l'Investitore Accorto

Per capire i mercati finanziari e imparare a investire dai grandi maestri

L’investitore intelligente

Dopo 15-20 mesi di un bear market che ha per lo meno dimezzato le quotazioni azionarie, sono molti gli investitori che lamentano perdite strazianti. Non pochi, probabilmente, si chiedono con amarezza se sono stati degli sciocchi. Il quesito ha una sua indubbia utilità, specie se affrontato senza eccessi autopunitivi e inutili rimpianti. Lo riformulerò allora così: Chi è l’investitore intelligente?

La questione è ambiziosa e mi guarderò dall’abbozzare una mia personale risposta. Io sono un apprendista che in questo blog cerca solo di andare a lezione dai maestri migliori. Vista la domanda, per questo post propongo di fare ricorso a Benjamin Graham, fondatore del value investing, maestro di Warren Buffett e autore di un libro, The Intelligent Investor, che Buffett ha sempre indicato come la più saggia e profonda introduzione all’attività d’investimento.

Alla lezione di Graham vorrei solo premettere un curioso e istruttivo aneddoto che Jason Zweig, un giornalista americano, include nelle note di commento a una recente riedizione del libro. Si attaglia ai nostri tempi e servirà a sgombrare il campo dall’idea fuorviante che per essere dei bravi investitori occorra un’intelligenza fuori dal comune.

La storia si colloca nel 1720 e riguarda Sir Isaac Newton, uno degli uomini più geniali che siano mai esistiti. Nel 1720 era in corso, in Inghilterra, una grande bolla speculativa, incentrata su un titolo azionario di enorme successo, la South Sea Company. Come in tutte le bolle, l’entusiasmo degli investitori era sostenuto da un fenomeno reale di promettente trasformazione del mondo – e cioè, in quel caso, il crescente affermarsi della Gran Bretagna come potenza navale e coloniale – e da una frode che si nutriva della lieta credulità della gente. I risultati strabilianti della South Sea Company nascondevano infatti un banale schema di Ponzi, analogo, per fare un esempio attuale, agli inganni perpetrati dal finanziere Bernard Madoff.

Tra la folla che speculava sui destini della South Sea Company c’era dunque il settantasettenne Newton, famoso, ricco e ancora intellettualmente brillante (il grande e longevo scienziato morì sette anni dopo, nel 1727). Nell’aprile, con la bolla ormai al picco, Newton, lamentando di “saper calcolare i movimenti dei corpi celesti ma non la follia della gente”, cedette le sue azioni per un ragguardevole profitto di 7mila sterline – il 100% dell’investimento iniziale. Risucchiato però dall’entusiasmo generale, finì per riacquistare il titolo poco prima che la bolla esplodesse con gran fragore nel settembre dello stesso anno. La minusvalenza, questa volta, fu di 20mila sterline – una somma pari ad alcuni milioni di euro di oggi.

Per il resto della vita, Newton non consentì più ad alcuno di pronunciare le parole “South Sea” in sua presenza.

Non è dunque su un enorme quoziente d’intelligenza che si fonda un approccio intelligente all’investimento azionario. Ci vuole, prima di tutto, qualcos’altro. Vediamo di che si tratta facendo ricorso alle conclusioni del capitolo ottavo di The Intelligent Investor. Il libro, purtroppo, non è mai stato pubblicato in Italia. Quella che segue è una mia traduzione.

L’investitore intelligente e le fluttuazioni di mercato

“La più realistica distinzione tra un investitore e uno speculatore si coglie nella loro attitudine nei confronti dei movimenti del mercato azionario. L’interesse primario di uno speculatore è quello di anticipare le fluttuazioni di mercato al fine di trarne profitto. L’interesse primario dell’investitore sta invece nell’acquistare e detenere a prezzi convenienti dei titoli convenienti. Per lui, i movimenti di mercato sono importanti per un motivo pratico, dal momento che danno vita alternativamente a prezzi bassi ai quali è saggio acquistare e a prezzi alti ai quali è necessario astenersi dal comprare e potrebbe probabilmente essere saggio vendere.

