l'Investitore Accorto

Per capire i mercati finanziari e imparare a investire dai grandi maestri

Sette tratti psicologici per essere come Buffett

buffett.nCome si fa a diventare un novello Warren Buffett, il più geniale investitore di tutti i tempi? La domanda l’ha posta Mark Sellers, un mancato pianista jazz diventato analista finanziario per Morningstar e poi gestore di hedge fund oltre che columnist per il Financial Times, a un gruppo di giovani che sicuramente se l’era già chiesto – e cioè gli studenti del master in business administration dell’Università di Harvard. L’originale e gustosa dissertazione, che ho trovato citata sul blog di Greg Mankiw, merita di essere letta. Per chi abbia difficoltà ad affrontare un testo di alcune pagine in lingua inglese, provvedo con un mio sunto.

La buona notizia è che per essere il prossimo Buffett non occorre conseguire un MBA a Harvard. Rivolto agli studenti, Sellers è esplicito: “Non avete quasi nessuna chance di diventare grandi investitori”.

Ottimi studi, grande intelligenza, le migliori letture, esperienza e determinazione possono portare uno a entrare nel mondo dell’alta finanza, ad avere successo e guadagnare bene, a essere anche un investitore sopra la media, che non si lascia umiliare dagli indici e magari riesce a spuntare, anno dopo anno, uno o due punti percentuali più del mercato.

Ma questo non significa essere dei grandi investitori. Per ottenere rendimenti del 20% e più l’anno – come Buffett, o il suo socio Charlie Munger, o Bruce Berkowitz, Bill Miller, Eddie Lampert o Bill Ackman – ci vuole altro.

Occorre qualcosa di speciale, come succede a quelle grandi aziende che riescono a sostenere nel tempo dei vantaggi competitivi non facilmente replicabili, che le mettono al di fuori della portata della concorrenza – com’è stato il caso, ad esempio, per Wal-Mart, Procter & Gamble, eBay, Disney o Microsoft.

Le fonti del vantaggio competitivo di un’azienda sono state da tempo studiate e identificate: possono risiedere nelle economie di scala, nei brevetti e le proprietà intellettuali, negli effetti rete.

Ma per un investitore, si chiede Sellers, quali sono?

La risposta è che, come per le aziende, per essere durevoli questi vantaggi competitivi devono essere strutturali. Devono cioè avere a che fare con un aspetto decisivo dell’attività d’investimento che è estremamente difficile apprendere in età adulta: la psicologia.

Per diventare un novello Buffett ci vogliono dunque, prima di tutto, dei requisiti psicologici. Sellers ne individua sette. Vediamoli.

1) L’abilità di comprare azioni quando gli altri sono in preda al panico e di venderle quando gli altri sono euforici. Molti investitori sanno perfettamente che questa è la giusta condotta. Lo sanno, ma al momento di agire non ne sono capaci. Arriva il crash dell’ottobre 1987, e quasi nessuno ha il fegato di comprare. Arriva la bolla di fine anni ’90. Sono in molti a capire che le azioni sono pazzamente sopravvalutate, ma quasi nessuno ha la forza di vendere.

2) L’ossessivo desiderio di partecipare al gioco dei mercati e di vincere. Non basta essere professionali. Per diventare grandi investitori bisogna essere ossessivi, “sempre con la testa per aria a sognare di azioni e mercati.” E questo non è un atteggiamento che è possibile apprendere.

3) L’abilità di imparare dai propri errori. La gran parte delle persone, quando commette un errore grave o costoso, ha solo voglia di dimenticare. Il meccanismo psicologico che prende il sopravvento è quello della repressione. Ma senza un’analisi approfondita, non c’è dubbio che gli errori si ripeteranno. Resta difficile non ricaderci anche quando l’analisi viene fatta.

4) L’acuta percezione del rischio, basata sul buon senso. La storia del “fondo dei geni”, Long Term Capital Management, è istruttiva. A posteriori, è stato facile per chiunque capire che LTCM – fallito miseramente nel 1998 – aveva fatto uso di una leva eccessiva. Ma i partner del fondo, tra cui due premi Nobel, assistiti da un team di 60 o 70 specialisti scelti tra le menti più brillanti delle università americane, non se ne erano resi conto, accecati da una fiducia insensata nei loro modelli. Affidatisi ai computer, avevano buttato alle ortiche il buon senso.

5) La fiducia nelle proprie convinzioni, anche quando si è sottoposti a un mare di critiche. Sellers cita il caso di Buffett verso la fine della mania per i titoli Internet. Buffett se ne era tenuto sempre alla larga, fino a provocare una pungente, quasi umiliante copertina su Barron’s, la più prestigiosa pubblicazione finanziaria americana. Il titolo era: “Warren, cosa c’è che non va?”. Alla fine si è visto chi aveva ragione.

6) La capacità di fare pieno ricorso a entrambi gli emisferi del proprio cervello. Le abilità logiche, analitiche, matematiche sviluppate nelle università e tanto comuni tra gli operatori finanziari e gli investitori professionali non sono sufficienti. Coinvolgono solo l’emisfero sinistro. Ma poi, per essere grandi, ci vuole anche l’abilità di intuire le qualità del management di un’azienda. Occorrono umiltà, buon senso, anche umorismo. E la capacità di fare un passo indietro e osservare e comprendere il contesto, senza lasciar affondare le analisi nella palude dei dettagli.

Dove si può cogliere tutto questo? Nello scrivere, risponde, a sorpresa, Sellers. Per essere dei grandi investitori “penso che si debba essere dei bravi scrittori.” Proprio come Buffett, i cui testi sono tra i più limpidi e deliziosi che sia dato di incontrare nel mondo degli affari.

7) L’ultimo tratto, il più importante e anche il più raro è l’abilità di muoversi attraverso la volatilità dei mercati senza modificare i propri processi di pensiero. Pochissime persone, nota Sellers, riescono a starvi immerse senza finire, prima o poi, per reagire malamente alla sofferenza psicologica che tale volatilità procura. La volatilità di breve periodo viene percepita come un rischio, anche se ciò è irrazionale e porta a decisioni non ottimali. Le emozioni accecano il cervello.

Si possono apprendere, questi sette tratti del carattere che rendono grande un investitore? Per Sellers, quasi certamente no. Appartengono alla struttura di fondo del nostro cervello, che, in età adulta, non è più possibile rivoluzionare. Molte cose si possono apprendere. Letture, educazione finanziaria ed esperienza possono fare di noi dei bravi investitori. Ma per diventare dei nuovi Buffett, ci vuole altro. Occorrono quei sette tratti psicologici così difficili da imitare.

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