l'Investitore Accorto

Per capire i mercati finanziari e imparare a investire dai grandi maestri

Ingannevoli previsioni

“E’ indesiderabile credere a un’affermazione quando non c’è alcun motivo per ritenerla vera.” Questa massima del filosofo Bertrand Russell andrebbe tenuta a mente da ogni investitore che si senta tentato di fare affidamento sulle previsioni continuamente formulate da frotte di analisti di mercato ed economisti. E’ infatti evidente che nessuno ha ancora scoperto il modo di anticipare correttamente l’andamento del ciclo economico, degli utili aziendali o dei mercati finanziari.

L’ennesima conferma l’ho trovata nell’ultima newsletter settimanale di John Mauldin, che riporta due istruttive tabelle con le stime elaborate dagli analisti di Wall Street sugli utili dell’indice S&P 500.

La prima tabella mostra com’è andato evolvendo il consenso sugli utili del 2008, dal marzo del 2007 al più recente aggiornamento.

La seconda riproduce le revisioni al consenso sugli utili del 2009, dal marzo scorso a oggi.

Nell’uno e nell’altro caso siamo in presenza di rettifiche che si avvicinano al 50%. Nulla sembra essere cambiato dal 1973, quando – nell’introduzione all’edizione rivista del suo classico The Intelligent InvestorBenjamin Graham, fondatore del value investing e maestro di Warren Buffett, osservò come le previsioni dei broker di Wall Street si erano dimostrate nel tempo “un po’ meno affidabili del semplice lancio di una moneta.”

Il mondo della finanza è zeppo di rischi. Uno dei più subdoli è il nostro istintivo rifiuto dell’incertezza che ci porta spesso a credere anche a ciò che non merita la nostra fiducia. Essere consapevoli dei limiti della nostra conoscenza è un fondamentale passo verso l’elaborazione di profittevoli strategie d’investimento.

Come ha detto Warren Buffett, illustrando una delle ragioni del successo suo e del suo partner Charlie Munger, “sono due le questioni che ci poniamo quando consideriamo gli elementi di una decisione da prendere: a) è qualcosa che si può conoscere? b) è qualcosa che è importante? Se non si può conoscere – e ci sono un sacco di cose che sono importanti ma non si possono conoscere – allora lasciamo perdere. E se non è importante – che sia conoscibile o no – non fa nessuna differenza. Non ce ne curiamo.”

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22 pensieri su “Ingannevoli previsioni

  1. Cristian in ha detto:

    Lei invece è affidabile ?

  2. Caro Bertoncello,
    completamente d’accordo. In un post di qualche tempo fa (http://risparmiareinformati.investireoggi.it/quando-lanalisi-tecnica-non-serve-167.html)
    citavo Nassim Taleb (esperienza come gestore di hedge fund) e il suo “Giocati dal caso”, in cui si trovano gli stessi concetti

  3. Alessandro in ha detto:

    Per 1- Secondo me è affidabile colui che afferma che nessuno è a priori affidabile… capito l’antifona?

    Chi invece fa previsioni, di qualunque tendenza esse siano, automaticamente si schiera dalla parte di coloro CHE SI RITENGONO AFFIDABILI, e dunque, confermando l’assioma, altrettanto automaticamente scadono nel NON affidabile.

  4. Alberto in ha detto:

    Tanto trovo interessante questo blog, tanto rimango stupito da certi commenti.
    Ad esempio, mi chiedo che cosa vorrà dire il commento n.1, “lei invece è affidabile?”.
    Probabilmente ritiene che le tabelle pubblicate siano false, altrimenti non ne contesterebbe l’affidabilità. Però non ci dà alcun elemento per avvalorare la sua contestazione, semplicemente “butta lì” un sospetto.
    In questo caso, mi permetto di dargli un suggerimento: vada sul sito di borsa italiana, dove sono pubblicati vari report di analisti per ogni titolo azionario quotato, e si legga qualche report datato un anno o più, verifichi quali erano erano le previsioni di utili e i target price di qualche titolo, e si faccia da solo un’idea della loro affidabilità.

  5. enrico in ha detto:

    Bravo Alberto, condivido punto per punto le tue considerazioni.
    Gli articoli del dott. Bertoncello sono interessanti e ottimamente impostati.
    Un saluto a tutti scettici (come me) ed ai creduloni.