Non è per niente sicuro che un tipico investitore debba regolarmente aspettare che si presentino bassi livelli di mercato prima di comperare, perché ciò potrebbe comportare una lunga attesa, una quasi certa perdita di reddito (da dividendi, ndr), e il possibile costo delle opportunità mancate. Nel complesso, è forse meglio se l’investitore si dedica a comperare azioni ogni qualvolta ha denaro a disposizione per questo scopo, tranne quando il livello generale del mercato è molto più alto di quello che può essere giustificato in base a standard di valore ben fondati. Se vuole essere astuto, può guardarsi attorno in cerca di qualche buon affare, che a livello di singolo titolo non manca mai.

Oltre che alla previsione dei movimenti del mercato in generale, Wall Street applica grande impegno e talento al compito di selezionare azioni o settori industriali i cui prezzi, in futuro, “faranno meglio” degli altri in breve volgere di tempo. Per quanto sembri trattarsi di uno sforzo del tutto logico, non crediamo sia adatto ai bisogni e al temperamento di un vero investitore – in considerazione soprattutto del fatto che si troverebbe a competere con uno stuolo di trader e di analisti finanziari di prim’ordine, tutti impegnati a fare la stessa cosa. Come in tutte le altre occupazioni attente in primo luogo ai movimenti di prezzo e solo in subordine sensibili al sottostante valore, il lavoro di molte persone intelligenti costantemente applicato a questo genere di attività tende a neutralizzarsi da sé e a diventare nel tempo controproducente.

L’investitore con un portafoglio di solide azioni deve aspettarsi che i loro prezzi siano soggetti a fluttuazioni e non dovrebbe né preoccuparsi di un sensibile calo né eccitarsi per un corposo rialzo. Dovrebbe sempre ricordare che le quotazioni di mercato sono lì per la sua convenienza, in modo da poter essere sfruttate o ignorate. Non dovrebbe mai comperare un’azione perché il prezzo è salito o venderla perché è sceso. Non sarebbe più di tanto in errore se il suo motto, più semplicemente, fosse il seguente: ‘Non acquistare mai un’azione subito dopo un forte rialzo, non venderla mai subito dopo un forte ribasso.’”

L’investitore intelligente, per Graham, è dunque quello che sa ancorare le sue scelte a dei solidi criteri di valore, che non si lascia trascinare nel controproducente gioco della speculazione, che ha la forza psicologica di prendere le distanze dagli eccessi del mercato, servendosene senza caderne vittima.

Il brano di The Intelligent Investor che ho qui ripreso fa immediatamente seguito alla pagina in cui è presentata la memorabile metafora di Mr. Market. Lì il mercato azionario è raffigurato come un soggetto psicolabile, affetto da un’inguaribile sindrome maniaco-depressiva. Di quel racconto, nel mio blog, ho riportato l’ancor più divertente versione che ne diede Warren Buffett nella sua lettera agli investitori del 1987. Sta nel post La Borsa secondo Graham e Buffett: Mr. Market, che invito caldamente a rileggere. E’ sempre illuminante, ma ancor più in tempi come gli attuali. Infine, sulla distinzione tra investimento e speculazione, ho scritto un altro post, dal titolo Investire e speculare, qual è la differenza? Anche quello contiene qualche riflessione, forse utile, sullo stesso tema.

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18 pensieri su “L’investitore intelligente

  1. MarcoDC in ha detto:

    Grazie dell’articolo.

  2. Bartolo in ha detto:

    Salve dott. Bertoncello,

    volevo chiederle: lei ha mai pensato di tradurre in italiano qualcuno dei testi che lei cita come “fondamentali” per un investitore accorto?

    Credo che abbia il background giusto per farlo, e credo che anche gli editori ne sarebbero felici (e ovviamente noi investitori accorti).

    Grazie dell’articolo, guarda caso questo libro dovrebbe arrivarmi tra qualche giorno…

    Saluti

    Bartolo

  3. enzo colcelli in ha detto:

    La leggo sempre con vero piacere e la ringrazio per il tempo che dedica al blog.
    Le chiedo:
    l’investotore che come me ha poche competenze tecniche, per applicare una strategia d’investimento riconducibile “all’investitore intelligente” e valutare un’azione americana, di quali valori dovrebbe tener conto e dove sono reperibili?

