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Banche ombra tra città fantasma: e la Cina va

china-shadow-bankingPer la seconda volta in quattro anni, i profeti dell’”atterraggio duro” dell’economia cinese sembrano essere stati smentiti. Dopo un biennio di graduale rallentamento, la Cina è tornata ad accelerare nell’ultimo trimestre del 2012. Il tasso annuo di crescita è salito dal 7,4% al 7,9%, ridando fiato all’ottimismo dei più e mettendo la sordina alle voci allarmate di quella minoranza che, da un po’ di tempo, descrive il miracolo del “capitalismo rosso” cinese come un’incandescente bolla pronta a scoppiare.

Il Fondo Monetario Internazionale stima una crescita dell’8,2% quest’anno e dell’8,5% nel 2014 e vede nella Cina, insieme a India e Brasile, il motore di quella “graduale ripresa” del ciclo attesa nei prossimi mesi.

Di una prodigiosa vitalità l’economia del Dragone aveva già dato prova tra il 2009 e il 2010, quando con misure di stimolo pari – secondo l’Ocse – a uno strabiliante 27% del Pil, aveva imperiosamente reagito alla crisi globale, tornando a spron battuto a tassi di crescita superiori al 10%. Il miracolo sembra ripetersi ora, dopo una pausa dovuta sia al collasso dei mercati dell’export europei che alla necessità di raffreddare i sintomi di surriscaldamento emersi – in seguito al mega-stimolo del 2009-2010 – nel mercato immobiliare.

Tutto bene, dunque? E’ su solide basi che poggia la capacità dell’”economia al teflon” cinese di perseverare, indifferente agli attriti della stagnazione in Occidente, su tassi di espansione inarrivabili per chiunque altro? C’è chi non ne è affatto convinto. E’ il caso, ad esempio, di GMO, uno dei più prestigiosi gruppi d’investimento americani, il quale ha appena pubblicato un’approfondita – e devastante – analisi delle insostenibili dinamiche, che rendono sempre più fragile la crescita del colosso cinese.

Una bolla del credito senza precedenti

Per Edward Chancellor e Mike Monnelly, autori dello studio, in Cina si sono create le condizioni per lo scoppio di una bolla immobiliare e creditizia di dimensioni superiori a quella giapponese di fine anni ’80 – da cui il Giappone non si è mai davvero ripreso – o di quella americana dei mutui subprime e della finanza strutturata, di cui tuttora patiamo le conseguenze a livello globale.

In primo luogo – sostiene GMO – il credito è cresciuto troppo e troppo in fretta: dal 130% al 190% del Pil nel quinquennio 2007-2012. Un aumento di sessanta punti non ha precedenti, neppure in quanto accadde in Giappone tra il 1985 e il 1990 o negli Usa tra il 2002 e il 2007 (vedi grafico sotto).

china-credit-bubble

Inoltre, alla bolla del credito si sta accompagnando un’enorme bolla immobiliare – una combinazione di fattori da sempre letale. Non si tratta solo di eccessi ormai ben noti ma localizzati, come il diffondersi di città “fantasma” tipo Ordos, una gigantesca “new town” della Mongolia interna dove il 90% degli edifici non sono occupati. Più significativi, e minacciosi, sono i dati aggregati, come il fatto che un terzo dell’esposizione creditizia del sistema bancario è verso il settore immobiliare, o il fatto che il valore dello stock di immobili non completati ammonta a uno scioccante 20% del Pil ed è in aumento.

Banche ombra e finanza senza regole

Grave e sottostimato – aggiunge GMO – è il ruolo che, nel gonfiarsi della bolla creditizia, hanno assunto i governi locali e un nuovo settore di intermediari finanziari non bancari, analogo al “sistema bancario ombra” che tanta parte ha avuto nella recente crisi negli Usa e in Europa.

I governi locali, soggetti a vincoli d’indebitamento, hanno potuto di recente aggirare le leggi dando vita a “veicoli di finanziamento” (local government funding vehicles o LGFVs), il cui debito è rapidamente esploso fino a raggiungere forse il 25% dell’esposizione complessiva del sistema bancario cinese. Non solo. Quando le banche si sono fatte restie a estendere altro credito, ai “veicoli” dei governi locali è stata concessa la possibilità di ricorrere al mercato obbligazionario. Ne è seguito un boom di emissioni di bond societari, cresciute l’anno scorso del 64%.