  6. Gentile dott.Bertoncello,
    Seguo il suo blog da più di 5 mesi ed, inutile dirlo, mi associo a quanto affermato da Alberto ed Enrico: il dubbio è un’arte, ma rimane tale solo se non sfocia nel nichilismo…
    Seguo da agosto la strategia d’investimento impostata da Joel Grennblatt e nonostante la crisi in atto mi ritengo soddisfatto, per quanto possa sembrare paradossale, pur investendo in azionario americano, non ho riportato perdite superiori al 30% sull’intero portafoglio e questo nelle giornate più nere del crack Lehman Brothers. Noto al contrario un vistoso recupero nelle ultime 3 settimane, le perdite ad oggi si sono ridotte ad un 8% da inizio crisi.
    Alcuni miei conoscenti, laureandi in economia, mi hanno invitato a non illudermi: tale recupero non sarebbe legato alla strategia d’investimento, ma al solo “rally natalizio”.
    Cosa pensa a riguardo?
    Mi permetto di abusare ulteriormente della sua pazienza, premetto che sono studente in giurisprudenza, e la mia formazione economica si limita ad un’esame di economia politica, il libro di greenblatt e la lettura giornaliera del suo ottimo blog; può consigliarmi qualche buona lettura di “formazione finanziaria”?
    Che Lei sappia Greenblatt ha scritto altro (anche in lingua originale…)?
    La ringrazio molto,
    Claudio

  7. MarcoDC in ha detto:

    Cristian, mi permetta, la sua considerazione è imbarazzante nella sua insensatezza.

    Il che, vada a chiarimento, è del tutto indipendente dal fatto che l’autore dell’articolo sia o meno affidabile; semplicemente non si comprende cosa c’entri il suo post con l’articolo.

  8. giuseppe bertoncello in ha detto:

    Come sempre ringrazio tutti – anche Cristian – per i commenti.

    A justrento vorrei dire che la formula di Greenblatt è una semplice ma eccellente strategia value, concettualmente solida e verificata nella sua validità tanto da Greenblatt quanto, indipendentemente, da James Montier – che è uno dei migliori analisti finanziari che io conosca. Ne ho parlato diffusamente in due post del mio blog e a quelli rimando.

    Le strategie value non garantiscono risultati superiori alla media nel breve periodo. Sappiamo dai test di Greenblatt che la sua formula ha sottoperformato il mercato anche per periodi di tre anni. Nel lungo periodo, però, ha dato risultati straordinari.

    Qualsiasi esito abbiano avuto i suoi investimenti da agosto in qua non è dunque significativo. Il periodo è troppo breve. Le consiglierei dunque di non esaltarsi se ha cominciato da subito a fare meglio del mercato e a non preoccuparsi se i suoi amici le dicono che il suo ottimismo è dovuto solo a un effimero “rally di Natale.” Si sforzi invece di capire a fondo perchè la formula di Greenblatt ha una sua fondamentale validità. E se l’ha scelta persuaso della sua giustezza, continui a seguirla con disciplina. Resto convinto che, nell’arco di qualche anno, sarà in grado di apprezzarne davvero anche i risultati.

    Quanto ai libri, la rinvio di nuovo al mio blog. Dei libri che ho letto, che apprezzo, e che considero indispensabili per la formazione di un investitore io scrivo spesso. Se dà una scorsa al blog dai suoi inizi vedrà che arriverà facilmente a mettere assieme una “reading list” abbastanza corposa. Si tratta spesso – ed è un vero peccato, un sintomo dell’inadeguata cultura finanziaria del nostro paese – di libri in lingua inglese mai tradotti in italiano. Ma per lei questo non è un ostacolo, e me ne rallegro.

    Infine, Greenblatt, prima del “Piccolo libro”, ha scritto un altro libro intitolato “You can be a stock market genius”. Io non l’ho ancora letto. Ma prima o poi mi capiterà di farlo. Da Greenblatt, penso, c’è sempre qualcosa da imparare.

    Cordiali saluti,

    Giuseppe B.