  4. Pier in ha detto:

    enzo colcelli,

    E’ molto semplice! Basta leggere qui:
    http://www.finanzaworld.it/content/read/2040/il-metodo-carla
    Ci vuole un metodo, anzi è sufficiente un metodo!
    Ovviamente sto scherzando, ma se vuoi una risposta comoda e semplice, eccola!
    Scusa Enzo, ma la tua domanda tradisce la voglia di trovare una scorciatoia. Ti invito a ri-leggere e comprendere il post di Bertoncello.

    Saluti

  5. marco in ha detto:

    giorno,
    che abbia ragione o meno sui nuovi corsi previsti per il futuro non si può sapere, .. purtroppo fino a quando saranno passati … 🙂
    in ogni caso complimenti per cercare di fare capire a noi risparmiatori/investitori che l’approccio non deve essere frenetico. condivido.
    Chiedo una cortesia: ho letto in un altro post che investe con un sistema del tipo, compro un’azione e mi proteggo con un opzione put.
    vorrei farlo con un etf sull’indice mib.
    se rientra nel tipo di argomento che può essere trattato in questo blog, può approfondire la tematica? cordialmente
    marco

  6. buffet in ha detto:

    dott. Bertoncello,

    condivido tutto quanto ha così chiaramente esposto nel “L’investitore intelligente”, non a caso sono Buffet. Però!
    Si questa volta c’è un però. Però stiamo galleggiando in un mare di debiti circondati da imponenti iceberg di liquidità. Io non me la sento di approdare su degli iceberg. Le parole di Putin a Davos sono choccanti. Gli Stati Uniti in primis sono i maggiori responsabili di quanto è successo al sistema finanziario mondiale, sono loro che devono trovare soluzioni efficaci al ripristino della fiducia sui mercati. Può darsi che lei si chieda,ma questo cosa centra con “L’investitore intelligente”? Centra perchè “l’investitore intelligente” non è babbeo. Personalmente penso che fino a quando tutto il sistema bancario statunitense, che è insolvente cioè tecnicamente fallito, non sarà nazionalizzato (Roubini) e ripulito sia meglio stare alla finestra. Credo sia questo l’unico modo per ricreare fiducia nel sistema. Senza fiducia non si và da nessuna parte. I mercanti vanno cacciati dal tempio. La finanza non è una grande bisca, la sua funzione primaria è quella di far crescere l’economia, e con questa il benessere della società in cui viviamo.

    con stima, Buffet

  7. Thomas78 in ha detto:

    Anche se finora non mi ha mai risposto, rinnovo i miei complimenti per i suoi articoli e mi permetto di sottoporre un’altra domanda: secondo Lei quali sono gli indicatori che segnaleranno per primi la nuova e sicura ripresa economica?
    Grazie

  8. Daniele in ha detto:

    Gentile Dott. Bertoncello,

    A proposito di “buon affare, che a livello di singolo titolo non manca mai”, mi piacerebbe sentire un suo parere sul caso Barclays che ha avuto un gran tracollo con un’altrettanto impressionante risalita la settimana passata.
    Come deve essere interpretato quel rapporto p/e di 1,5: un segnale di fallimento imminente o un insperato affare non solo per speculatori?
    Che dire poi della prevista nazionalizzazione nel caso peggiore?

    grazie dei suoi sempre illuminanti articoli

  9. Potax in ha detto:

    in assoluto il miglior libro sugli investimenti che io abbia mai trovato…a mio parere devono introdurlo nelle università di economia(se lo traducono in italiano) e magari anche fare un corso dedicato solo a questo libro…

  10. Gentile Enzo,

    le consiglio di leggere i due post che ho dedicato alla “formula vincente” di Greenblatt. Il suo metodo si ispira al value investing di Graham e Buffett e offre un modo relativamente semplice e chiaro per valutare le azioni. Nel suo libro – “Il piccolo libro che batte il mercato azionario” – Greenblatt spiega anche come costruire e gestire, a livello elementare, un portafoglio. Le due cose – valutare le azioni e gestire un portafoglio – sono entrambe indispensabili.

    Cordiali saluti,

    Giuseppe B.

