l'Investitore Accorto

Per capire i mercati finanziari e imparare a investire dai grandi maestri

Punto di svolta

Nell’ultimo paio di settimane il mio punto di vista sui mercati è cambiato. Chi ha letto il blog sa quanto io sia stato negativo – sin dai primi post nella primavera del 2007 – sulle prospettive del ciclo economico e delle Borse e quanta cautela abbia invitato a esercitare mentre montava quella che avevo descritto, ben prima che il processo entrasse nella fase acuta, come una gigantesca bolla del credito in procinto di trasformarsi in un’epocale crisi finanziaria (vedi i post La prima bolla davvero globale, Le banche i mercati e la bolla del credito o Buffett, Gross e gli schemi di Ponzi delle banche). Ciò che poteva sembrare pessimismo si è dimostrato un realistico set di aspettative.

In tutti questi mesi, la gestione del mio portafoglio è stata allineata a quanto pensavo e andavo scrivendo. Nell’azionario avevo ridotto i miei investimenti, già dalla prima metà del 2007, a non più del 15% delle mie attività (un livello per me eccezionalmente basso), quasi esclusivamente in large cap molto difensive e con un alto tasso di dividendo. Avevo poi titoli di stato con scadenze non oltre i 5 anni e molta liquidità. Infine, avevo cominciato ad acquistare opzioni Put sull’indice S&P/Mib. Inizialmente poca roba, poi posizioni più significative, accumulate nelle discese dal picco dei bear market rally a metà maggio e a metà agosto di quest’anno.

Analisi e strategia si sono rivelate azzeccate.

Solitamente sono un investitore poco attivo. Mi guardo bene dall’ingrassare i profitti dei miei broker. Ma nelle ultime settimane mi sono dato da fare. Prima ho liquidato tutte le mie Put. Poi, a cavallo dello scorso fine settimana, ho cominciato a comprare e a ricostituire una più normale e ben diversificata asset allocation. Data la situazione di partenza (molto cash e per il resto più titoli di stato che altro), ciò ha voluto dire e vorrà dire acquistare azioni.

Ne ho comprate per ora in misura prudenziale, restando alquanto sottopesato nei confronti di questa classe di attivo.

Ma la mia strategia d’investimento è cambiata. Perché?

Il lavoro che normalmente faccio è di leggere una gran quantità di analisi economiche, finanziarie e di mercato, di confrontarle tra loro, con i fatti che sono in grado di accertare, e con le opinioni di consenso che sembrano emergere dalla cronaca finanziaria (cercare di capire il consenso è importante non al fine di appiattirsi su di esso ma per cogliere cosa i mercati già scontano e cosa invece è possibile che, almeno in parte, trascurino).

Poi elaboro – un po’ come può fare un medico alle prese con una diagnosi difficile o un Poirot impegnato a risolvere un caso di omicidio sull’Orient Express – delle mie congetture e valutazioni, che cerco di mantenere aperte e soggette a continue verifiche critiche. Insomma, analizzo fatti, opinioni e analisi, sforzandomi di non innamorarmi né dei miei analisti preferiti né dei miei punti di vista.

Nei 18 mesi dalla nascita del blog mi sono ritrovato continuamente ad avere a che fare con castelli in aria, rigonfi di illusioni. Come ho via via osservato, era scorretto pensare che la crisi del credito fosse limitata al mercato dei mutui subprime, era ingenuo pensare che il contagio sarebbe stato “contenuto” (quando i “germi”, e cioè gli asset tossici, avevano viaggiato dappertutto, complice una cultura e una gestione del rischio all’interno delle istituzioni finanziarie radicalmente da rifondare), era da sprovveduti credere che le ricadute sull’economia reale sarebbero state così limitate da consentire di evitare una recessione.

I fatti mostravano come stesse montando uno tsunami finanziario di dimensioni senza precedenti. Investitori come Jeremy Grantham, economisti come Nouriel Roubini e analisti finanziari come Satyajit Das (che ho a più riprese citati nel blog) li avevano esposti e analizzati a fondo, e le loro posizioni mi sembravano le più realistiche e fondate.

Per contro, la vicenda quotidiana dei mercati vedeva continuamente riaffiorare stravaganti speranze, come quella che il salvataggio di Bear Stearns e il pacchetto di aiuti fiscali di Bush potessero essere il punto di svolta (tra marzo e maggio) o che il crollo del prezzo del greggio (tra luglio e agosto) fosse il toccasana che avrebbe rivitalizzato le economie.

