l'Investitore Accorto

Per capire i mercati finanziari e imparare a investire dai grandi maestri

Crolli di Borsa e inversioni del trend

I mercati finanziari sono una realtà storica e per cercare di capirli non c’è probabilmente approccio migliore che studiarne la storia. Con questa idea in mente, vorrei tornare a chiedermi cosa sia accaduto in passato alle Borse dopo crolli paragonabili a quello dello scorso autunno.

Partirò da quanto scrivevo in ottobre nel post Punto di svolta, dove a un certo punto mi esprimevo così:

“Finché i mercati azionari erano popolati di illusioni, era conseguente ritenere che avrebbero continuato la loro marcia al ribasso, a mano a mano che le fantasticherie lasciavano il passo alla realtà.

“Ora pare a me che le illusioni siano tutte in pezzi. C’è invece il panico degli investitori, da un lato, e il massiccio intervento pubblico dall’altro. Sui media abbondano i riferimenti al 1929, gli economisti vedono e prevedono una lunga recessione globale, banche centrali e governi finalmente riconoscono la natura sistemica della crisi finanziaria stanziando a sostegno delle banche importi pari a svariati punti di Pil.

“Tipicamente, quando si arriva al punto in cui il crollo delle illusioni spiana la strada al panico, là dove si arresta la spasmodica ondata di vendite il bear market è, nella sostanza, finito.”

Una ricerca di Ned Davis sui “waterfall declines

Ma davvero le cose stanno così? Davvero i grandi crolli tendono grosso modo a coincidere con la fine dei bear market? A ottobre l’avevo scritto ben consapevole di quanto mi risultava da letture fatte e dalla personale osservazione dei grafici di mercato in occasione di crisi passate, ma senza avere a portata di mano una prova facile da esibire. Ora l’ho trovata, in uno studio di Ned Davis Research citato in una recente analisi di Liz Ann Sonders, chief investment strategist di Charles Schwab.

Ned Davis Research, uno dei più apprezzati centri di ricerca americani, ha cercato di capire come si comporta il mercato azionario dopo un calo che ha chiamato “a cascata” (waterfall decline), e cioè un crollo almeno del 20% nel volgere di poche settimane, caratterizzato anche da un raddoppio dei volumi medi degli scambi. Si tratta, insomma, del tipo di precipitosa e tumultuosa caduta a cui abbiamo assistito tra settembre e ottobre scorsi.

Di tali episodi, concentrando la ricerca sull’indice Dow Jones, ne ha trovati altri 10 tra il 1929 e il 2002. L’andamento medio di questi dieci crolli “a cascata” è stato il seguente:

Sull’asse delle ascisse scorre il tempo, espresso in giorni; su quello delle ordinate è indicata la variazione percentuale, fatto uguale a 100 il minimo toccato alla fine della caduta “a cascata”. Quel punto è anche evidenziato dalla prima retta verticale, mentre la seconda segnala la fine del bear market, la terza la fine della concomitante recessione economica e la quarta (quella più a destra) il punto di minima toccato dagli utili societari nella media dei dieci cicli analizzati.

L’interpretazione, riportata da Liz Ann Sonders, è la seguente: nella media dei dieci casi la fine del bear market non ha proprio coinciso con la conclusione della caduta “a cascata”, ma è seguita dopo circa 40 giorni. Gli ulteriori ribassi, quando hanno avuto luogo, sono stati però contenuti, tant’è che – come evidenzia il grafico – quando si calcola la media risulta che i minimi segnati alla fine della caduta “a cascata” non vengono più penetrati. Il mercato prosegue invece una graduale risalita, ritrovandosi un 15% circa sopra i minimi alla fine della recessione, 3 o 4 mesi dopo la fine del bear market, e un 20% circa sopra i minimi quando gli utili toccano il fondo, altri 3 o 4 mesi più tardi.