  9. La ringrazio dott. Bertoncello,
    come sempre chiaro e tempestivo!
    Cordiali saluti!

  10. Mirko in ha detto:

    Gent.mo Dott. Bertoncello

    La sequo con stima e piacere, ammirandola per la sua indipendenza e competenza.

    Gradirei una risposta o perchè no, un suo post sui rischi di fallimento.

    Le spiego meglio… nella mia giovane “carriera” di investitore accorto ho subito un importante scotto per il fallimento di una società (Arquati) dove avevo qualche decina di migliaia di euro.
    Questo avvenimento mi sta condizionato e quando sento di fallimenti (Alitalia in ultimo) ho paura.
    Leggevo da lei che la fine di un periodo di recessione è sovente maggiormente soggetto a fallimenti aziendali e le chiedo:
    in che modo si può minimizzare in rischio default?
    Consapevole che la diversificazione sia già un ottimo modo, acquistare azioni di grosse capitalizzazioni può essere sinonimo di maggior sicurazza?
    Credo sia un ottimo momento di accumulare posizioni azionarie per un orizzonte medio- lunga e le occasioni non mancano (anche grazie all’ aiuto di finanze.net e formulavincente.com) ma come posso selezionare aziende solide e finanziariamente sane?
    Esistono vie legali per recuperare, anche in minima parte, i soldi investiti?

    Grazie 1000 del suo prezioso contributo.

    Mirko
    Forlì

  11. Caro collega Bertoncello, come lei sa io sono uno di quelli che si diverte a fare previsioni sullo sviluppo dei mercati finanziari.
    Ritengo che questa discussione sulla validità delle previsioni approccia il problema con un’ottica errata. Una previsione é legata a delle variabili, delle probabilità e ha sempre una componente di imponderabile. Se lei effettua degli investimenti lo fa sempre prevedendo presto o tardi che il corso dell’azione che lei compra salirà. Il problema é costituito dall’uso che fanno i lettori o investitori di queste previsioni. Chiaramente se le seguono credendo nella certezza e nell’infallibilità dell’analista fanno un’errore. Ma se le previsioni vengono utilizzate per quel che sono, vale a dire scenari per il futuro con una probabilità più o meno ampia di realizzazione, possono essere utili. Questo per dire che il problema non sono le previsioni ma l’utilizzo che ne fà la gente.
    Personalmente non faccio mai una passeggiata in alta montagna senza un pullover e un’equipaggiamento contro la pioggia – questo anche se le previsioni del tempo hanno dato bello!
    Un caro saluto
    Michele Bernasconi

  12. Gentile Mirko,

    lei pone diverse questioni. Per semplificare la mia risposta – e lasciare magari i problemi più complessi a una trattazione più analitica in futuri post – le dirò che, per l’investitore che non abbia una provata capacità di analizzare il bilancio di un’azienda, il rimedio principe contro i pericoli di fallimento è la diversificazione. Un rimedio aggiuntivo può essere quello di evitare (o ridurre) l’investimento in micro e small-caps, ossia nei titoli a piccola capitalizzazione – che in frangenti difficili come gli attuali sono senz’altro, nella media, più rischiosi.

    Lei dice di aver letto nel mio blog che il periodo terminale di una recessione è quello in cui si concentrano i fallimenti aziendali. Lo confermo. Una facile profezia è che ci saranno molte più crisi societarie nel 2009 che nel 2008. E’ questa, di per sè, una buona ragione per evitare il rischio azionario? Non lo è affatto. Non sappiamo, ovviamente, quanto durerà l’attuale recessione. Ma quello che sappiamo – come ho scritto a più riprese nel mio blog – è che nel periodo terminale di una recessione, per un titolo che va gambe all’aria, ce ne sono molti altri che realizzano guadagni considerevoli. In altre parole, le Borse storicamente hanno messo a segno riprese dai minimi del 30% circa prima che una recessione giungesse al termine. Il 30% non è poca cosa. E’ il risultato che chi investa passivamente in azioni riesce mediamente a realizzare in tre anni, e che chi investe oggi in (non del tutto sicuri) titoli di stato italiani a 10 anni riuscirà a capitalizzare in 6 anni e mezzo. Sorprendente? No. Si conferma che rischio e rendimento sono due facce della stessa medaglia. Investire in azioni nel corso di una recessione è particolarmente rischioso, ma proprio per questo può essere molto redditizio.

