l'Investitore Accorto

Per capire i mercati finanziari e imparare a investire dai grandi maestri

Ma negli investimenti ci vuole fortuna?

Se anche i migliori a volte falliscono (viene alla mente il crack del fondo LTCM, che nel 1998 fece sprofondare nel fango 2 premi Nobel per l’Economia e uno dei più noti bond trader al mondo, ricoprendo di schizzi anche alcune banche centrali), forse tutto quello che davvero occorre, negli investimenti come in altre cose della vita, è un po’ di fortuna.

Il pensiero, comune ai tanti che affrontano le imprevedibili contorsioni dei mercati come se si trattasse di una puntata al lotto o al totocalcio, mi ha lambito la mente mentre sfogliavo un libro divertente e di successo, “Un matematico gioca in Borsa”, di John Allen Paulos.

A un certo punto l’autore scrive:

La logica del mercato azionario è estremamente riduttiva. Si può avere ragione per i motivi sbagliati e aver torto per i motivi giusti, ma per il mercato si ha solo ragione o si ha solo torto. Pensate alla storiella del maestro che chiede agli scolari: ‘Chi di voi sa indicarmi due pronomi?’ Visto che nessuno alza la mano, il maestro si rivolge a Tommy (Pierino nella versione italiana di questa storiella, ndr), che gli risponde: ‘Chi, io?’ Per il mercato, Tommaso ha ragione e quindi diventa ricco, anche se difficilmente prenderà ottimo in inglese.

Divertente. Ma le cose stanno davvero così? La logica riduttiva, in questo caso, potrebbe essere quella di Paulos, abbacinato dall’osservazione – vera ma parziale – che nel breve periodo l’investitore può avere ragione per i motivi sbagliati, o torto per quelli giusti, e ritrovarsi a essere, suo malgrado, vittima o beneficiario delle imperscrutabili fluttuazioni dei mercati.

Ma nel lungo periodo? Warren Buffett, LTCM, lo speculatore improvvisato o il sottoscritto siamo tutti sullo stesso piano, tutti ugualmente esposti alla possibilità di “avere ragione per i motivi sbagliati e aver torto per i motivi giusti?”

Investire è un’attività probabilistica

In verità non è così, come argomenta con efficacia Michael Mauboussin (nella foto in alto), chief strategist di Legg Mason e docente alla Columbia University, nel suo “More than you know”, un libro (purtroppo non ancora tradotto in italiano) tra i più stimolanti che abbia letto negli ultimi tempi.

Investire nel lungo periodo è un’attività non casuale ma probabilistica. Ci sono filosofie d’investimento – come quella sposata da Warren Buffett – che funzionano perché bene interpretano la natura dei mercati (Buffett è da oltre 40 anni che guadagna in media più del 20% l’anno, e diversi altri discepoli del value investing hanno ottenuto risultati paragonabili), e filosofie d’investimento – come quella adottata da LTCM – che non funzionano (il fondo delle superstar, nato per battere tutti i record, andò gambe all’aria dopo solo quattro anni di attività).

E’ qui dunque che all’investitore conviene soffermarsi: sulla bontà della filosofia e delle procedure che mette in campo piuttosto che sui singoli, estemporanei risultati. A guardar bene, infatti, una logica nei mercati c’è. E non è quella “riduttiva” di Allen Paulos, ma quella ancorata ai due pilastri del “valore” e del “rischio.”

Nulla aiuta ad avere successo quanto imparare a identificare gap tra prezzi (di mercato) e valore (dei titoli quotati) e ad assicurarsi correttamente contro il rischio, senza mai smarrire la consapevolezza della natura probabilistica delle scelte d’investimento.

L’aneddoto che Mauboussin racconta, per mettere in rilievo la differenza tra procedimento e risultato, e l’importanza almeno pari del primo rispetto al secondo, è in apparenza simile a quello scelto da Allen Paulos, ma conduce a conclusioni opposte.

Siamo a Las Vegas, e c’è un giocatore impegnato in una partita di blackjack. Con un diciassette in mano, il giocatore chiede ancora una carta, tra lo sbigottimento degli astanti e dello stesso dealer. La carta, per un fortunoso bacio della sorte, è un quattro. E il dealer commenta: Bel colpo!” Nota Mauboussin: sì, certo, bel colpo. Se lavori per il casinò, è così che vuoi che ogni giocatore si comporti.

Il “bel colpo”, insomma, è una nozione ambigua. Può anche essere frutto di un approccio ai mercati che prima o poi porta solo alla rovina.

La conclusione allora è che in un campo come quello degli investimenti, dove si opera sempre sulla base di informazioni incomplete e in assenza di certezze, le scelte vanno valutate non solo sulla base dei risultati ma anche della qualità del processo decisionale. E l’investitore accorto farebbe bene a preoccuparsi di elaborare un corretto e sistematico approccio ai mercati, disinteressandosi della fortuna.

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