Le quattro parole più pericolose per un investitore

Come si può applicare questa lettura sintetica delle crisi del passato a quella attuale? Il fondo della caduta “a cascata”, nel nostro caso, è stato raggiunto il 10 ottobre mentre quello che per ora resta il punto più basso del bear market è stato segnato il 21 novembre, perfettamente in linea – sotto il profilo temporale – con la media storica. Per Liz Ann Sonders siamo nel periodo compreso tra la fine del bear market e la fine della recessione, che – secondo le sue stime – è probabile debba però attendere più dei 3-4 mesi risultanti dalla media delle dieci crisi del passato.

Io non azzardo previsioni. Non è questo lo scopo del post, che intende invece offrire solo un piccolo contributo a una migliore conoscenza del passato al fine di arricchire la nostra capacità di interpretare il presente.

Com’è ovvio, nulla ci assicura che la storia si ripeta uguale, tanto meno nell’artificialità di una sua versione “media”. D’altro canto, l’approccio meno prudente – fino a prova contraria – sarebbe quello di supporre in partenza che questa volta le cose andranno in modo del tutto diverso. Come diceva Sir John Templeton, e come spesso amano ripetere gli investitori più navigati, “’Le quattro più pericolose parole nell’attività d’investimento sono: Questa volta è diverso” (“The four most dangerous words in investing are ‘This time it’s different’”).

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16 pensieri su “Crolli di Borsa e inversioni del trend

  1. cumulate in ha detto:

    Quanto dici è interessante ed empiricamente lo avevo già notato ma…c’è un caso che non mi piace e che non riesco a catalogare: la discesa ininterrotta dell’indice nikkei dai suoi massimi storici.
    Dopo un ventennio loro continuano a scendere.
    L’unica similitudine la si potrebbe fare con il nasdaq post 2000.
    Come la classifichi questa ininterrotta discesa dell’indice giapponese ?

    Grazie per la risposta

  2. Iole in ha detto:

    Buongiorno, mi piace molto come scrive ma non sono all’altezza di capire tutte le cose che dice e mi scuso se adesso dico cose imprecise ma non conosco l’inglese. Ho letto ieri in internet che il giornale inglese Blomberg molto importante prevede che la borsa perderà ancora tantissimo nel 2009. Io ho delle quote di un fondo azionario comprate a settembre 2008 che mi aveva consigliato la mia banca ma sono già in pesante perdita, pensavo di liquidarle per investire ancora quando non ci saranno più fallimenti e salvataggi di grandi aziende, secondo Lei faccio bene? grazie mille

  3. Bartolo in ha detto:

    Salve dott. Bertoncello,
    anche se ha gia’ affrontato questo argomento in piu’ post (ed anche in questo su cui le scrivo), volevo chiederle quali potrebbero essere secondo lei i principali fattori che potrebbero ritardare l’inizio della ripresa dei mercati e quali invece potrebbero prolungare la fase attuale.
    Quello a cui pensavo e’ mettere sul piatto della bilancia un po’ tutte queste cose per capire con quali dinamiche finire l’accumulazione del mio portafoglio.

    Grazie e buona giornata

    Bartolo

  4. Roberto in ha detto:

    All’utente “cumulate” vorrei dire di non paragonare la caduta del Nikkei al calo delle borse occidentali degli ultimi 2 anni. In Giappone i p/e nel 1989 erano ad un livello medio di 150, analoghi al Nasdaq nel 2000, ed un ritorno alle quotazioni massime per questi due indici credo sia equivalente ad un’ulteriore bolla speculativa. Questo rapporto oggi,sia in America che in Europa evidenzia che non solo siamo ben sotto la media storica, ma che sugli utili già previsti in calo quest’anno, il livello citato è ai minimi dei grandi bear market degli ultimi 40 anni. Ciò non toglie che un prolungamento della crisi possa portare un ritocco dei minimi dei mercati europei. Gli Usa,che tradizionalmente partono prima dell’Europa,potrebbero essere già molto piu vicini ad un minimo ciclico.