In verità, il pacchetto Bush era come una di quelle dighe di sabbia che i miei figli costruiscono in spiaggia per arrestare la marea, la crisi di Bear Stearns era solo un avvertimento di quanto stava per scatenarsi a livello sistemico, la fine del rally delle materie prime (come avrebbe dovuto essere facile capire) segnalava il dilagare della crisi economica su scala globale.

Finché i mercati azionari erano popolati di illusioni, era conseguente ritenere che avrebbero continuato la loro marcia al ribasso, a mano a mano che le illusioni lasciavano il passo alla realtà.

Ora pare a me che speranze e inganni sono tutti in pezzi. C’è invece il panico degli investitori, da un lato, e il massiccio intervento pubblico dall’altro. Sui media abbondano i riferimenti al 1929, gli economisti vedono e prevedono una lunga recessione globale, banche centrali e governi finalmente riconoscono la natura sistemica della crisi finanziaria stanziando a sostegno delle banche importi pari a svariati punti di PIL.

Tipicamente, quando si arriva al punto in cui il crollo delle illusioni spiana la strada al panico, là dove si arresta la spasmodica ondata di vendite il bear market è, nella sostanza, finito.

L’altra settimana per tre giorni su cinque si sono registrati, a Wall Street, dei cosiddetti 9/10 days, e cioè sedute in cui oltre il 90% dei titoli ha chiuso al ribasso – un evento raro di per sé, che forse non è mai accaduto prima (escluso il collasso del 1929 e dintorni) per tre volte in una settimana, e che tende a concentrarsi in prossimità dei punti di svolta del mercato.

I volumi sono stati elevati e venerdì 10 sono stati addirittura doppi rispetto alla media degli ultimi mesi. L’indice Vix della volatilità del mercato, chiamato anche “l’indice della paura” (perché l’alta volatilità si associa alle crisi di panico), ha toccato livelli record.

L’andamento dei mercati, insomma, è stato quello che in genere si riscontra al fondo di una crisi e di un bear market.

Al tempo stesso, la discesa verso soglie prossime a quelle dei minimi del bear market del 2000-2002 ha riportato le valutazioni dei mercati azionari a livelli attraenti – i più interessanti da un quindicennio a questa parte (molto più attraenti e potenzialmente remunerativi, in particolare, dei livelli valutativi da cui prese le mosse il bull market del 2003-2007).

Non si tratta – va riconosciuto – di multipli altrettanto stracciati come quelli da cui prese l’abbrivio il grande bull market secolare del 1982-2000. Ma non è detto che per forza di cose si debba scendere a valori tanto depressi.

Dunque, il bear market è finito? Non ho certezze. Di fronte ai mercati si può ragionare solo in termini probabilistici. Quello che penso è che i rischi di ulteriori ribassi, a questo punto, dopo il dimezzamento patito dalle quotazioni di Borsa negli ultimi 12-18 mesi, siano ridotti a sufficienza da rendere ragionevole – almeno per chi, come me, ha saputo finora sfuggire alle grinfie di questo bear market – la scelta di cominciare ad accumulare esposizione verso l’azionario. In un orizzonte pluriennale, è molto probabile che ci sia più da guadagnare che da perdere.

Accumulare gradualmente ha senso in sé, come tecnica di diversificazione del rischio nel corso del tempo, e ha senso anche alla luce delle caratteristiche tipiche delle fasi di inversione del mercato azionario. Un bear market non finisce in un istante. Anche ipotizzando, come sto facendo, che i minimi di venerdì 10 ottobre segnino un momento importante in questo ciclo di mercato, la storia ci dice che nel corso dei prossimi mesi quei livelli, probabilmente, verranno ritestati.

Nel 2002-2003, i principali indici americani ridiscesero verso le soglie di luglio in altre due occasioni, a ottobre e a marzo, per muovere poi decisamente al rialzo solo dopo aver formato una “base” nel corso di ben otto mesi. Nel 1974, alla fine dell’altro più poderoso bear market del dopoguerra, i minimi di ottobre furono riavvicinati a dicembre in un processo di inversione di tendenza che fu più breve ma impegnò comunque più di tre mesi.