Gli acquirenti di questa marea di titoli – nota GMO – non sono le banche, bensì il neonato e già iperattivo sistema bancario ombra, responsabile l’anno scorso di quasi la metà della nuova emissione di credito totale.

In questa serie di sviluppi, che di fatto configurano una sotterranea liberalizzazione del sistema finanziario cinese, il sistema bancario ombra è diventato protagonista – così come accadde negli Usa prima dello scoppio della crisi – di una “nuova” finanza senza regole: i suoi prodotti sono strumenti opachi, complessi, strutturati, dove l’alto rischio viene nascosto e al cliente illuso viene sbandierata solo la promessa di seducenti guadagni.

E’ il caso dei cosiddetti “prodotti di gestione della ricchezza” (Wealth management products o WMPs), un nuovo strumento di risparmio a breve termine diventato popolarissimo presso una clientela retail a cui l’unica opzione offerta finora erano i conti di deposito a tassi reali negativi. I WMPs offrono in media un paio di punti percentuali d’interesse in più. E si capisce che siano cresciuti del 50% nel 2012 fino a un ammontare di 13mila miliardi di yuan (circa 1,500 miliardi di euro).

Ma al maggior rendimento quale rischio corrisponde? I risparmiatori cinesi non lo sanno. Venduti come prodotti a basso rischio, i WMPs hanno come sottostante dei pool di titoli variegati: da prestiti interbancari a basso rischio a rischiosissimi titoli del tutto simili ai famigerati “mutui subprime” americani. In altre parole, sotto una patina di rispettabilità, sono collettori della peggiore spazzatura generata da un’incontrollata attività di credito rivolta, sempre più, ai più marginali e meno affidabili tra i prenditori di fondi.

Schemi di Ponzi e capitali in fuga

In sostanza – sostiene GMO – il sistema finanziario cinese, fuoriuscito dai suoi centralistici e controllati canali tradizionali, assomiglia ormai a un gigantesco “schema Ponzi”, dove carta produce carta, e nuovo credito serve solo, sempre più spesso, a finanziare interessi sul debito in essere. Sotto, ai piedi della piramide, ci sono investimenti che non genereranno mai i ritorni necessari a pagare il debito contratto: faraonici e vuoti complessi immobiliari, prestigiosi e spesso eccentrici progetti infrastrutturali di governi locali a cui, di punto in bianco, è stato consentito di indebitarsi a piacere.

Che succederà – si chiede GMO – se per un incidente di percorso la massa dei sottoscrittori dovesse perdere all’improvviso fiducia  nei seducenti prodotti della “nuova” finanza?

Un risvolto spinoso della tumultuosa crescita del sistema bancario ombra investe il settore bancario tradizionale. I prodotti della “nuova” finanza generano concorrenza, al punto che spesso, nell’ultimo anno, le banche si sono trovate a corto di depositi o minacciate dalla volatilità della raccolta. E a stabilizzare il sistema non è certo d’aiuto l’ingrossarsi del flusso di capitali in fuga dal paese.

La ricchezza, in Cina, è molto concentrata. E per la ristretta elite dei grandi ricchi – stretta tra l’offerta di conti di deposito a tassi negativi, investimenti immobiliari ormai solo speculativi o nuovi prodotti di risparmio di dubbia affidabilità – la scelta d’elezione è, sempre più spesso, quella di svignarsela. Secondo il Wall Street Journal, i capitali in fuga nell’ultimo anno avrebbero raggiunto i 225 miliardi di dollari.

Dove va, dunque, la Cina? Per GMO è nel pieno di un boom creditizio “negativo”, che – altrove, in passato – è sempre finito con una traumatica crisi bancaria e un prolungato periodo di stagnazione economica.

* questo articolo, col titolo di Cina, avanza il sistema bancario ombra,  è stato pubblicato in una sua prima versione su Economia Web.

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17 pensieri su “Banche ombra tra città fantasma: e la Cina va

  1. grulliver in ha detto:

    Wow……bentornato Giuseppe!

