l'Investitore Accorto

Per capire i mercati finanziari e imparare a investire dai grandi maestri

Panico e miopia degli investitori

Esiste una regola aurea dell’investimento azionario? Penso di sì. L’ha formulata il più grande investitore di tutti i tempi, Warren Buffett, e recita così: “Sii timoroso quando tutti sono avidi, avido quando tutti sono timorosi.” Se questa massima, semplice e paradossale, è aurea è perché, come Buffett dimostra da oltre mezzo secolo, si è rivelata nel tempo straordinariamente redditizia. E una riprova della sua efficacia, che va oltre l’eccezionalità di un caso individuale assumendo quel carattere di generalità che esigiamo, appunto, da una regola, sta in un grafico che ho già di recente utilizzato ma che merita qualche osservazione aggiuntiva.

Si tratta dei rendimenti totali decennali dell’indice S&P 500 dal 1900 a oggi, che riprendo da un articolo di Joseph Dancy, professore della SMU School of Law di Dallas. Sull’asse delle ascisse sono riportati gli anni dal 1900 a oggi, su quello delle ordinate i rendimenti totali medi nei dieci anni precedenti. Le escursioni sono da capogiro e vanno da ritorni leggermente negativi nei momenti di massima flessione fino a picchi tra il 500% e il 600%. La media, per quel che può valere in un percorso così accidentato, simile all’inseguirsi di onde in uno specchio d’acqua spazzato dal vento, si aggira attorno al 250% su base decennale, pari a poco meno del 10% annuo.

Quel che mi interessa qui evidenziare sono le parti basse di questa specie di irregolare sinusoide dei rendimenti del mercato azionario. Corrispondono alla prima guerra mondiale, alla Grande Depressione degli anni ’30 e alla seconda guerra mondiale, al periodo delle crisi petrolifere, della grande inflazione e dell’”austerità” degli anni ’70.

Si tratta delle fasi di più profondo dissesto economico e più acuto scoramento psicologico nell’ultimo secolo di storia umana: deprimenti per tutti e anche per gli investitori, che a ogni nuovo ciclo di sciagure hanno solo cercato – comprensibilmente – di fuggire il più lontano possibile dal rischio azionario.

A posteriori, come il grafico fa capire, queste ondate di panico e questi esodi di massa si sono immancabilmente dimostrati dei momenti di rara opportunità, e cioè l’esatto contrario di ciò da cui le moltitudini in fuga pensavano di sottrarsi. Da lì infatti si sono ogni volta alzate le “creste” di una nuova ondata pluridecennale di super-rendimenti, che hanno beneficiato quei pochi – come Buffett – che avevano lucidamente compreso l’errore dei più.

Nei momenti più cupi, in cui tutto sembrava volgere irrimediabilmente al peggio, non c’era più nulla da temere. Le Borse erano già scese oltre ogni misura ragionevole. Ecco perché, per dirla con Buffett, “le cattive notizie sono il miglior amico di un investitore”.

La lezione, per quanto paradossale, dovrebbe essere chiara. Ma dai più non è mai stata appresa. Infatti ora ci risiamo, con le cattive notizie cosi cattive da far presagire il peggio, con gli investitori in fuga verso la sicurezza del cash e dei titoli di stato (nonostante la miserevole pochezza delle cedole e dei tassi d’interesse), con le Borse in ginocchio, e il nostro grafico che mostra come i rendimenti decennali delle azioni sono di nuovo crollati a quei minimi da cui si sono poi sempre alzate ondate di straordinari guadagni.

La grande fuga dalle azioni

Cosa c’è di così indigesto nella regola aurea di Buffett? C’è il fatto che quando si diffonde la consapevolezza del precipitare di una grave crisi, arriva il momento in cui i timori si fanno paura e poi all’improvviso degenerano in panico. A quel punto, non c’è più spazio né per calcoli né per analisi e ogni strategia viene gettata alle ortiche. Pare non resti che scappare.