Nell’uno e nell’altro caso, i rimbalzi dal fondo, tra un minimo e l’altro, furono del 25%-30%. Ed è un’ipotesi che oggi trovo attraente – più che altro come congettura sulla psicologia del mercato e la tendenza a ripetersi di certi pattern.

Qualcuno obietterà: ma come farà il mercato a rimbalzare in una fase in cui le notizie sul ciclo economico non fanno che peggiorare? Ogni volta che le Borse tornano a scendere (e anche nell’ultima settimana ci sono state discese a rotta di collo), i media non fanno che riportare i commenti di “esperti” i quali sottolineano come, passata forse la fase più acuta della crisi finanziaria, è l’economia reale ora a preoccupare.

Si può rispondere in due modi.

Il primo è che una seria recessione (la più grave dell’ultimo quarto di secolo) è, a questo punto, del tutto scontata nelle quotazioni di mercato. L’ultimo sondaggio mensile del Wall Street Journal tra gli economisti americani dimostra che una stragrande maggioranza prevede un dato del Pil negativo nel terzo e quarto trimestre di quest’anno e anche nel primo trimestre del 2009.

La recessione negli Usa, come ho più volte argomentato nel blog, è probabile che sia iniziata a cavallo tra il 2007 e il 2008, con una breve pausa nel secondo trimestre, grazie ai temporanei effetti espansivi del pacchetto di aiuti fiscali dell’amministrazione Bush. Di questa recessione, insomma, siamo già a metà strada o forse anche un po’ oltre.

La seconda osservazione è che non è affatto inconsueto che il mercato azionario cominci a risalire la china nel pieno di una crisi economica. Anzi, è la normalità. Lo dimostra uno studio pubblicato questa settimana dal blog Ticker Sense, da cui risulta (vedi tabella qui sotto) che negli ultimi quattro decenni il fondo di un bear market è stato in media toccato quando la concomitante recessione aveva compiuto appena il 57% del suo corso.

Alla fine della recessione, gli indici azionari si trovavano in media un 27,3% al di sopra dei minimi. Come a dire che è nel pieno di una crisi economica, approfittando del pessimismo che la congiuntura negativa e il crollo dei mercati diffondono a piene mani, che un investitore riesce a cogliere le migliori opportunità.

E’ la lezione che ha sempre insegnato Warren Buffett, e che anche ieri il saggio di Omaha è tornato a riproporre in un articolo sul New York Times: “Be fearful when others are greedy, and greedy when others are fearful” (“Devi avere paura quando gli altri sono avidi, ma essere avido quando gli altri hanno paura”).

 

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30 pensieri su “Punto di svolta

  1. poldino in ha detto:

    secondo me il panico vero non si e’ ancora visto. Cominciare ad accumulare ora lo posso condividere, ma probabilisticamente il minimo della settimana scorsa verra’ violato.

  2. Articolo bellissimo, mi trovo d’accordo con te Giuseppe 🙂
    Se anche il minimo della scorsa settimana venisse violato, non sarebbe per andare a 10.000 di Mibtel, tanto per capirci .. ma per un 10-15% di perdita. Non credo ad una perdita maggiore, quella si avrà forse in futuro, quando e se anche l’economia reale dovesse avere il collasso conseguente al collasso del sistema finanziario (nel 29 crollò il sistema finanziario, ma i listini non ebbero in quell’anno i minimi, bensì l’anno successivo, e la lezione penso sia stata assimilata dai vertici tipo Fed e governo)
    Siamo quindi a mio parere vicini al bottom.
    Buona la tecnica dell’accumulo. Si comincia a comprare, comprando ancora sulle discese.

  3. Ciao Giuseppe! E’ un piacere ritornare a leggerti sul blog!

  4. Ho erroneamente inserito un mio commento sul post del 7/8/08. Potete recuperarlo?? Grazie

  5. romeo in ha detto:

    Ben Tornato sig.Giuseppe,spero di leggerlo,con più assiduità in futuro,ammiro la sua dote di sintesi,il suo modo di mettere insieme le varie teorie,il suo modo d’informarsi ed alla fine la sua personale e accorta mediazione.Nessuno puo’dire se siamo arrivati,io non lo penso,penso a sù e giù molto forti nei prossimi mesi,ma ora un rimbalzo corposo del 30/40% lo dovremmo vedere,e poi sarà importante non scendere sotto i minimi del 10/10/08,altrimenti la faccenda si farebbe seria,del tipo 29,anche se ritengo che la crisi attuale è ben altra cosa,per certi versi peggiore a livello finanziaria,grazie alla finanza fantasiosa,ed alla bomba CDS,che se dovesse esplodere,allora sarebbe la fine,mentre a livello di economia,oggi,siamo messi molto meglio del 29,a salvarci è stata proprio la crisi del 2000,grazie alla quale le massaie,ecc,sono state scacciate dalla borsa,ma cosa importante è salvare i risparmi di chi è uscito nel 2000 dalla borsa per non ritornarci più,altrimenti sarebbe la fine del sistema economico,ed in tal caso le borse andrebbero verso la disintegrazione.Cosi’la penso io,molto dipende anche dal caso ING Group,dovesse fallire,non sarebbe un buon segnale per la economia reale,ma sono ottimista,nonostante tutto ,solo il panico dei risparmiatori non competenti mi mette un po’di preoccupazione,e se dovesse scattare in Running Bank,spero che gli sportelli vengano chiusi con urgenza e velocità ultrasonica,anzi penso che si siano già preparate le banche a tale evenienza,ci sono gli untori nella società che buttano benzina sul fuoco,altrimenti si andrebbe a fondo per l’ignoranza della massa,mentre col tempo ne usciremmo di sicuro,in caso di fallimenti a catena da Runnink Bank,i fondi di garanzia non sarebbero sufficienti,nè gli Stati potrebbero fare molto in tal caso.Il momento è delicato,ed occorre calma generalizzata.

  6. Francesco in ha detto:

    Dopo che le previsioni si sono avverate con sconcertante puntualità è un vero piacere leggere un post sull’attualità. Non si può non concordare con la Sua visione che peraltro, come ha ricordato, è anche quella dell’oracolo di Omaha. Vorrei però gettare un sassolino nello stagno: e se questa volta non fosse come le altre volte?

  7. Rigrazio Poldino, Argema, Riccardo R., Paolo 41, Romeo e Francesco per i loro commenti.

    Dice Poldino che “il panico vero non si è ancora visto.” Beh, nei mercati finanziari il panico si è visto, eccome. Nel giro di tre settimane gli indici azionari sono crollati del 30% circa. I tassi sul mercato interbancario sono andati alle stelle. La volatilità è stata enorme. Si è assistito a un fuggi fuggi verso il cash e i titoli di stato a breve termine mentre le rilevazioni sul sentiment degli investitori hanno toccato estremi di negatività.

    “E se questa volta non fosse come le altre volte?” si chiede Francesco. Le Borse sono crollate del 50% e scontano una grave recessione. Temere di peggio vorrebbe dire immaginare scenari da Grande Depressione stile 1929, o da protratta deflazione come quella abbattutasi sul Giappone a partire dal 1990. Ma, a livello globale, non ne vedo le condizioni. Nel ’29 sia la politica monetaria che fiscale rimasero restrittive, in ossequio ai dogmi (sbagliati) del tempo. Mentre negli anni ’90 il Giappone commise il grave errore di restare intrappolato nella rete troppo fitta di rapporti tra establishment politico economico e finanziario che impedì di fare pulizia in un sistema bancario fragile e sottocapitalizzato.

    Quelle due esperienze hanno insegnato che, per superare le crisi finanziarie, disciplina di mercato e sostegno pubblico devono procedere fianco a fianco.

    Deflazione e depressione possono dunque essere entrambe combattute con successo. Puntare sull’ipotesi che non lo siano mi sembrerebbe davvero una scommessa troppo rischiosa.

    Giuseppe B.

  8. Mink in ha detto:

    Vendete tutto, prima del grande crollo

  9. e come si fa a vendere a questi prezzi…sono da saldo! non credo ad un nuovo 29. le borse mondiali sono CROLLATE QUEST’ANNO NEPPURE NEL 29 REGISTRARONO UNA PERDITA SIMILE. IN TRE ANNI REGISTRARONO UN RIBASSO SIMILE superiore ma allora si veniva anche da performance del 300% cosa che invece adesso non abbiamo visto…deve pertire una reazione altrimenti è un casino veramente. e quanto devono perdere ancora un 15% ? e che tonfo sarebbe nel 2008..altro che 1987. una passeggiata

  10. Mink in ha detto:

    Non avete ancora capito che stiamo andando verso un disastro epocale.
    Vendete tutto.