  2. andrea in ha detto:

    Sono contento di rileggerti…mi ricordo bene i tuoi interventi durante la crisi del 2009…ti ho subito inserito fra i preferiti…lettura sempre interessante quella del tuo blog!

  3. alfio in ha detto:

    si ripete quindi lo stesso errore dell’ America,con le stesse conseguenze?

  4. Alessandro Scandale in ha detto:

    Caro Bertoncello, felicissimo di risentirla… temevo le fosse accaduto qualcosa di grave, ma ora mi conforta rileggere i suoi commenti sempreequilibrati e saggi. Ad Maiora!

    • Ghibli in ha detto:

      Ghibli
      Bentornato Dott. Bertoncello. Sinceramente non credevo più di rileggerla.
      Ho cliccato per caso sul blog , rimasto per 4 anni ancora tra i preferiti ed eccolo tornato con grande sorpresa .
      Di acqua sotto il ponte ne è passata tanta, lei smise di scrivere nel momento in cui le borse hanno invertito la loro tendenza, azzeccando la previsione. ed eccoci di nuovo tornati ai massimi del 2007 .
      Il fatto che abbia ripreso a scrivere mi preoccupa, quindi le chiedo:
      La crisi finanziaria è stata tamponata , o si è definitivamente risolta ?

      • Gentile Ghibli,

        bentornato anche a lei. Se legge i commenti al mio ultimo articolo, quello sulle guerre valutarie, troverà la mia risposta a un quesito simile di un altro lettore. Purtroppo, temo, non si è risolto un bel nulla e i problemi si sono moltiplicati, arrivando a intaccare i fondamenti della vita democratica in Occidente, la sostenibilità degli assetti politico-istituzionali in Europa, e la stabilità economico-finanziaria di quei paesi emergenti che, come la Cina, avevano egregiamente resistito all’impatto iniziale della crisi.

        Avremmo bisogno di ispirate riforme politiche, che ridefiniscano le regole del gioco, distribuiscano equamente i costi della crisi, e ricreino un contesto equilibrato in cui l’economia possa tornare a crescere a beneficio dei molti. Invece la politica è paralizzata dalle stesse vecchie idee e dagli stessi predatori interessi di quelle stesse élite che ci hanno spinto verso la crisi e poi hanno continuato a cavalcarla con successo (anche se un primo segno di discontinuità, la cui importanza resta tutta da capire, è ora venuto dalle elezioni in Italia). E agli squilibri crescenti si cerca di ovviare quasi soltanto con una creazione sempre più massiccia di liquidità da parte delle banche centrali. Sembra una soluzione facile. E oggi come oggi può anche apparire come una soluzione almeno in parte efficace (sembra esserlo, limitatamente, negli Usa). Ma io penso che sta solo moltiplicando l’instabilità di un sistema che mi appare molto più fragile oggi di quando collassò Lehman nel settembre 2008.

        Cordiali saluti,
        Giuseppe B.

  5. Ghibli in ha detto:

    Grazie dottore, è vero, nell’articolo successivo ho trovato una risposta simile. Ma ormai avevo scritto il commento.
    4 anni fa ero all’inizio di un percorso di approfondimento dei temi economici. Ho letto tantissime cose, e mi sono imbattuto in teorie economiche di varia natura.
    La MMT, la Decrescita. la Scuola Austriaca, il ritorno alla Sovranità Monetaria ecc.
    e mi sono fatto un’idea dei vantaggi e svantaggi di ognuna di esse.
    Vedo comunque dalla sua risposta una linea di pensiero chiara: Con la liquidità non si risolvono i problemi. Sarebbe necessario eliminare le cause profonde del problema. Che in definitiva sono due: Azzardo Morale nel settore finanziario Privato e Disonestà profonda nel settore Pubblico ( Parassitismo, Clientelismo, Sprechi , Corruzione ecc)
    La liquidità prodotta a buon mercato dalle banche centrali non fa altro che alimentare e mantenere in essere i due settori prima citati.
    Da qui due soluzioni possibili:
    1) Chiudere il rubinetto della liquidità con conseguenze depressive devastanti
    2) Continuare ad immettere liquidità con conseguenze inflattive alla lunga devastanti.
    Quale sarebbe il minore dei mali ?
    Ho la sensazione che l’Europa voglia procedere con un colpo alla prima ed un colpo alla seconda, rallentando l’inevitabile processo di declino economico, ma al prezzo della perdita un po’ alla volta di pezzetti di libertà con burocratizzazione e fiscalità sempre più repressive.
    Che ne pensa ?

