html?rss

    Il resto è assolutamente imprevedibile. Fatevi venire in mente le idee peggiori e piu’ pessimistiche. Per il lungo termine (10-15 anni), rimango ottimista. Spero di essere vivo, se no, come Bertoncello, sarà per i figli. E di nuovo anch’io, come Bertoncello, ho cominciato a comprare qualcosa (singole aziende) a novembre e a febbraio. Ma per i prossimi 10-15 anni sarò un permabear. Leggete e fatevi un’idea del piano Geithner ( http://financialstability.gov/ ), poi mi spiegate (per favore, vi supplico) come e QUANDO pensate che se ne possa uscire. Il resto sono c….te, perchè se non si aggiusta il comparto bancario…NO PARTY!

    Saluti a tutti e non siate troppo ottimisti e soprattutto…non abbiate fretta!

  41. Pier in ha detto:

    Scusate il copia ed incolla, era questo:

    http://www.treas.gov/press/releases/tg65.htm

  42. Pier in ha detto:

    Scusate volevo incollare questo link:

    http://www.treas.gov/press/releases/tg65.htm

    Saluti

  43. MarcoDC in ha detto:

    Bruno (37), non me la prendo affatto. E non mi pongo domande, le ho poste. Non vorrei facessi confusione; non cerco LA RISPOSTA; cerco di capire quali basi supportano le posizioni di chi leggo, in questo caso, su questo forum. Hai letto il mio post in maniera troppo semplicistica. Quindi la tua risposta sembra essere: non ho certezze, cerco di capire il trend con la dovuta prudenza. Grazie Bruno.

    Fabris (38), grazie. Avevo letto le tue argomentazioni. La tua frase l’ho presa solo come esempio, andando in ordine cronologico. Non sono sicuro di aver capito la tua risposta alla seconda domanda, cioè quali sono i fattori che ritieni possano definire un rally un’inversione di tendenza; provo a vedere se ho capito: se le banche verranno nazionalizzate e ripulite, a questo punto, un altro rally tu lo inizieresti a prendere in considerazione come inversione del trend. Non ti sembra una posizione troppo drastica ? Non sto dicendo che le cose andranno bene o diversamente da come tu dici, solo che se Obama e Geithner non dovessero fare così tu resterai fuori dai mercati o della tua opinione per sempre ? Se così non dovesse essere immagino che avrai altri elementi da considerare, ad esempio, ne dico uno per dire, la crescita del PIL, cosicchè se non dovesse accadere quanto tu ritieni giusto ma il PIL dovesse aumentare, allora questa sarebbe la prova che “l’altra” cura sta funzionando… è così per farmi capire meglio.

    Cerco di spiegare meglio il mio post precedente per evitare che possa essere maleinterpretato. Se un analista o un investitore ritiene che un rally sia un bear market rally, esegue un’analisi di QUALCOSA da cui emerge che è un bear market rally invece che un’inversione del trend; se questo QUALCOSA fosse stato diverso, il risultato sarebbe stato diverso. E’ fondamentale che l’analisi possa portare ad entrambi i risultati altrimenti si arriva a posizioni, come quella di Fabris, che sembra non ammettere che un solo cupo scenario.

    Bruno invece è poco interessato a capire ; è sostenitore di una strategia di investimento che rispetto ma che non condivido.

  44. BRUNO in ha detto:

    X MarcoDC(43)

    Non è che sia poco interessato a capire, dico soltanto che cercare di capire – ai fini dell’investimento azionario – può essere solo un piacevole passatempo ad una ben definita strategia d’investimento. Ti sembrerà assurdo ma nemmeno io condivido la strategia che applico, ma la ritengo “decentemente onesta” ma sopratutto non predittiva. Lo scopo dell’investitore è (dovrebbe) essere la massimizzazione dei rendimenti e questo lo si raggiunge sopratutto – se non esclusivamente -mettendo a punto tecnihe matematiche in grado di battere sistematicamente i mercati. Per me la strada da esplorare per ogni investitore dovrebbe essere in via principale quella. Dennis, che più volte cito nei miei post (e che evidentemente non hai approfondito il backround), non era semplicemente uno speculatore, ma un giocatore scientifico dei mercati azionari. Se non ti interessa questo aspetto evidentemente e con tutto il rispetto sei un investitore ludico o un aspirante speculatore, che vorrebbe capire quando è il momento di mettere tutti i soldi in gioco in un sol colpo. Chi frequenta questi blog di norma è una persona che investe e la tua richiesta più che una curiosità mi sembra legata ad una tua indecisione d’investimento.