  11. ANTONIO in ha detto:

    IL DISASTRO EPOCALE NOOO… VOLETE SAPERE CIO’ CHE SUCCEDERA’? BENE RICORDATEVI QUESTO POST….IL MINIMO LO TOCCHEREMO PRESTO POI GRANDE RIMBALZO FINO A MINIMO 30.000 DI SPMIB POI RIDISCESA FINO AL 2013…GRANDE MINIMO PER POI UN ALTRO VENTENNIO IN RIALZO…LA STORIA SI RIPETE.. G.B.VICO…UN ABBRACCIO E COMPLIMENTI AL SITO…INTERESSANTE E ACUTO… a.b.

  12. NICOLA in ha detto:

    è abbastanza evidente che il panico nell’ultimo mese si è impadronito degli attori dei mercati mobiliari. il mark to market ha devastato la fotografia di qualunque asset non solo azionario. si trovano obbligazioni (anche di rating elevati) a prezzi scontati che danno rendimenti notevoli. visto che le azioni si muovono su dati e previsioni di conto economico il cui ridimensionamento sarà certo ma ancora non certamente quantificabile, non trovate interessante puntare su strumenti che in fondo fanno piu’ riferimento alla solidità dello stato patrimoniale?? soprattutto a prezzi che possono dare rendimenti annui vicino e anche oltre le 2 cifre ?? p.s. bentornato Giuseppe, mi mancavi.

  13. MarcoDC in ha detto:

    Ciao, mi associo agli apprezzamenti per Giuseppe.

    Mink, se hai un’idea motivala; detta così è, secondo me, inutile scriverla e altrettanto leggerla.

    Antonio: se fosse vero quello che dici chi comprerebbe e chi venderebbe in un mercato dove il futuro è tracciato ? Nessuno sa come andranno i mercati il prossimo mese, figuriamoci il prossimo anno. Ricorda Sir Templeton: chi ha tutte le risposte in finanza non ha capito le domande e anche me che sostengo che se qualcuno sapesse come andranno le borse il prossimo mese, si accollerebbe un megaprestito, investirebbe a leva, ripagherebbe il prestito e vivrebbe alle Maldive; se invece tutti sono sempre qui è perchè di scorciatoie non ce ne sono e di pasti gratis, in borsa, neanche.

    Almeno così la penso io.

  14. Mink in ha detto:

    @ MarcoDC

    Fino a qualche settimana fa ritenevo che, fermo restando la condivisione del punto di svolta epocale dell’economia a tuti evidente, all’incirca in questo periodo il mercato avrebbe toccato il minimo, e sarebbe ripartito come successe altre volte.

    Invece non sarà così, per diverse ragioni che riassumo.

    Il 2009 italiano sarà disastroso:
    – La disoccupazione inizierà a toccare livelli mai registrati in precedenza nel dopoguerra;
    – La situazione economica delle famiglie verrà portata al collasso;
    – I valori immobiliari subiranno dei drastici ridimensionamenti (non certo i 5 – 10 punti di cui parlano gli “analisti”)- e ricordo che la maggior parte degli immobili è di proprietà delle famiglie, con conseguente riduzione del loro unico cespite di capitalizzazione rimasto intatto sino ad oggi;
    – L’edilizia, motore e volàno di tutto il Paese è immobile già da tempo e non si tratta di una crisi ciclica come le precedenti, c’è dell’altro;
    – Lo stato, con un debito pubblico stratosferico, dovrà intervenire nuovamente sul patrimonio e sulle famiglie, drenando nuove risorse per far fronte alla gravità delle emergenze;
    – Molte aziende e molte attività commerciali chiuderanno i battenti (sta succedendo già ora: gioiellieri che protestano 1.800 € (!!!!!), concessionarie automobilistiche prestigiose che “saltano”, imprese edili che faticano a pagare fatture di centinaia – non migliaia !! – di euro;

    In buona sostanza: siamo avviati verso un periodo – lungo – di povertà.
    Iniziamo a chiamare le cose con il loro nome.
    Iniziamo a razionalizzare questi concetti.

    E, se possibile, iniziamo ad aiutarci gli uni con gli altri, perchè, se così non sarà………….non la vedo bene………..