Così è stato anche nell’ultimo paio di mesi, come si può ben afferrare dai dati che seguono. Un post di qualche giorno fa del blog Alphaville cita un sondaggio di Bernstein, la società di wealth management, secondo il quale gli hedge fund, che hanno subito nell’ultimo mese riscatti per 40 miliardi di dollari, hanno risposto all’esodo degli investitori e all’implosione dei mercati facendo lievitare la quota dei loro asset parcheggiata in cash dal 7% medio dell’ultimo biennio fino al 31% – un’enormità.

Se questo è stato il comportamento dei più sofisticati tra gli investitori, immaginarsi gli altri. E infatti l’American Association of Individual Investors (AAII), la principale associazione di piccoli investitori americani, ci dice che tra i suoi membri l’esposizione media verso le azioni è scesa ai livelli più bassi dell’ultimo ventennio, come illustra il grafico qui sotto, tratto dal blog The Big Picture.

Per quasi tutti, piccoli e grandi, sofisticati e ingenui, negli ultimi due mesi è rimbombato ossessivo un solo imperativo: Via dal rischio! A qualsiasi prezzo, a ogni costo.

Il panico e l’ossessione per il breve periodo

Come scrive Matteo Motterlini, docente di economia cognitiva, in un articolo sull’ultimo CorrierEconomia, “il panico è un’emozione reattiva, caratterizzata dall’urgenza di agire istantaneamente. Il panico trasforma facilmente un risparmiatore con un orizzonte d’investimento di dieci anni in uno con un orizzonte di dieci minuti.”

Ecco il problema. Nel panico, gli investitori si lasciano travolgere dal pericolo incombente. La sconvolgente impressione delle Borse in caduta libera annebbia fino a far svanire ogni altro possibile punto di vista: i “dieci minuti” del crollo diventano tutto ciò che conta, un’eternità.

Tra il tambureggiare di grida allarmate, i messaggi apparentemente “razionali” che riescono a filtrare sono quelli coerenti col senso collettivo di catastrofe imminente. Un discorso molto  diffuso in queste settimane, ad esempio, è quello ben riassunto in un recente post sul blog Trader Talk di Bob Pisani, un noto giornalista della CNBC.

Dice Pisani: i mercati azionari non possono che scendere. Le stime degli utili per il 2009 continuano a essere tagliate. Gli analisti top-down (cioè quelli che fondano le loro previsioni sull’esame del quadro macroeconomico) hanno colto prima di quelli bottom-down (che limitano l’analisi alle singole aziende) le dimensioni dell’attuale crisi. Prevedono che gli utili per l’indice S&P 500 non supereranno l’anno prossimo i 63 dollari per azione. Siccome al fondo di un bear market, quando il pessimismo è al massimo, gli investitori non sono in genere disposti a pagare un multiplo degli utili attesi superiore a 10 volte, se ne ricava che l’S&P 500 invertirà rotta solo dopo avere raggiunto quota 630 (63 x 10) – vale a dire un 15% sotto i minimi della scorsa settimana e un 30% sotto i livelli attuali.

Che senso ha questo discorso? Per un investitore accorto – che sa che le azioni sono molto sottovalutate, come ho cercato di dimostrare nel post Gli investitori value sfidano il bear market, ma che d’altra parte sa anche che non c’è modo di sapere dove o quando finirà la caduta degli indici – ha l’unico senso di rivelare, una volta di più, una tipica miopia da panico.

Trascuriamo pure il fatto, non essenziale ai fini di questo articolo, che Pisani, come in genere tutte le trasmissioni della CNBC, erano fino a qualche mese fa sempre pronti a enfatizzare le tesi – allora prevalenti – dei rialzisti. A fine agosto Pisani scriveva, ad esempio, che per fare salire l’indice S&P 500 oltre i 1300 punti sarebbe bastata un’ulteriore flessione del prezzo del petrolio sotto i 110 dollari a barile. Il barile è crollato e con esso anche le Borse!

Più utile è invece rendersi conto che le stime degli strategist di Wall Street non valgono granché e soprattutto tendono a oscillare con gli umori del mercato. Ecco com’erano sei mesi fa (maggio 2008), in una tabella compilata a cura di Bespoke Investment Group, che riporta anche le variazioni rispetto a tre mesi prima (febbraio ’08).