    • MarcoDC in ha detto:

      Ciao Ghibli,
      conto sul fatto che Bertoncello risponda alla tua domanda e nell’attesa ti scrivo il mio parere.

      La chiusura dei rubinetti della liquidità mi sembra decisamente improbabile; quale strategia ci starebbe dietro ?

      Continuare in questo modo non è proprio detto che determinerà iperinflazione. Ricordo che di iperinflazione ho letto ormai da anni; ho letto post catastrofisti a riguardo ma se guardi i dati attualmente non c’è traccia. Il motivo, dal mio punto di vista, è legato al ciclo economico; in periodi di crisi è difficile avere alta inflazione; la mancanza di domanda mantiene i livelli inflattivi sotto controllo.

      Certo, non appena dovesse esserci ripresa del ciclo, sarà necessario, da parte delle banche centrali, agire con tempestività e in quel momento si misurerànno le capacità dei banchieri centrali.

      Io penso però che questa crisi abbia avuto un risvolto positivo, per modo di dire naturalmente: ha permesso a molte aziende di ristrutturarsi (ad eccezione delle banche, almeno come avrei auspicato io) e le trimestrali che si susseguono generalmente positive lo stanno a testimoniare. Questo a danno dell’occupazione e questo è ora un problema drammatico: la mia considerazione del “risvolto positivo” era puramente economica e come tale, a mio parere, meno importante di quella sociale di cui però non si sta discutendo qui.

      • Ghibli in ha detto:

        Ciao Marco, tralasciando per un momento l’iperinflazione, volevo chiederti cosa intendi esattamente per inflazione:
        Aumento dei prezzi al consumo
        o espansione monetaria ?
        Grazie.

      • MarcoDC in ha detto:

        Tecnicamente aumento dei prezzi al consumo che determina un minor potere di acquisto della moneta. Io penso sia un fenomeno possibile in presenza di domanda sostenuta o perlomeno non debole. Non mi sembra che al momento siamo in uno di questi due scenari.

        Certo la grande liquidità presente nel mercato, quando la domanda dovesse tornare sostenuta e quindi tale liquidità impiegata, potrebbe determinare un difficilmente controllabile aumento dei prezzi ma bisogna farsi una domanda: questa liquidità verrà mai liberata ?

        Al momento sembra essere servita solo per sistemare i conti delle banche che l’hanno impiegata principalmente comperando obbligazioni governative con un rendimento maggiore di quanto le banche stesse pagano per prendere i soldi a prestito.

        Io penso che un aspetto determinante delle varie riforme sia quello della riorganizzazione bancaria al fine di dividere la raccolta e il finanziamento dall’investimento.

        Fare norme che cerchino di imbrigliare le tecniche di speculazione all’interno di normative difficilmente condivisibili globalmente mi sembra un tentativo senza possibilità di successo.

  6. Ghibli in ha detto:

    Ecco, lo immaginavo. Non preoccuparti, sei appoggiato anche dai Premi Nobel.
    Nella sua accezione originale per inflazione si deve intendere l’aumento della massa monetaria. L’aumento dei prezzi al consumo è solo una conseguenza. Giustamente infatti osservi che tutta questa liquidità “al momento sembra essere servita solo per sistemare i conti delle banche che l’hanno impiegata principalmente comperando obbligazioni governative”.
    Giusto, ecco perchè lo Spread è sceso: Ma è sceso perchè è aumentato il PREZZO del sottostante.
    Ecco perchè si formano le bolle finanziarie, da quelle immobiliari a quella del NASDAQ a suo tempo, a quella dei debiti sovrani oggi.
    Come vedi da qualche parte I PREZZI aumentano anche se l’indice ISTAT non li rivela perchè certi asset non sono nel paniere.
    Il problema è la fiducia.
    Nel momento in cui dovesse precipitare la fiducia nel sistema, che succede ?