  15. mercury in ha detto:

    Mi piace pensare ch siamo ad un punto di svolta, ma vorrei sapere se il mercato sconta gia la bolla delle carte di credito che travolgerà gli Usa.
    I mutui subprime anche se mal garantiti, hanno un certo certo grado copertura immobiliare, le carte di credito revolving non mi sembra. Se scoppia sono guai seri.
    Che ne pensate ?

  16. MarcoDC in ha detto:

    Ciao Mink, capisco, ma l’Italia conta come il due di picche a briscola nell’economia mondiale.

    Sulla disoccupazione non posso escludere la tua tesi.

    I valori immobiliari hanno una scarsa rilevanza in Italia stante il tipo di economia del ns paese; se la tua casa vale 100 invece che 200 cosa ti cambia ? Hai la sensazione di essere + povero, quindi magari spendi meno il che è dannoso per l’economia, ma lo stesso effetto lo ottieni quando le borse scendono molto. In America è diverso, perchè è diversa l’economia.

    Sull’edilizia è un settore in crisi è vero ma non così tanto come si dice, almeno in Italia. Le imprese serie hanno accumulato molti soldi negli ultimi anni e li stanno usando per resistere; tieni conto che la gente è avversa alla borsa e lo rimarrà per molto data la poca cultura in questo campo specialmente in Italia e la discesa dei prezzi delle materie prime e dell’inflazione ha già iniziato e probabilmente contribuirà a far sì che i tassi vengano abbassati; il paracadute governativo alle banche dovrebbe riportare l’Euribor e il Libor su livelli adeguati e quindi le persone con molta liquidità (fuori dalle borse) e tassi bassi è possibile che ricomincino a comperare casa. E’ uno scenario che devi considerare anche se un qualsiasi imprevisto in questo circolo lo potrebbe scompaginare.

    Il debito pubblico… di quale parli… di quello americano? I nostri sono regolati dal rapporto con il PIL secondo il trattato dell’unione.

    L’ultimo punto è vero ma è una conseguenza o il motivo (a seconda) dell’aumento della disoccupazione, quindi è lo stessa cosa del punto 1.

    Fatico a capire cosa significhi “cominciamo ad aiutarci”.. ad esempio ?

    Non ho la benchè minima idea di come andranno le cose, nessuno che legge o scrive qui lo sa altrimenti sarebbe alle Seychelles da un pezzo, ricco, ma non penso, anzi sono certo che:

    – Il disfattismo o catastrofismo non è un atteggiamento che condivido e questo è assolutamente indipendente dal fatto che poi questi eventi catastrofici si concretizzino o meno
    – Lo stesso disfattismo o catastrofismo sono elementi che creano (hanno sempre creato) occasioni di acquisto in borsa… mica vorrai acquistare ancora + basso ?

    Mercury, del problema revolving se ne parla da questa estate abbondante; qualcosa di vero c’è. Se ne parliamo noi chi ha le notizie fresche ha già ampiamente scontato il fenomeno almeno in una certa dimensione; se dovesse avverarsi ed essere di proporzioni maggiori del previsto saranno certamente problemi ma dato che è diverso tempo che se ne parla, immagino, non sono certo, che chi si è trovato con i subprime abbia rivolto da subito lo sguardo alle proprie revolving, stringendo ormai da mesi i cordoni… almeno lo spero…

    …perchè in mezzo a tanti messaggi che leggo dove le previsioni su minimi e massimi, di tonfi e rimbalzi si sprecano, io non ho la + pallida idea di come andranno le cose.

  17. mercury in ha detto:

    Caro MarcoDC, sono di natura ottimista, ma oggi è necessario non vivere sulla speranza.
    Guarda i Mutui subprime : E’ dall’estate 2007 che ne sento parlare, poi mi sono detto, speriamo che sia un fenomeno localizzato in USA, noi che c’entriamo ? Dopo un anno e mezzo di crolli in borsa e perso un sacco di soldi con i fondi di investimento (ben diversifacati in tutto il mondo in azioni e obbligazioni ) mi chiedo :
    Sarà finita ?
    Se è solo da quest’estate che circola la notizia della bolla “carte di cretito revolving” , vuoi vedere che il suo effetto negativo lo vedremo nel corso del 2009 e che il crack dei listini è solo a metà percorso ?
    Se milioni di americani rischiano di diventare insolventi, non sosterrano più la domanda dei consumi, con conseguente rallentamento dell’economia e perdita di posti di lavoro.
    Ma non basta: Le società che emettono le carte revolving, per alimentare altri crediti, hanno cartolarizzato enormi quantità di debito dei propri clienti con titoli per 365 miliardi di dollari di cui Hedge Fund e fondi pensione sono imbottiti.
    Se i clienti non riescono a restituire i loro debiti che succede ? Gli Hedge fund venderanno furiosamente e forzatamnte qualsiasi asset in portafoglio, per far rientrare posizioni insostenibili.
    Ecco perchè ho paura che non sia finita, e che l’effetto domino sia appena a metà strada.
    Spero di sbagliare anche perchè non so cosa fare dei pochi risparmi che mi sono rimasti.
    Infatti attendo con ansia un Post di Giuseppe Bertoncello che dal 18 ottobre non scrive.