A maggio, dunque, il target price medio di fine anno per l’indice S&P 500, in base alle indicazioni di 12 tra i più noti strategist di Wall Street, era di 1519 punti, un 6,9% in meno del target di 1632 punti che veniva indicato a febbraio. Venerdì scorso l’S&P 500 ha chiuso a 896 punti, dopo aver toccato un minimo di 741 la settimana prima. Intanto, nelle ultime settimane, gli stessi strategist hanno fatto a gara nel sintonizzarsi col pessimismo degli investitori.

Un report di Bloomberg, del 7 novembre, ci informava ad esempio che Binky Chadha di Deutsche Bank aveva tagliato il suo target di fine anno (forse un po’ tardivamente) a 800 punti, diventando il più bearish tra gli strategist dopo esserne stato uno dei più bullish.

Fondare la propria strategia, come consiglia di fare Pisani, sulle stime degli utili di questi stessi analisti per il 2009 è, evidentemente, un’avventatezza. Che fine avranno fatto, fra sei mesi, queste previsioni? A giudicare dai precedenti, un margine di errore almeno del 50% è da mettere in conto.

Il valore delle azioni deriva da flussi di lunga durata

Ma il motivo vero per cui questi discorsi sono inconsistenti è più fondamentale. Ammettiamo pure che gli utili scendano, nel pieno della profonda crisi da tutti anticipata, a 63 dollari e magari anche, perché no, a 50 dollari per azione. La sostanza però è che, come ci ricorda John Hussman nella sua ultima lettera settimanale, un anno di utili, e magari anche due o tre, contano ben poco nella valutazione di un asset di lunga durata come le azioni.

“Nel corso di ondate di panico come l’attuale – scrive Hussman – l’intensa attenzione prestata dagli investitori agli esiti di breve periodo rischia di renderli dimentichi del fatto che gran parte del valore delle azioni sta nei flussi di cassa generati oltre i primi pochi anni. L’eccezione degna di nota è quando il debito e le passività a breve termine sono così elevate da costringere alla bancarotta […]. In periodi come l’attuale, lo stato patrimoniale è più importante del conto economico. Un anno o due o tre di utili contano davvero poco ai fini del valore fondamentale di lungo periodo di un titolo azionario.”

Così conclude Hussman: “Per la maggior parte delle aziende quotate americane (il discorso si può estendere anche a quelle europee, ndr) la condizione dei bilanci è abbastanza sana da rendere poco significativo il rischio di bancarotta, e tuttavia gli investitori stanno prezzando il mercato come se l’intera economia e le aziende, in aggregato, non dovessero più tornare a crescere.”

Dovrebbe risultare chiaro, confrontando la visione erratica e di breve periodo di un Pisani con quella razionale e di lungo periodo di un Hussman, perché ad ogni nuova crisi economica o finanziaria gli investitori, affetti dalla miopia indotta dal panico, finiscano per sovrastimare la portata del pericolo incombente e sottostimare il valore effettivo del mercato azionario.

E’ così che i più si ritrovano a vendere azioni proprio quando sarebbe il momento di accumularle, generando nel lungo periodo ritorni che stupiscono per la loro pochezza.

D’altra parte, gli errori di valutazione che commettiamo sull’onda di emozioni forti e recenti vanno oltre l’ambito dei mercati azionari. Sono sistematici e riguardano tutto il campo del nostro agire, come ci ha fatto scoprire l’economia comportamentale negli ultimi decenni. Un caso noto riguarda gli effetti degli attentati alle Torri Gemelle del settembre 2001. Terrorizzati per mesi all’idea di imbarcarsi su un aereo, molti americani scelsero l’auto, anche per i viaggi più lunghi attraverso il vasto territorio degli States. In definitiva, morirono molte più persone in conseguenza dell’aumentato traffico sulle strade che non per l’impatto diretto degli attentati.