    Vie legali per recuperare i soldi investiti in azioni di società fallite non ce ne sono. L’investitore azionario investe in capitale di rischio, e cioè quello che residua dopo che i diritti di tutti gli altri (stato, dipendenti, fornitori, obbligazionisti) sono stati soddisfatti.

    Cordiali saluti,

    Giuseppe B.

  13. Alessandro in ha detto:

    Allora ditemi voi saggi, in che modo una persona “non malata di ottimismo” ma semplicemente normale e moderata, e sottolineo normale, noiosamente e dozzinalmente normale, dovrebbe reagire dopo aver letto un titolo come il seguente che ho estrapolato oggi dal sito Wallstreetitalia…

    ECONOMIA USA: IL 2009 SARA’ PEGGIO DEL 2008? di Alfonso Tuor
    Si sconsiglia la lettura agli animi sensibili o ai malati di ottimismo. Si parla del possibile crollo del tasso di cambio della valuta statunitense, combinato con l’enorme quantità di dollari che la Fed sta stampando: conseguenze devastanti.

    Per sdrammatizzare con una battuta, direi che questo egregio signor Tuor (che ho già avuto modo di “apprezzare” per il suo inguaribile catastrofismo) non dovrebbe continuare a fare il giornalista economico, ma forse meglio l’impresario di pompe funebri! Sono certo che gli “affari” gli andrebbero a gonfie vele. Se non erro quello delle tumulazioni è aihmè un mercato che non va mai in crisi, giusto? W la vita!

  14. Caro Bernasconi,
    è un piacere sentirla. E approfitto per farle i migliori auguri di buon anno.
    Sa che le dico? Sono d’accordo con lei. Fare delle previsioni a mo’ di ipotesi, per testare un proprio metodo di investimento, per verificare la validità delle conoscenze che si pensa di aver acquisito è naturale, anzi raccomandabile. E’ in questo modo che procede il metodo scientifico. Chi si comporta così è consapevole dei limiti del proprio modo di operare (“tentativi ed errori”) e attento ai risultati delle verifiche che, dopo aver formulato le previsioni, andrà a svolgere.
    Naturalmente, il problema che mi sono posto – in questo semplice post – era di altra natura. Aveva cioè a che fare con un’altra e ben più diffusa tendenza, quella cioè a “credere” alle previsioni (a volte nostre, ma più spesso altrui, ossia dei cosiddetti “esperti”) per le più svariati ragioni, tutte riducibili, in fondo, al bisogno diffuso di fare affidamento su qualcosa che ci aiuti a superare il nostro senso di insicurezza.
    Di questo lancinante bisogno, penso, corriamo tutti continuamente il rischio di essere vittime (per lo meno nel campo degli investimenti). Per questo ho pensato utile scrivere il post, così com’è.
    Testare delle ipotesi è il modo di avanzare nella conoscenza. Ma è talmente faticoso che quasi a ogni passo ce ne ritraiamo. La nostra tendenza è a “credere”. Esercitare un sano scetticismo non ci viene naturale. E’ un tipo di ginnastica che, di tanto in tanto, in primo luogo a mio beneficio, propongo nel blog. Ed è quanto ho cercato di fare anche in questa occasione.
    Cari saluti,
    Giuseppe Bertoncello

  15. Nicola in ha detto:

    Salve dott. Bertoncello,
    ho seguito il breve scambio di oggi pomeriggio tra Lei ed il sig. Bernasconi con interesse.

    Mi permetto di aggiungere un’osservazione: credo che il problema sia malposto.

    Nulla da ridire sul metodo scientifico (di cui sono anch’io figlio), e sulle ipotesi o presunte previsioni. Il fatto e’ che essere in possesso di una buona previsione (e cioe’ prodotta in modo tale da usare bene le informazioni disponibili e di non azzardare ipotesi su cose che non si possono conoscere) e’ un grande vantaggio. Con essa si possono ottenere ottimi guadagni e soddisfazioni.

    Una previsione cattiva te la rifila chiunque, prima o poi. Il problema e’ che te ne accorgi sempre poi, visto che gli investimenti di cui parliamo hanno un orizzonte medio-lungo.