  18. link in ha detto:

    ciao giuseppe grande blog il tuo, lucidissimo e molto dettagliato peccato che non lo aggiorni più con la frequenza di qualche mese fa.
    spero che tu possa tornare a farlo più spesso.
    saluti

  19. Mink in ha detto:

    Poi non dite che non era stato detto..

  20. MarcoDC in ha detto:

    🙂
    Mink, sono + oracolo io di Buffet. Ho guardato il thread, ho visto un commento in + di ieri, le borse erano in discesa e mi sono detto: Mink avrà scritto. Sono un oracolo.

  21. Mink in ha detto:

    @ MarcoDC

    sei grande!!
    quasi, quasi ti chiedo una consulenza d’investimento! 🙂

  22. MarcoDC in ha detto:

    Ah ah !!
    Perderesti soldi ! Fai da solo, è meglio.
    🙂

  23. salve a tutti, ma secondo voi a che valore terminerà l’sp500 al 31.12.2008? mi documento spesso con fugnoli, masetti (analisi di Gann) e g squared ed ognuno di loro ha una tesi non conforme.che dite voi? io mi sono già dato un target. il vostro qual’è?

  24. MarcoDC in ha detto:

    Dammi retta, non lo sa nessuno… sarò ripetitivo… ma se uno lo sapesse mica starebbe a scrivere su una tastiera di un computer, no ? Sarebbe ricco alle Seychelles. Non lo sa Fognoli, non lo sa nessuno di chi scrive o legge qui o in qualsiasi altro forum, non lo sa nanche Buffet (che essendo un investitore di successo l’ha ovviamente dichiarato). Non cercare di capire a quanto sarà, è inutile… imposta una strategia di medio periodo in base alle tue idee tendenziali e persegui quella strategia fino a quando un chiaro segnale non dovesse convincerti che stai sbagliando; non ti ci affezionare ma non cambiarla perchè leggi il contrario; leggi per capire di + del presente non per sapere del futuro.

  25. Vi ringrazio per i commenti e gli apprezzamenti.

    Lore, sono d’accordo con MarcoDC. Cosa farà il mercato non lo sa nessuno. E fissare dei target per la fine anno, a mio avviso, ha poco senso. Sappiamo che fine fanno i target degli abilissimi e strapagati strategist di Wall Street: sono, normalmente, del tutto “off the mark”, e cioè fuori bersaglio.

    Nel mio articolo a un certo punto scrivo: “Dunque, il bear market è finito? Non ho certezze. Di fronte ai mercati si può ragionare solo in termini probabilistici.” Quella frase non è un trascurabile inciso. E’ fondamentale.

    Il mio articolo descrive un “punto di svolta” che riguarda la mia strategia d’investimento piuttosto che le bizzose evoluzioni del mercato. Dopo il crollo di ottobre ho deciso che era ragionevole cominciare ad accumulare azioni, in modo graduale, e in una logica di lungo periodo (potendomi cioè permettere il lusso di aspettare anni prima di vedere il frutto dei miei investimenti). Ero stato “short” fino a quel punto, e da lì ho cominciato a essere “long”, con prudenza, comprando ai minimi, e senza inseguire i rally. Per i motivi che ho illustrato in questo post, e in diversi altri che ho scritto in seguito, ho valutato che le probabilità si erano modificate ed erano diventate favorevoli.

    Ragionare in termini di probabilità – e dunque con disposizione sempre critica, dubbiosa e consapevole del rischio – è, a mio avviso, l’unico approccio corretto nei confronti dei mercati finanziari – che sono realtà sociali, storiche, non modellabili matematicamente, non semplificabili graficamente, e – in sostanza – imprevedibili.

    Giuseppe B.

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