“Le nostre paure sono sempre più numerose dei pericoli che corriamo,” diceva il filosofo latino Seneca. Ora che i più hanno girato le spalle all’investimento azionario, giudicandone i rischi troppo elevati, è ragionevole pensare che a essere elevate siano invece le probabilità di ritorni attraenti nel lungo periodo. Il rischio azionario è massimo quando tutti l’ignorano. Se tutti ne sono ossessionati, come adesso, a essere massima è l’opportunità.

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23 pensieri su “Panico e miopia degli investitori

  1. dolce in ha detto:

    Questa crisi è molto peggiore di quella del 1929. Sarà una lunghissima crisi. Vi saranno sconvolgimenti politici ed eventi bellici che cambieranno radicalmente le abitudini e la qualità della vita. I prezzi delle azioni dovranno ancora scendere di molto. Non vedo perché comprare ora. Non è buona regola quella di mediare mentre i prezzi delle azioni scendono.

  2. salus in ha detto:

    @dolce: ‘azz a leggere sempre del tuo ottimismo verrebbe voglia di farsi un bagno e lasciar cadere il phon acceso nella vasca….
    ma tu pe’ campa’ mangi? ti vesti? bevi coca cola o birra? ‘na pizzetta ogni tanto? a lavora’ ci vai in mutande? le scarpe dopo 2 anni le ricomperi? ne hai 1 estiva e 1 invernale? a lavorare vai a piedi o in auto? a casa usi candele o elettricità?
    Bene, questa è la vita normale. Se tu hai queste esigenze altri ne hanno simili, altrettanti ne hanno x 10 volte le tue…. il mondo gira…

    @ Giuseppe: condivido i tui articoli. Opero da non molto ma ho sempre cercato di ragionare così.
    L’attuale fase è dura ma i mercati stanno valutando le azioni a prezzo di realizzo x chiusura atività. Mi sembra un pò eccessivo.
    Complimenti per gli articoli, sempre dettagliati e completi con analisi e anche statistiche.

  3. Gillis in ha detto:

    Non bisogna dimenticare che il sig. Buffett ha appena bruciato la metà dell’investimento di 5 bilion $ fatto per l’acquisto di azioni GS ad ottobre.Chi se lo può permettere lo segua pure

    Inoltre se fosse vera la regola che quando le azioni scendono vanno comprate dovrebbe essere falsa l’affermazione cotraria e cioè che quando le azioni salgono vanno vendute. Francamente non mi pare…..

  4. dolce in ha detto:

    L’andamento odierno delle borse è ulteriore conferma che il peggio deve ancora venire.
    A meno che non si voglia investire e tener i soldi in azioni per 15-25 anni, NON è il momento di porre neanche un euro in azioni.
    Per un orizzonte più breve attendere almeno fino al setup del 21 dicembre 2008 (so molto bene che il 21 è festivo, pero il setup cade in quel giorno). Ho dovuto precisare questo del 21 dicembre, perché vi sono molti dilettanti che si spacciano per analisti, ma che nulla sono, se non dei vuoti presuntuosi incompetenti, che, oltre che fare analisi sbagliate, che mi inducono a sonore risate, oltre che minacciarmi di bannarmi da questo forum (solamente per aver io esposto previsioni che il mercato ha premiato per la loro esattezza) hanno inteso deridermi per questa mia indicazione temporale, che, invece è tutta esatta. Non ho neanche perso parte del mio prezioso tempo nel far loro rilevare la loro grossolana ignoranza.
    Il sig,. Buffett questa volta ha toppato. Già a luglio egli diceva di comprare. E da allora ad oggi la borsa ha massacrato chi ha comprato titoli azionari. Certo, prima o poi il mercato si girerà: però egli non può essere additato, in questa fase dei mercati, come modello da seguire, avendo egli sbagliato clamorosamente nell’individuare il timing d’ingresso sull’azionario.

  5. Andrea in ha detto:

    “Non bisogna dimenticare che il sig. Buffett ha appena bruciato la metà dell’investimento di 5 bilion $ fatto per l’acquisto di azioni GS ad ottobre.Chi se lo può permettere lo segua pure”

    Possiamo far fede ai fondamentali e lasciar perdere l’andamento di un solo titolo? Perchè di titoli che vanno solo male ce ne sono tanti altri eh!