  5. Gentile Iole,

    non si deve scusare di nulla. Nessuno in questo blog è depositario di una scienza dei mercati, io per primo, che mi ritengo un apprendista a tempo indeterminato. Scrivo per imparare e se mi sforzo di esprimermi con nettezza è perchè penso che così si apprenda meglio. Non vorrei che questo atteggiamento fosse scambiato per l’arroganza di chi ritiene di possedere certezze. Io, al contrario, mi sento molto consapevole delle infinite cose che non so.

    Premesso questo, vengo al suo quesito. Cominciamo dalle previsioni che lei cita e che a tutti noi capita continuamente di leggere. Il mio consiglio è: non se ne fidi. Cosa farà il mercato azionario nel 2009 nessuno lo sa. Si possono fare congetture, e anch’io ogni tanto in questo blog le faccio. Mi sforzo però sempre di qualificarle come tali: congetture, ipotesi. Sono tentativi di capire, immersi in una grande incertezza.

    Naturalmente, c’è ipotesi e ipotesi. Esistono diversi gradi d’imprevedibilità. Le farò un esempio, che magari calza solo fino a un certo punto, ma forse ci aiuta a capire qualcosa.

    Non so se lei abbia figli. Io ne ho due, ancora abbastanza piccoli. Mi sono molto cari e cerco di dedicare loro tutto il tempo che posso. Mi sforzo di capirli per essere loro d’aiuto. Solo mia moglie, penso, li conosce meglio di me. Eppure continuamente mi sorprendono. Elaboro istintivamente delle aspettative sui loro comportamenti, e vengono spesso smentite.

    Quel che mi capita è anche il riflesso – ritengo – della mia grande attenzione. Dopotutto, sono i miei figli, li osservo tutti i giorni da vicino, interagisco continuamente con loro. A guardarli da lontano, immagino che siano soltanto dei bambini normali, che hanno compiuto finora un percorso di sviluppo nel complesso prevedibile.

    Potremmo generalizzare ancora di più, trascurare i casi individuali dei miei due figli, e considerare in genere l’esistenza umana. Il succedersi di una serie di eventi, il ripetersi di certi cicli diventa a questo punto ancor meno imprevedibile. Dico meno imprevedibile, perchè certezze non ne abbiamo. Sappiamo che le civiltà scompaiono, che la nostra specie si è evoluta da altre specie, e che il pianeta Terra ha avuto una
    sua tumultuosa storia. Quel che sarà di noi è immerso nell’ignoto.

    Mi sono dilungato. Ma l’idea che volevo comunicarle è che a guardarli molto da vicino i mercati azionari diventano piuttosto imprevedibili. Chi fa stime sul 2009 si comporta come me quando cerco di predire cosa farà uno dei miei figli lasciato libero di giocare in camera sua.

    Se invece, più modestamente, ci si accontenta di identificare dei tratti più generici, che hanno la tendenza a manifestarsi ciclicamente in archi di tempo più lunghi, in quel caso le probabilità di avere successo con le proprie congetture sono più elevate.

    In particolare, esistono alcuni modi sensati (ce ne sono anche di insensati, come scrivo in alcuni post del mio blog) per stimare se le Borse sono sopravvalutate o sottovalutate rispetto a criteri di valore di lungo periodo. La storia dei mercati ci dice che questo genere di stima può avere un’elevata capacità predittiva, nel senso che mercati sopravvalutati tendono nel tempo (e intendo anni) a diventare sottovalutati, mentre mercati sottovalutati tendono a diventare sopravvalutati.

    Oggi i mercati azionari, dopo diversi anni di sopravvalutazione, sono sottovalutati. Vendere azioni, per chi possa permettersi di aspettare, non ha senso. Chi vende oggi realizza perdite. Chi ha l’accortezza di aspettare, attrezzandosi magari per sviluppare una certa indifferenza nei confronti di quei noiosi numeri in rosso che appaiono nel conto titoli, finirà con ogni probabilità per guadagnare.

    Non so se lei possa permettersi di aspettare. Mi auguro di sì. L’investimento azionario andrebbe sempre fatto con risparmi, diciamo, residuali, di cui cioè si ha buon motivo di ritenere che non si avrà bisogno per diversi anni.