    Il problema, dunque, non sta nella previsione ma nel modo in cui e’ stata condotta.

    Per non cadere nel teorico, facciamo un esempio pratico.

    Oggi sui giornali si leggeva (fonti Reuters):

    ‘Merrill Lynch ha alzato il giudizio su Fiat a “buy” mantenendo il target price di 8 euro: sembrano esserci nuovi segnali di vita nel settore agricoltura’

    e, dopo qualche ora:

    ‘Il deterioramento del mercato auto brasiliano rappresenta una cattiva notizia per Fiat, che è leader di mercato nel paese sudamericano.

    Lo afferma Oppenheim in uno studio dal titolo “il sogno brasiliano è finito”, in cui il broker ribadisce sul gruppo torinese il giudizio “reduce” con un fair value di 4,50 euro’

    Come possono due case d’investimento leader del mercato avere due idee cosi’ diverse su un’azienda cosi’ ben conosciuta (e conoscibile) come Fiat?

    Se si basassero entrambe su dati conoscibili (i bilanci, le trimestrali, le proiezioni dei mercati) arriverebbero probabilmente ad un risultato simile, il che mi fa supporre che stanno facendo delle ipotesi su dati che ancora non si conoscono (o, peggio, c’e’ qualche oscuro motivo che le porta a polarizzare in qualche modo il loro giudizio).

    Perche’ non ci si chiede qual e’ il contributo del settore auto sul fatturato di Fiat? E quello delle macchine agricole? E’ davvero finito il ‘sogno brasiliano’ o e’ un’affermazione senza fondamento?

    Quando leggo i commenti di questi analisti (a cui faccio tanto di cappello, visto che vantano una grande conoscenza e discreti risultati), ho la sensazione di guardare il telegiornale (in Italia e’ di una tristezza..). Si parla di tutto, tranne che dell’argomento che dovrebbe essere il ‘cuore’ del servizio.

    Probabilmente, visto che non ho sottoscritto alcun servizio a pagamento, le analisi arrivano a noi mortali molto filtrate, ma la verita’ e’ che questi giudizi (che fanno tanto muovere in su e in giu’ il mercato) a me sembrano aria fritta.

    Scusate per lo sfogo

    Buona serata

    Nicola da Napoli

  16. Gentile sig. Bertoncello,
    se mi consente, invado il Suo spazio per consegnare ai Suoi lettori il mio umile parere sull’interessante argomento da Lei trattato e relativo alla tanto annosa quaestione delle previsioni finanziarie (e che ho trattato di recente anche nel mio blog).
    Da “uomo di mercato” Le posso dire che l’esercizio della previsione è inevitabile per chi opera da gestore, trader o semplice risparmiatore.
    Per questo apprezzo la spiegazione che fornisce Daniel Dennett (ripresa anche da Nassim Taleb) e cioè che “pianificare potrebbe far parte di quell’equipaggiamento che ci rende esseri umani, ossia la coscienza. E’ stato ipotizzato che nel nostro bisogno di proiettare le questioni nel futuro vi sia una dimensione evoluzionistica.
    Qual’è l’utilizzo più potente della nostra mente? E’ proprio la capacità di fare ipotesi sul futuro e di giocare al gioco controfattuale….Uno dei vantaggi di tale comportamento è la possibilità di lasciar morire le ipotesi al posto nostro. Utilizzata in maniera corretta e in luogo di reazioni più viscerali, la capacità di prevedere ci libera effettivamente della selezione naturale immediata (al contrario di organismi più primitivi che erano vulnerabili alla morte e che sono cresciuti solo grazie al miglioramento del patrimonio genetico causato dalla selezione del migliore). In un certo senso prevedere ci consente di ingannare l’evoluzione.”
    Financial Markets LAB

  17. gualtiero in ha detto:

    Buonasera,
    a mio avvio bisogna distinguere fra:
    1) previsioni sull’andamento futuro degli indici, valute, commodities. Esercizi chiaramente impossibili salvo avere la sfera di cristallo.
    2) analisi sui singoli titoli. In questo caso sulla base delle informazioni disponibili (bilancio, management, forza competitiva ecc..) l’analista esprime una valutazione del titolo ed un possibile target price. E’ la stessa cosa che comunemente facciamo tutti quando acquistiamo un’azione senza però avere spesso tutti gli elementi ed il tempo a disposizione dell’analista.
    Pertanto personalmente utilizzo molto le analisi (soprattutto quelle sul sito BorsaItaliana in inglese) per avere sostanzialmente una conferma delle valutazioni da me preventivamente fatte e comunque per verificare di non aver tralasciato qualche elemento o fattore di analisi.
    Faccio un esempio per spiegarmi meglio: prendendo in considerazione Unicredit ove a fine giugno 2008
    in piena crisi subprime l’ad Profumo ha presentato il nuovo piano industriale triennale in pompa magna a Vienna. Mi sono ascoltato interamente la presentazione, ho tratto le mie valutazioni sulla base della credibilità del piano stesso con le relative previsioni di EPS (utile per azione) e DPS (dividendi) triennali,ecc. Gli analisti hanno fatto la stessa cosa e stilato un bel riassunto sulle successive analisi con relativi target price.
    Quindi se poi è andata come è andata direi che la colpa non è mia o dell’analista che ha fatto la sua relazione sugli stessi dati ma semmai della Banca stessa o del mercato/economia.
    Le analisi quindi sono un materiale (cosi come il bil. ecc.) su cui l’investitore, dopo propria valutazione, decide l’investimento.Cordiali saluti.

  18. MarcoDC in ha detto:

    Ciao, volevo fare tre considerazioni dopo aver letto i post che precedono questo mio.

    Dal mio punto di vista le previsioni sono la naturale base sulla quale si poggia ogni investimento; questo è fintanto ovvio.

    Il punto è come si fanno e come si propongono.

    Il Dott. Bernasconi scrive “Ma se le previsioni vengono utilizzate per quel che sono, vale a dire scenari per il futuro con una probabilità più o meno ampia di realizzazione, possono essere utili. Questo per dire che il problema non sono le previsioni ma l’utilizzo che ne fà la gente.”. Qui Dott. Bernasconi bisogna essere franchi e intellettualmente onesti: questo cosiddetto “problema della gente” dipende dalla cultura (finanziaria in questo caso) che la gente ha e che l’autore di una previsione è tenuto a tenere in considerazione (scusi il bisticcio di parole). Da qui si evince che, dato il target a cui ci si rivolge normalmente in Italia, l’analista dovrebbe ESPLICITARE chiaramente i limiti della sua previsione. Purtroppo troppo poche volte accade; purtroppo srticoli come quelli che scrive il Dott. Bertoncello dove questo concetto invece appare chiaro ne ho letti sempre troppo pochi. Questo perchè significa mettere nero su bianco CHE NON SI E’ SICURI… e che figura si fa con il collega che invece sbandiera sicurezza e magari ci prende (come noi), magari dopo aver semplicemente tirato i dadi per fare la previsione, apparendo però assolutamente e infallibilmente certo ? E’ umano, me ne rendo conto, chissà cosa farei io al posto di un analista.

    Dott. Bertoncello lei risponde a Mirko dicendo di diversificare, di evitare micro e small cap ma io ritengo invece che una risposta forse più adeguata per investitori che non hanno il tempo o la capacità di leggere, studiare e interpretare i bilanci, sia quello di usare strumenti aggreganti settori o aree come ETF o fondi; si riesce ad esporsi a settori con delta di crescita (o pericoli di cadute) maggiori di quelli che le grandi, conosciute big cap hanno, senza mettere tutti i propri soldi su un’Arquati qualsiasi. Si riducono inoltre notevolmente i costi informativi.

    Gualtiero, non sono d’accordo con lei. Perchè la previsione su indici richiede la sfera di cristallo ? Richiede un’analisi di tipo macroeconomico settoriale o geografico; faccio un esempio: l’anno scorso (anzi a fine 2007) il governo cinese ha deciso che avrebbe, dal 2008, incrementato gli investimenti domestici in infrastrutture, servizi alla popolazione ecc.; questa informazione avrebbe potuto contribuire alla formazione di una certa idea dell’evoluzione sia del mercato domestico cinese che inevitabilemente di quello dipendente dalle esportazioni di prodotti cinesi; se ci si aggiunge, con data ancora precedente, l’uscita delle prime notizie sull’aumento dei costi di produzione il quadro avrebbe potuto avere contorni ancora più chiari.
    Le singole azioni molto difficilmente sfuggono al contesto macro in cui sono inserite; in genere, fatto salvo rare eccezioni, sovraperformano o sottoperformano in termini relativi. Il che significa che acquistare quelle giuste rende molto bene se ci si prende ma dato che “non ci sono pasti gratis” il rischio è senza dubbio maggiore.