    Sarebbe necessario reintrodurre la Glass-Steagall

    Hai mai approfondito il tema della cattiva allocazione delle risorse finanziarie ?
    L’espansione creditizia alimenta tutto, anche investimenti sbagliati.
    E cosa c’è di più sbagliato del “SALVATAGGIO ” di una banca decotta , o di uno Stato Parassitario Corrotto ? Ogni riferimento è puramente casuale.
    Se le risorse vengono impiegate in questo modo, è ovvio che vengono sottratte agli investimenti produttivi. Tra l’altro, non bastando l’espansione creditizia, si impone la leva fiscale (aumento delle tasse ) per finaziare i suddetti investimenti sbagliati, che a sua volta sottrae risorse importantissime per lo sviluppo di un paese.

    • MarcoDC in ha detto:

      Ghibli
      Come dici anche tu economicamente l’inflazione è l’aumento del livello dei prezzi; non mi sembra determinante l’etimologia del termine nella ns discussione.
      La fiducia dici, concordo, la fiducia è determinante ma dipende dalle prospettive; se il mercato del lavoro resta debole è difficile aver fiducia ma senza fiducia i consumi languono e il mercato del lavoro difficilmente può riprendersi. E’ un processo che non sembra avere una soluzione ma spesso il tempo permette ad altre variabili di prendere forza e di modificare una situazione di apparente stallo.
      No n semplificherei troppo un quadro che è sempre molto più complesso di qualsiasi semplicistica analisi; non condivido invece il tuo “decisionismo”; sai Ghibli scrivere “che senso ha mantenere in vita una banca decotta” appare come dire “il paziente è in gravi condizioni, che senso ha cercare di salvarlo, lasciamolo morire così ci leviamo un problema”. Dietro una banca decotta ci sono correntisti che hanno i loro soldi, correntisti che se devi salvare con il fondo di garanzia, ammesso che basti, porterebbe comunque un esborso molto importante e non sono certo minore del salvataggio; inoltre tieni conto dell’effetto panico che si genererebbe anche rispetto ad altri istituti.
      Questo potrebbe metterli in difficoltà scaricando gli effetti del la crisi di una banca “decotta” anche sugli di loro.
      E direi che via post non ritengo il caso di andare oltre; troppe parole servirebbero per descrivere gli effetti di una soluzione così, permettimi, sbrigativa specialmente se proposta da una tastiera.

      Ciao

      • Ghibli in ha detto:

        Concentrare in poche righe analisi complicate so che richiede un notevole sforzo.
        Ma di sbrigativo non c’è traccia nelle mie parole.
        Lasciar decidere il mercato, se è moralmente azzardato oppure no mantenere in vita una banca come ad esempio il MPS non è “decisionismo” ma esattamente il suo contrario.
        Io non ho proposto soluzioni sbrigative, anche perché non ne conosco. Osservo solo gli effetti nefasti dell’attuale sistema che ci sta portando progressivamente ad una schiavitù fiscale dal sapore leggermente dittatoriale.
        O sbaglio ?

        Ciao

      • MarcoDC in ha detto:

        Cosa intendi per dittatoriale ? Dittatoriale da parte di chi ? Della Germania ? Del mercato ?

  7. Ghibli in ha detto:

    Dell’Europa …. dal FMI…
    Ma guarda che io non ce l’ho con l’Europa in se.
    Ma con la scelta di risolvere i problemi con la leva fiscale , senza correggere minimamente il problema del Moral Hazard (vedi Cipro , Banche Spagnole, MPS ecc… ) e della enorme spesa pubblica parassitaria. Mantenendo entrambi con maggiori tasse e con ulteriore debito significa distruggere il capitale. Finito quello… si salvi chi può. ( nel senso che muore sia l’ospite che il parassita )
    Dalla vicenda Cipro, sappiamo adesso che pagherà anche il depositante. (Forse Per legge )

    http://it.finance.yahoo.com/notizie/banche-ue-nuova-legge-potrebbe-120324108.html

    Serve altro per osservare la deriva autoritaria intrapresa dall’Europa ?

  8. andrea bianchi in ha detto:

    Bentornato.Sono molto contento per il suo ritorno .Spero stia bene.

  9. Marco in ha detto:

    Bentornato, non ci speravo più ! Marco

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