    Chiudo con un’ultima osservazione. Chi le ha consigliato di comperare azioni a settembre, quando la tempesta sui mercati si stava scatenando o si era appena scatenata, mi pare non le abbia offerto il migliore dei servizi. Non ho elementi per giudicare, se non il fattore tempo – che come ho scritto sin qui è sempre di difficile valutazione. Ma, insomma, a settembre il suo consulente finanziario poteva forse fare di meglio. Ne consideri, con occhio giustamente critico, le capacità. E se lo riterrà necessario, lasci stare le sue azioni e cambi piuttosto il servizio di consulenza.

    Cordiali saluti,

    Giuseppe B.

  6. Iole in ha detto:

    La ringrazio molto le sue parole mi confortano, col promotore ho avuto infatti una discussione, lui diceva che devo fare media ma non sono convinta e purtroppo non posso cambiare banca.
    Allora non vendo ma prima di comprare altre quote cercherò di tenermi sempre informata in internet a cominciare dal Suo blog, grazie ancora.

  7. Raffaele D.G. in ha detto:

    Egregio Dott. Bertoncello,

    gliel’ho scritto più volte tramite e-mail, e lo ripeto anche qui: mi incanta sempre leggere quello che scrive.

    Non solo il post che ha qui scritto è, come al solito, eccelso, ma anche la risposta che ha dato a “Iole” è, a mio avviso, esemplare.

    Io da Lei non ho che da imparare.

    Complimenti, sempre, vivissimi e sinceri,

    Raffaele D.G.

  8. GIUSEPPE in ha detto:

    Egr. Dott. Bertoncello,il mio è solo un
    ringraziamento per il tempo che dedica a questo splendido blog. Debbo dirle che tra la miriadi di errori che ho commesso in borsa dal 1998(e quattrini persi…) ho trovato conforto ed indicazioni geniali solo da questo suo Lavoro. GRAZIE

  9. sueggiù in ha detto:

    Caro Beppe..ehm.., Bertoncello

    da tempo seguo il suo blog ed ho trovato i suoi post sempre convincenti e soprattutto (fatto da non sottovalutare) comprensibili.
    Dai minimi fatti segnare delle borse ad oggi, i suoi post hanno sempre seguito una linea chiara e ben definita e cioè che dopo le fasi di panico, le probabilità che il bear market (mese più o mese meno) sia finito, sono piuttosto alte.
    Le Sue valutazioni sono sempre state corroborate da grafici e dati provenienti da fonti attendibili, difficili da confutare per chiunque.
    Nel percorso che la porta a fare delle valutazioni sono certo che una persona attenta e informata come Lei, oltre ai “pro”, abbia valutato anche quale siano i “contro” alle Sue valutazioni.
    Forse quello che manca tra i Suoi seguitissimi post sono delle considerazioni su quegli indicatori (politici o economici) che ancora Le lasciano dei dubbi.
    In alternativa potrebbe consigliare quali sono quegli indicatori che andrebbero monitorati (anche da noi comuni lettori di blog..), il cui peggioramento potrebbero anche mettere in discussione quello che lei pensa attualmente dei corsi azionari e dell’economia in generale.
    Trovo utile per me e quindi spero anche per gli altri lettori del blog un post (o una risposta) da un giornalista prestato all’economia….oppure da un economista prestato al giornalismo..?

    Cordialmente

  10. Mirko in ha detto:

    Giornata di elogi e squilli di tromba per il lavoro del Blog di Bertoncello…

    Meritatissimi!

  11. FB in ha detto:

    Buon giorno,
    ho notato come spesso cita articoli apparsi su The Big Picture.
    Ebbene l’altro giorno appariva l’articolo:
    S&P Regression to Trend
    tratto da:
    http://www.ritholtz.com/blog/2009/01/sp-regression-to-trend/

    Di fatto è un grafico che ragiona sul lungo lungo periodo.
    A vederlo così si direbbe che siamo a metà della caduta…

    Come diceva tempo fa occorre usare bene i lampioni.
    🙂
    Ma a me pare non sia sempre facile.
    E’ un po come se ci fossero lampioni che illuminano una possibilità ed altri che ne illumina un’altra.