    Warren Buffett o fantastici 4..
    Il discorso è valido solamente se si tengono d’occhio gl’INDICI! O diamo per scontate le regole basilari e cioè la diversificazione.. o siamo sempre legati alle slot machine.
    Magari frazioniamo il nostro capitale in 24 pezzi e investiamoli ogni 15gg.. Vi dice qualcosa?

  6. Dolce,
    Buffett non fa market timing e sconsiglia di farlo. In compenso, col suo value investing, ottiene rendimenti medi superiori al 20% annuo da mezzo secolo. Se questa volta abbia o meno “toppato” lo si capirà tra qualche anno, certamente non ora. La logica d’investimento di Buffett è di lungo periodo. Come lui (e non solo lui) dimostra, è quella che con le azioni funziona meglio.

    Gillis,
    non ho certo scritto che bisogna comperare azioni solo perchè i prezzi scendono. Forse avevi una tale urgenza di postare il tuo commento che non hai avuto il tempo di leggere il mio articolo. Pazienza. Comunque, Di Goldman Sachs Buffett ha warrant e azioni privilegiate che gli rendono il 10%. La massa degli investitori, intanto, è lì che fa la fila per comperare titoli del Tesoro americano con rendimenti variabili più o meno tra l’1% e il 3%. Buffett farebbe un buco nell’acqua solo se Goldman Sachs fallisse. Ma lui ha avuto l’accortezza di esporsi dopo che il governo americano ha di fatto esteso la sua garanzia alle superstiti banche d’investimento. Mi pare che in questo carosello non è Buffett a fare la parte del fesso, ma piuttosto la gran parte degli altri partecipanti.

    Salus,
    ti ringrazio degli apprezzamenti.

  7. buffet in ha detto:

    Buffet non ci ha rimesso 1 USD nell’operazione a cui vi riferite. Se ben ricordo aveva fatto un acquisto in azioni privilegiate perpetue, che portano con se un dividendo del 10%, ricevendo inoltre dei warrant che gli permetteranno nei prossimi 5 anni di sottoscrivere azioni ordinarie per 5 mld di USDal prezzo di 115 USD per azione, Inoltre i 5 bilion di USD impegnati rappresentano per Berkshire Hathawaiil corrispettivo di 100 EURO per il sottoscritto. Sigg. Dolce e Gillis documentatevi prima di sparare c…..e

  8. dolce in ha detto:

    Non sparo c…come qualcuno, che non vale la pena neanche di nominare, dice con parole da trivio, che lo qualificano tutto.
    Fra 15 anni non avrà ragione Buffett, ma chi scrive, che ha comprato pronti a tre anni al 6%, con il capitale intatto ora e fra 3 anni. Buffet fra 15 anni probabilmente sarà morto, come tanti che si trovano incastrati sull’azionario dal marzo 2007. Qualcuno ricorda ciò che disse Keynes?
    Tanto per dare un’idea delle mie motivate previsioni, prendete nota: sotto il profilo fondamentale e tecnico, fra due anni al massimo, il Dow Jones sarà a 1.400 punti. Sic!
    Ancora qualcuno a dire che si deve comprare ora, quando fra un anno le azioni varranno mediamente meno del 50% che ora e l’80% meno del luglio 2008? Fra un anno comprerò azioni che mi daranno come dividendo più di quello Buffett ricava ora con il capitale svalutato,se prima non avrà dichiarato default, con la differenza notevole che ora il mio capitale è intatto e sta fruttando, e quando comprerò, comprerò con un capitale intatto che avrà fruttato.

  9. MarcoDC in ha detto:

    Ciao.
    Dott. Bertoncello grazie dell’articolo e dei riferimenti che vado puntualmente a leggere.

    Ho da qualche tempo apprezzato questo blog in quanto assenti commenti arroganti, insulti, sfide personali e quant’altro rende post adolescenziale uno scambio di opinioni che nel rispetto di tutte le idee dovrebbe essere sano, rispettoso e possibilmente leggero e perchè no anche ironico. Spero di non restare deluso.