    Saluti

  45. Per Fabris: andrei cauto nell’affermare il declino dell’impero americano (per citare il titolo di un film), ripeto andrei MOLTO cauto. Sarò un ingenuo (e non sono di sicuro un filoamericano, anzi) ma ho molta fiducia in Obama come uomo e come presidente. Ieri al Tg ha detto parole chiare e oneste (che mai un Bush avrebbe pronunciato in 8 anni, dicasi 8, e chiediamoci se la crisi di oggi non è anche in gran parte colpa di quell’ infame guerrafondaio), cioè che bisogna investire e lavorare duro e non fare dietrologia. Io credo che ce la farà, certo ci vorrà del tempo, ma l’uomo mi pare quello giusto, per la prima volta in tanti anni. Chi lo critica ora è uno sciocco, perchè non si può costruire Roma in un giorno… E comunque se l’alternativa agli Usa sono i cinesi (visto da Santoro come stanno messi a Prato?), allora emigro in Patagonia… e mi porto via quei quattro soldi che ho da parte, che tanto lì ci campo alla grande. Magari metto su un bed & breakfast per turisti europei…

  46. Per Pier: quando leggo questi interventi da una parte mi preoccupo e dall’altra sorrido. Perchè può darsi benissimo che sia così, però sai quante risate ci faremo se tra 2-3 anni gli indici torneranno ai livelli del 2007? E allora cosa si dirà? Che siamo di fronte all’ennesima “bolla tossica e speculativa”? E poi scusa ma l’espressione “permabear” mi sa troppo di edilizia… Io sono forse più pessimista di te, ma penso sempre che nella vita le cose accadono, purtroppo o per fortuna, quando meno te le aspetti. Se non non si chiamerebbe vita ma scienza matematica. Prevedibile, appunto.

  47. Fabris in ha detto:

    Per alex27: è la storia, ogni grande impero si è prima o poi estinto. E quello americano sta seriamente rischiando di farlo in questi anni. Ogni periodo di pace è sempre coinciso con l’egemonia di un popolo sugli altri. Dal 1945 ad oggi questo popolo è stato quello americano. I rischi di conflitto non sono trascurabili perchè gli americani non accetteranno di buon grado di passare il testimone ad altri. Anche perchè uno dei settori in cui hanno sempre di più investito è quello militare. E non è affatto un caso.

  48. Pier in ha detto:

    alex27,
    Sono d’accordissimo con te. Non ci sono solo i cigni neri. Magari domattina qualcuno scoprirà come ricavare energia dalla materia oscura che sappiamo presente nell’universo. In quel caso gli assets tossici saranno solo uno sbiadito ricordo. Ma quella scommessa preferisco che la faccia tu. Io mi preparo per altro.

  49. Alessandro in ha detto:

    Però se ci rifletti, già “prepararsi al peggio” è un po’ come chiamarselo addosso… è la famosa profezia che si autoavvera. Io per principio non scommetterei su nulla, tantomeno in questo momento. Però tra un cigno nero, uno bianco e l’infinito universo delle possibilità… beh, in mezzo a questo immenso spazio grigio magari ci sono risorse che nessuno oggi immagina. Forse non serve tanto aspettarsi chissà quale miracolo. Forse la natura (e l’economia) è ancora capace di aggiustarsi da sè, nonostante gli umani ci mettano tutto l’impegno per farne polpette. Proviamo a vivere con un pizzico di fiducia: che la si chiami caso o provvidenza o semplice rimboccarsi le maniche e lavorare.

  50. MarcoDC in ha detto:

    Bruno, ciao.