    Saluti

  19. Cristian in ha detto:

    Trovo piuttosto scorretto screditare gli altri per mostrarsi bravi, come lascia capire nella prima parte del post, seconda cosa lei dichiara di essere un giornalista, il lavoro del giornalista è diverso dall’analista finanziario, terza cosa, in riferimento al commento 13, “una facile profezia” forse non è chiaro la differenza tra previsione e profezia, cito da wikipedia “c’è una differenza tra profezia e previsione: una previsione ha alla base un processo logico, mentre una profezia non è legata al ragionamento, ma alla supposta chiaroveggenza di chi se ne fa portatore.”

    Ultime due cose

    1) non vedo le tabelle di cui si faceva riferimento.

    2)Salvatevi tutto questo post e alla fine del 2009 vi renderete conto che la “facile profezia” probabilmente si dimostrerà l’esito del lancio di una moneta, questa volta però, fatta da un grande chiaroveggente come egli stesso dichiara.

    Mi rendo conto che il mio messaggio non sarà gradito considerando il fatto che siete una comunità di amici e quindi tutti dalla stessa parte, la realtà dei fatti è che NESSUNO può sapere come si muoverà il mercato, a meno che non si hanno informazioni privilegiate.

    Cordialmente
    Cristian

  20. Gentile Cristian,

    le sue critiche sono gradite. Io, come avrà visto, mi permetto spesso di criticare gli altri. E – lo confesso – fatico a essere clemente nei miei confronti (almeno nel campo conoscitivo), tanto che le critiche altrui mi procurano spesso un certo sollievo: tendono a essere meno gravi di quelle che formulo da me.

    Poste così le cose, potrebbe avere l’impressione che la mia vita sia un inferno. Ma non è vero. Penso di avere appreso nel tempo (anche se mi considero un tirocinante a vita) che le critiche sono feconde se risparmiano il nocciolo della nostra personale dignità, se sono prive di malizia o cattiveria, se sono circostanziate e specifiche e se – almeno ogni tanto – sono condite di quella socratica ironia che nasce dalla consapevolezza della nostra comune fallibilità e ignoranza.

    Con quest’ultimo cenno spero di esserle stato un po’ d’aiuto nell’interpretare quel mio uso del termine “profezia.” Era un modo per prendermi in giro mentre mi avventuravo a formulare una previsione, meno difficile di altre ma comunque incerta.

    Se però questo mio fare dell’autoironia le risulta sgradito, non ho difficoltà a dire le cose come stanno: non sono un chiaroveggente. Anzi, visto il tono di personale confessione che ha assunto questo mio commento, sarò candido fino in fondo: sono miope, astigmatico, e – da un po’ di tempo – anche presbite. Peggio di così!

    Cordiali saluti,

    Giuseppe B.

  21. Cristian in ha detto:

    Capisco perchè lei è molto seguito, dimostra grandi doti comunicative, penso che il suo lavoro da GIORNALISTA lo svolga in maniera eccellente, su questo ho molto da imparare da lei.

    Purtoppo i problemi di salute li abbiamo tutti, mi auguro che possa risolverli in breve tempo.

    Augurandole ogni bene possibile la saluto cordialmente.

    PS: magari la prossima volta metta nomi e cognomi di questi analisti che lanciano le monete, se possibile dica anche dove le lanciano che mi servono per riempire il bussolotto.

    in bocca al lupo.
    Cristian

  22. corrado in ha detto:

    mi piacciono le aziende che investono sul petrolio.se il petrolio sale vanno su’ se scende pago meno la benzina e le bollette.la leggo volentieri anche se ho un basso profilo di rischio che non mi fa esagerare.poi sono anche un pivello e credo che essere un contrarian sia il modo piu’ semplice e affascinante per investire.
    il rischio è innamorarsi di questo stile,spero non mi succeda.

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