    Personalmente ritengo che chi si sente depositario delle informazioni sul futuro delle borse debba evitare di perdere tempo con persone come me che non hanno idea di dove saranno i mercati alla fine di questo mese, o del prossimo anno, che non credono lui lo sia e investire a leva lungo o corto a seconda e spassarsela alle Maldive SENZA computer; se non lo fa evidentemente ci sarà un motivo…

    Personalmente non sono nè ottimista nè pessimista, investo secondo un piano tale per cui, escludendo il collasso del sistema (ma considerandolo comunque come un’eventualità dalla quale difendermi), io possa uscire vincitore sia che il mercato si riprenda ora sia che si riprenda tra 6 mesi o tra un anno… a quel punto non sarò IL vincitore ma probabilmente un buon piazzato, si dice nell’ippica.

  10. Carmelo in ha detto:

    Grazie dott. Bertoncello per le sue raffinate e chiare analisi dei mercati finanziari. Dopo un lungo silenzio ho avuto grande conforto nel poterla rileggere su questo blog che stimo e apprezzo.
    Ritengo, modestamente da incompetente e semplice osservatore, che oltre alla massa di investitori in preda al panico esista una schiera minoritaria ma agguerrita, specie ad alti livelli, di speculatori. L’attuale volatilità causa ed effetto di conseguenti forzate liquidazioni di asset traballanti consente l’inserimento di ordini da parte di traders “day by day” che provocano repentini cali seguiti da successivi riacquisti con rilevanti profitti. Il panorama generale concordo pienamente sia quello da lei magistralmente descritto, ma penso anche che l’irrazionalità e l’avidità degli speculatori prolungherà ancora per parecchi mesi l’attuale situazione di enorme volatilità. Dott. Bertoncello grazie delle sue fatiche, a nome di tutti i lettori che non si esporranno mai.

  11. claudio in ha detto:

    sottoscrivo carmelo

  12. buffet in ha detto:

    Chiedo ufficialmente scusa a tutti per il termine triviale con cui mi sono espresso nel commentare alcuni interventi. Sono completamente d’accordo con le analisi del dott. Bertoncello. Vorrei aggiungere qualcosa. Se le quotazioni delle azioni rappresentassero attualmente il valore reale del bene, tantissime aziende sarebbero già fallite o starebbero per farlo e i mercati finanziari non varrebbero più nulla, compresi quelli dei bond governativi. Io non penso sia così. Le quotazioni attuali sono un PREZZO, solo un prezzo che ha poco a che fare con il valore intrinseco del bene a cui si riferiscono.
    E’ possibilissimo che i prezzi scendano ultriormente, anche di un ulteriore 20-30%, ma questo non toglie nulla a quanto esposto dal dott. Bertoncello. Gli acquisti fatti a questi livelli rappresentano VALORE e se fatti con occulatezza e poco per volta non potranno che dare soddisfazioni. E’ probabile che buffet fra 15 anni sarà morto anche per la venerabile età che ha già oggi.Sig Dolce come mai è cosi sicuro delle proprie affermazioni? La sfera di cristallo non la possiede nessuno. Questo è un momento terribile, però penso di poterle dare un consiglio. Se crede fermamente in quello che ha scritto venda subito i pronti e acquisti Bund decennali. Scusate ancora

