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L’Amore (di sé) e il Potere

Mi sono chiesto quale necessità spinga la Rai a proporre in tutti i suoi programmi d’intrattenimento (o forse sarebbe meglio dire di “trattenimento”) Bruno Vespa che presenta la sua ultima fatica letteraria. Scrupolo informativo al cospetto di una grande opera? Non direi. L’Amore e il Potere, nonostante il titolo impegnativo e la promessa ancor più onerosa di svelare non i retroscena della politica ma quelli dell’anima, non è Guerra e Pace. Non siamo in presenza del caso letterario dell’anno, né tanto meno di un nuovo Tolstoj.

Si tratta allora di una forma di indennizzo per un accesso indebitamente negato al piccolo schermo? Ipotesi surreale. Vespa, col suo Porta a Porta, anche senza i libri è già una presenza ossessiva e straripante.

Non resta che pensare che si tratti di una manifestazione di ossequio, eccessiva come ogni servilismo, a un giornalista potente e, all’apparenza, vanitoso. Una storia, volgare, che verrebbe spontaneo titolare L’Amore di sé e il Potere. Una esibizione, modesta, di illiberalità con cui la Rai ci rammenta che, pur essendo pubblica, non appartiene a noi.

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2 pensieri su “L’Amore (di sé) e il Potere

  1. Enrico in ha detto:

    Come non essere d’accordo!Il vizio del servilismo (Vespa servo del potere politico, la RAI serva di Vespa) è una tara che il popolo italiano, abituato ad essere “servo” di dominazioni straniere, non si scrollerà mai di dosso.La schiena dritta è prerogativa di poche persone, ammirevoli, perchè esercitano questa virtù in un contesto mediamente ossequiante del potere di turno.

  2. giuseppe bertoncello in ha detto:

    Enrico,la ringrazio del suo commento. Vorrei però dirle che io sono meno pessimista di lei. E’ vero, in Italia si straparla di libertà quando c’è troppo servilismo. Pesano secoli di dominazioni straniere, come lei nota. E per il periodo più recente di indipendenza nazionale, ormai non breve, pesa – aggiungerei io – il retaggio di ideologie assolutistiche (di matrice cattolica o comunista), che non hanno certo aiutato lo sviluppo dello spirito critico e il rispetto delle libertà individuali.Le ideologie sono però cadute. L’indipendenza nazionale resta. E ci troviamo, senza più alibi, ad affrontare una evidente crisi identitaria (come popolo e come paese) in un mondo che sta cambiando vorticosamente.Della rivoluzione che sta investendo i media ho scritto a luglio, su questo blog, in una serie di tre post (Internet, i media e l’imprevedibile futuro). Non so se li ha visti. Sarebbe interessante parlarne.Comunque, la mia convinzione è che quel complesso politico-mediatico, che sia lei che io consideriamo una sciagura, abbia i giorni contati.Leggevo di recente che ai piani alti di Newscorp (il primo media group al mondo, sempre più presente anche in Italia) la grande preoccupazione si chiama Google. E questo la dice lunga su quanto, e quanto in fretta, stiano cambiando i tempi.La RAI, se continua così, potrà anche sparire. O ridursi a giocare, nel mondo dei media, il ruolo che toccherà ad Alitalia in quello del trasporto aereo.E per il paese il tramonto di questi vecchi avamposti del privilegio e della partitocrazia sarà una scossa salutare, una scoperta di spazi di libertà.

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