    Dissento sul tuo post, specialmente quando fai delle banali deduzioni che mi riguardano direttamente, inserendomi all’interno di un basso profilo di investitore. Il fatto che non abbia approfondito Dennis ti porta a dare “giudizi” come se l’unica strada percorribile sia la tua: scusami ma la ritengo una posizione arrogante oltre che sbagliata. E questo NON perchè la tua strategia sia sbagliata, è il tuo modo di proporti che mi lascia perplesso.

    Forse poi il fatto che io non sia categorico nelle mie affermazioni ti porta a considerarmi indeciso; è un grave errore di valutazione anche questo, che però comprendo, figlio del modo corrente di pensare e valutare le cose e le persone; i possibilisti, coloro che si mettono in dubbio anche all’interno di posizioni chiare, vengono considerati indecisi, gli assoluti sembrano il nuovo uomo. Abbiamo così tante informazioni da “macinare” e le persone durano così poco nella mente degli altri che, forse qui hai “ragione” tu, tanto vale sembrare assolutamente certi di quello che si afferma, poi la gente si dimentica di quello che hai detto nel giro di poche settimane.

    Ritengo comunque un peccato che ci sia stato poco tempo su questo thread per sapere, anche da parte di altri, su cosa basano le loro convinzioni sul bear market rally o sul rally d’inversione di trend. Il dott. Bertoncello, dal cui articolo ho tratto la domanda, esprime in maniera chiara le sue considerazioni in merito.

  51. Pier in ha detto:

    Alessandro,

    Mi sembri il vostro “Silvio”. Come riesci a parlare di fiducia (perchè solo di parlare si tratta) davanti ad azioni concrete come queste (postato prima, ma evidentemente non hai letto):
    http://www.treas.gov/press/releases/tg65.htm

    Tutto il contrario di “rimboccarsi le maniche e lavorare”. Dove vivi? Speranza? Parole, parole, parole…Wake up!

  52. BRUNO in ha detto:

    X Marco DC

    Forse abbiamo un problema di comunicazione, ma credo sia normale. Preciso che non ho mai asserito che sei uno sprovveduto. Al contrario ho “percepito” la tua curiosità come una benevola furbata, nel senso che ( ripeto mia impressione)tale richiesta nasconda un fine, che nella circostanza potrebbe essere quella di verificare se qualcun altro è arrivato a delle conclusioni simili a quelle che hai cercato o sei arrivato tu. Mi sembra insomma che tu voglia delle conferme. Se te la prendi tanto mi dispiace. Come dici tu non ho capito il senso della tua o gli ho dato una diversa interpretazione. Comunque il fatto che nessuno ti ha soddifatto la curiosità potrebbe significare: a) nessuno ha risposte attendibili statisticamente oppure b) ce le ha ma se le tiene strette…

    Saluti

  53. MarcoDC in ha detto:

    Bruno, non me la sono affatto presa. In questo senso concordo sul problema di comunicazione.

    Per il resto, pazienza; mi sarebbe piaciuto sapere quando leggo “siamo un bear market rally” su cosa si basa questa affermazione e su cosa si baserebbe il suo contrario, anche, come ho scritto, in termini generali, non specificatamente per questa situazione: “Secondo quali criteri generali, su quali presupposti e quali considerazioni fate per capire che un rally è un “bear market rally” e non un rally che segni l’inizio di una svolta nel trend.”

    Per il resto, al momento, non sento necessità di conferme, ma di motivati pareri, come spesso trovo su questo blog, sì.
    Ciao

  54. Alessandro in ha detto:

    Per Pier… certo è strano, mi accusi di essere “Silvio” e poi scrivi in inglese… magari se postassi qualcosa in lingua italica sarebbe più comprensibile, non credi? Nessuno è più lontano di me dal berlusconismo, ma sta di fatto che la tanto vituperata “fiducia” sarà pur sempre una parola ma avercene a quintali… La speranza non è qualcosa di impalpabile o fideistico, ma un sentimento che accompagna il lavoro e l’impegno. Quel “rimboccarsi le maniche” senza il quale nulla sarebbe posiibile. Oppure faccimo i Roubini, lapidiamoci, diamoci per spacciati evia dicendo… e comunque le chiacchiere come si dice da qualche parte “stanno a zero”, nel bene e nel male.

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