  13. Maurizio in ha detto:

    Egr. Dott. Bertoncello, in un sito di finanza non italiano (che reputo ovviamente affidabile) ho trovato tra le altre questa affermazione che le riporto integralmente: “Bernanke sta tentando uno delle più rischiose e difficili operazioni di politica monetaria della storia. Per ammorbidire la recessione ed impedire la deflazione sta innondando i mercati di liquidità ed assorbe nei bilanci della FED miliardi di titoli spazzatura e le perdite del sistema bancario sull’orlo del collasso. Riuscirà Bernanke a stabilizzare la situazione? Se perde il controllo il risultato sarà la morte delle Borse (in senso figurato). Se invece il suo tentativo riesce, la conseguenza rischia di essere inflazione, risalita delle Borse, forte svalutazione del dollaro e rafforzamento dell’oro. Ieri (01.12.2008) i mercati ci hanno detto che temono il crollo. Assieme al ribasso delle Borse hanno ceduto di schianto l’oro ed il petrolio. Il USD tiene ma é ora un nostro osservato speciale”.
    Considerati i suoi ultimi commenti ritengo sia propenso per la seconda ipotesi, ma avrei piacere, visto la stima che ho nella sua persona, di sapere un giudizio su questa affermazione del tutto plausibile.

    La ringrazio

  14. luca in ha detto:

    io ora sono avidissimo………………

  15. Gentile Dottor Bertoncello,
    Complimenti per l’articolo scritto e per la buona profondità di analisi espressa.
    Come le avevo scritto in un post a ottobre, condivido in parte la Sua visione di mercato, anche se rimango spostato più verso la prudenza; proprio ieri l’NBER ci ha dichiarato che gli Usa sono ufficialmente in recessione da dicembre 2007; ricorda che in quel post avevo identificato l’intervallo temporale settembre 2007 gennaio 2008 quale potenziale avvio della recessione? Penso allora che, al di là della statistica e della storia passata, le mie considerazioni fatte oltre un mese fa siano tutt’ora valide e ne ripropongo le parti salienti ai Suoi lettori:

    Da un post del 23 ottobre 2008 a lei indirizzato dal blog http://www.investitoreaccorto.blogspot.com:

    “Gentile Dottor Bertoncello, ho appena finito di leggere il Suo ultimo post e volevo sottoporLe alcune riflessioni.
    Innanzitutto condivido almeno in parte la visione da Lei espressa sui mercati azionari. Ritengo che i minimi del 10 ottobre abbiano confermato la presenza di un eccesso tipico delle fasi di panico e prodrome alla capitolazione del mercato. Indicatori tecnico-quantitativi, di sentiment e di ampiezza del mercato mi lasciano credere che un bear market rally sia alle porte; anche le valutazioni, anche se non così appetibili come in certe fasi passate cominciano ad essere molto più ragionevoli. Parlerei però ancora di rally in un mercato orso
    Mi permetta peraltro di dissentire COMPLETAMENTE dal commento che ha fatto sulla tabella che ha mostrato riguardante gli ultimi bear market e il punto di svolta del mercato all’interno delle recessioni…..le spiego perchè.
    La recessione in corso non è normale e non è paragonabile alle recessioni del dopoguerra che sono mediamente durate 10 mesi; si tratta di una crisi del settore finanziario e del settore immobiliare che sta provocando un deleveraging e un ridimensionamento del valore delle principali asset type (azioni, commodities, immobili in primis). Il paragone più adeguato è con le recessioni pre seconda guerra mondiale. Dal 1855 al 1945 abbiamo avuto 32 fasi recessive o pseudo tali la cui durata è stata di 18 mesi e in queste mediamente i mercati azionari hanno fatto un bottom 4 mesi prima della fine (cioè circa il 75% del tempo e non la metà come asserito da Lei!!); ipotizzando che la recessione sia iniziata tra settembre 2007 e gennaio 2008, questa recessione dovrebbe finire tra febbraio 2009 e giugno 2009 (circa); quindi i mercati azionari dovrebbero fare i minimi tra ottobre 2008 e febbraio 2009. In questo periodo pertanto non mi sento di escludere la possibilità di nuovi minimi dei mercati e di violenti recuperi in un contesto di alta volatilità; l’avvio di un nuovo bull market però è ancora lontano.”

    Financial Markets LAB (www.financialmarketslab.blogspot.com)

  16. Gianni in ha detto:

    Gentile dott. Bertoncello
    Volevo ringraziarla per le sue interessanti analisi in questo difficile momento.
    Vorrei ricordare che siamo tutti maggiorenni e vaccinati, non pretendiamo da lei valutazioni infallibili, la rete ci permette di consultare opinioni anche opposte alle sue e decidere come meglio crediamo, per cui non mi sembra il caso di polemizzare tra di noi.
    Continui perché l’unica cosa di cui sono certo è che questo nostro paese se vorrà risollevarsi avrà bisogno di gente preparata e onesta come lei.