  11. Thomas 78,

    mi dispiace molto. Non volevo certo mancarle di rispetto. Un indicatore efficace è il Leading Economic Index (LEI, o nella traduzione che ne danno spesso i media italiani, superindice economico). L’ho citato spesso nelle analisi che in passato ho fatto dell’economia americana. Tornerò a parlarne.

    L’unica (importante) accortezza che col LEI bisogna avere, è che non è la variazione mensile la più significativa. Bisogna avere la prudenza di osservare segnali più stabili, come la media mobile a tre mesi o la variazione a sei mesi o a un anno. Purtroppo, quando i media ne parlano, la tendenza è a riferire soltanto della più volatile e meno importante variazione mensile.

    Cordiali saluti,

    Giuseppe B.

  12. Gentile Daniele,

    non vorrei parlare qui di singoli titoli. In generale, mi sento di dire questo. Nel settore finanziario è sicuro che qualche investitore particolarmente abile riuscirà a fare dei grandi affari (ma ce ne sono altri, pure esperti, che si sono già bruciati le mani).

    In fasi come questa, la tendenza del mercato è a buttare via, come si dice, il bambino con l’acqua sporca.

    Il mio generalissimo consiglio, rivolto – immagino – a investitori meno esperti, è però di stare alla larga per quanto possibile dai titoli azionari del settore finanziario. I rischi sono troppo alti.

    Cordiali saluti,

    Giuseppe B.

  13. Thomas78 in ha detto:

    11 – grazie, molto gentile.
    Sarebbe interessante se lei decidesse di fare un “reportage critico” – magari anche veloce – sul dibattito in corso a Davos. Le analisi di Bremmer e Rubini sono impressionanti.
    http://blogs.reuters.com/great-debate/

  14. Raffaele D.G. in ha detto:

    Salve a tutti.

    Condivido pienamente il pensiero di “Potax – 9”, ma purtroppo noto che nelle università italiane si dedica pochissimo spazio alla finanza, nè ci sono corsi di laurea specificamente pensati (o almeno io non ne conosco, nè ne ho mai sentito parlare).

    Inoltre, anch’io gradirei (come “Bartolo – 2”) che Lei, dottor Bertoncello, traducesse alcuni dei libri che suggerisce sul Suo blog.

    Infine, è senza pari l’insegnamento che ci ha regalato Graham in questo suo capolavoro: ogni investitore (intelligente) che si ritiene tale dovrebbe averlo letto.

    Grazie sempre per i suoi ottimi post.

    Cordialmente,

    Raffaele D.G.

  15. Potax in ha detto:

    @raffaele: lo trovo un compito molto impegnativo tradurre interi libri di finanza,soprattutto quando hanno una certa fama e importanza…invece di dare questo “peso” al dott.Bertoncello penserei ad un modo per coinvolgere le case editrici.

  16. raffaele in ha detto:

    buongiorno a tutti,
    non sono pratico di blog, non so quindi se verrà letta dal diretto interessato questo mio quesito.
    essendo di Gennaio il blog. quesito: è veramente mai stato tradotto il libro the intelligent investor? se qualcuno lo sa potrebbe rispondermi? fleggo qui sotto e aspetto con ansia. e se qualcuno lo facesse come lo distribuirebbe senza violare il copyright o dovrebbe pagare i diritti che sarebbero più alti delle vendite immagino. grazie a tutti

  17. Vinello in ha detto:

    Il Dott. Bertoncello dovrebbe vedere ogni commento nuovo.

    Sembra non sia mai stato tradotto:

    http://www.investitore-intelligente.com/libri-consigliati/linvestitore-intelligente.html
    http://it.wikipedia.org/wiki/The_Intelligent_Investor (in Wikipedia italia non si parla di versione italiana)

    Non sono un esperto in materia, ma ho seri dubbi che ti lascino divulgare una versione italiana di un’opera sotto copyright, a meno che non abbiano il loro guadagno.

    Ma ad email che ti è arrivata non hai risposto che non avevi il tempo per tradurlo?

  18. toma in ha detto:

    vorei ordinare libro di sign.Grahman tradoto in Italiano -investitore inteligente e gia tradoto o pure dobiamo aspetare ancora
    stesso vale anche per il libro di Peter Lanch Un passo ad Woll street

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