  12. Ringrazio per i complimenti, a volti espressi anche con un’enfasi che accetto come espressione di stima e affetto. Sono sentimenti che ricambio volentieri.

    Sueggiù,
    lei ha ragione. E cercherò di venire incontro alla sua obiezione. Mi dia qualche giorno di tempo. L’anticipazione che intanto le posso dare è che, a mio avviso, l’unico vero cruccio per un value investor – quale cerco di essere – è che le valutazioni dei mercati azionari, pur essendo scese molto, forse non sono scese abbastanza. Intendo dire che i mercati sono sicuramente sottovalutati, ma non sottovalutati in quella misura estrema che si arrivò a riscontrare alla fine dei più grandi bear market “secolari” del passato.

    Cordiali saluti,

    Giuseppe B.

  13. sueggiù in ha detto:

    Grazie per la risposta.
    Lei ha chiarito bene con poche righe quello che io, con molte più righe, ho cercato di trasmetterLe (quali sono i punti di domanda che gravano ancora sulla fine del bear market).
    In ogni caso non intendevo certo metterle fretta e spero quindi di non avere dato questa impressione.

    Cordialmente

  14. caos in ha detto:

    Signor Bartoncelli,la stimo molto come persona,ma non posso condividere la sua visione ottimistica del mercato,lo vorrei ma non posso,e Dio solo sà quanta ansia cio’produce in me.I mercati sono solo all’inizio del crollo che sarà senza precedenti nella storia,mercati che si son ridotti a dipendere dai politici mondiali,per me sono finiti anche se si riprendono,sono finiti moralmente,è finito il capitalismo,la globalizzazione,le banche centrali,e tutto andrà a fondo,perchè i soldi non ci sono per buttarli sulle azioni per farle riprendere,ed anche perchè gli investitori non si sono mai fidati dei politici,e non inizieranno oggi.Dopo un altro bel 50%di ribasso,forse si potrà iniziare a compricchiare.Dico cio’ nonostante parte delle mie finanze si trovano in 2 fondi,e parte è investito a rischio in obbligazioni subordinate.Non mi giudichi un pessimista perchè non lo sono,mi veda come uno che non volendo ha ascoltato una telefonata tra chi organizzava il crollo dei mercati a venire,mi dirà chi,le rispondo chi ha molti soldi e non possiede ancora azioni perchè le ha vendute,ed aspetta di ricomprarle schiacciate al suolo.Vorrei tanto avesse ragione Lei.Il mercato Italiano è andato già sotto i minimi del 2008,ed io ritengo tale mercato l’apripista mondiale.

  15. Alessandro in ha detto:

    Per Caos… che dire… il suo nickname la dice già lunga… e menomale che non si definisce un pessimista… figuriamoci se lo fosse stato!!! Poveri noi… per carità, magari caos avrà pure visto giusto e ascoltato la telefonata, ma se è così conviene chiudere tutti baracca e burattini, anche lei egregio Bertoncello, con tutto il rispetto e la stima che ho per il suo lavoro.
    Un altro meno 50 significherebbe la morte non solo e non tanto dei mercati (che tanto per molta gente ben pensante – e stronza – chi investe onesti risparmi in Borsa resta pur sempre uno “specilatore”), ma soprattutto dell’economia, intesa come aziende che danno lavoro, cantieri che appaltano, negozi che commerciano e via dicendo. Dunque, caro caos, se le sue previsioni sono esatte, le conviene prepararsi una capanna in cima alla montagna, e andarci a vivere fin da subito.

  16. Alessandro in ha detto:

    E a supporto di quanto scritto al punto 15, aggiungo oggi questo post di Cobraf sul sito Wall Street Italia:
    http://cobraf.wallstreetitalia.com/forum/coolpost.php?reply_id=137082#137082

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