  17. Mi unisco ai convinti apprezzamenti dei più.
    Lei non solo è preparato, ma estremamente chiaro nelle Sue analisi, unendo un’evidente esperienza operativa ad una capacità di comunicazione di grande livello.
    C’è molto metodo in ciò che Lei suggerisce, quel metodo che manca del tutto nell’investitore poco accorto.
    Nel mio blog – dedicato a chi sa di non sapere – e quando posso in questi commenti, cerco di combattere il tronfio determinismo di tanti che credono che i tracciati dei grafici siano già scritti.
    Per fortuna non riescono mai ad individuare dove sta la creatività.
    Grazie

  18. MarcoDC in ha detto:

    Maurizio,
    ho letto il testo che hai riportato; è fuor di dubbio che Bernanke stia rischiando con le manovre + recenti di creare nel lungo periodo inflazione e collasso del dollaro ma vorrei sottolienare che questa eventualità non la si ha tanto (o solo) quando si immette molta liquidità nel mercato, bensì quando non si riesce a cogliere il giusto momento per toglierla (agendo sui tassi ad esempio); Greenspan non fece l’errore di una politica monetaria espansiva, fece l’errore di una politica monetaria espansiva PER TROPPO TEMPO. Speriamo Bernanke sappia scegliere il momento giusto per tirare di nuovo la cinghia, aiutato certo dal fatto che questo momento (speriamo) potrà cadere NON a cavallo di nuove elezioni americane (ci mancherebbe altro!).

  19. Alessandro in ha detto:

    Salve a tutti, mi unisco alla discussione. E’ vero che, come disse Keynes, “nel lungo periodo saremo tutti morti”, ma occorre sottolineare che la frase vale anche senza “nel lungo periodo”, mi spiego…? E poi vorrei anche denunciare una “furbizia” di certi promotori che sbandierano la teoria deelle “10 migliori giornate di borsa” nelle quali, se sei fuori, perdi secondo loro quasi tutta la spinta rialzista dei mercati. Ma scusate, per dovere di onestà, allora non bisognerebbe parlare anche delle 10 PEGGIORI GIORNATE?? Tipo quelle che vediamo spesso in questi mesi, le botte da -6 o -8 in un solo giorno?? Se uno stava fuori in quei giorni lì, sai quali guadagni faceva?

  20. 17 – Scusate, ritorno .. su me stesso.
    Per eccesso di sintesi mi accorgo che la frase sulla creatività può risultare criptica, quindi la spiego brevemente: nelle situazioni di crisi, l’essere umano è portato a reagire – oltre che facendo tesoro dell’esperienza – sprigionando la creatività. Come ? Sia nel caso degli imprenditori che dei governanti con soluzioni nuove e innovative, in grado di “sparigliare” le carte dei tracciati che sembravano già scritti
    19 – Quello delle 10 migliori giornate è un argomento che utilizzo anch’io, ma non è una furbizia. E’ corretto per la stragrande maggioranza di coloro, che non avendo capito i 10 momenti giusti per uscire, devono assolutamente evitare di aggiungere il danno alla beffa.
    E poi, dovresti proprio presentarmi uno, dico uno, che abbia indovinato le 10 peggiori giornate: semplicemente non è ancora nato.

  21. Pingback: Recessione, azioni e l’ingannevole buon senso

  22. RobertoC in ha detto:

    Se Buffett non potesse farsi i regali da solo shortando su se stesso, recuperando anche qualche miliardo a spese degli ignari americani, non saprebbe neanche più il suo nome.
    Dal “vendi e pentiti” dei tempi di pace siamo passati a “se ne compri una sola rischi che sparisca”. Non parlo delle ciofeke italiane, ma ormai anche di Ford, GM e… Coca-Cola?
    Solo petrolio, il resto sono balle.

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