l'Investitore Accorto

Per capire i mercati finanziari e imparare a investire dai grandi maestri

Blog e fondamenti del giornalismo

L’investitore accorto è un blog ossia un semplice bloc-notes, dove appunto in modo occasionale delle riflessioni sull’arte d’investire e dei pensieri laterali, ossia libere associazioni in qualche modo originate dai miei interessi professionali. Non è dunque un giornale. Ma si tratta comunque del divertimento, del passatempo, del giocattolo di un giornalista (il bloc-notes, per un giornalista, è anche un luogo ludico dove intrattenersi con parole e storie). E siccome i panni del giornalista mi piace indossarli e mi attardo a volte a osservarli mentre li porto o mentre altri li portano, mi ha fatto piacere scoprire ieri, un po’ per caso durante una visita in libreria, un bel libro su I fondamenti del giornalismo, di Bill Kovach e Tom Rosenstiel.

Il lavoro è stato pubblicato negli Usa nel 2001, ma mi era sfuggito. Fortunatamente, un piccolo editore torinese, Lindau, specializzato in testi di saggistica cinematografica, spiritualità, discipline orientali, esoterismo e sciamanesimo (e ora anche giornalismo…sui nessi ci si potrebbe sbizzarrire) ne ha da poco curato l’edizione italiana.

Ho cominciato a sfogliarlo e mi sembra un’opera notevole, frutto di un progetto ambizioso.

Sul finire degli anni ’90 un gruppo di professionisti americani dell’informazione cominciò a riunirsi all’Harvard Faculty Group, motivato da una preoccupazione: “l’informazione stava diventando intrattenimento e l’intrattenimento informazione.” E questa commistione stava fagocitando il giornalismo per sostituirlo con qualcosa di diverso, che “non si capiva bene se fosse pubblicità, intrattenimento, e-commerce, propaganda o cos’altro.”

Per due anni il gruppo, rinominatosi Committee of Concerned Journalists (Comitato dei giornalisti preoccupati), fece decine di assemblee pubbliche, incontrando migliaia di persone e centinaia di professionisti dell’informazione, realizzò sondaggi e ricerche col supporto di centri universitari, lanciò un Project for Excellence in Journalism che curò decine di studi sull’informazione in America, e alla fine partorì il nostro libro.

I nove principi fondamentali del giornalismo

L’opera contiene un’analisi dei principi che il processo di ricerca aveva individuato come i fondamenti del giornalismo, tanto dal punto di vista dei professionisti dell’informazione che dei suoi fruitori finali, e cioè i cittadini.

Si tratta di nove principi, i seguenti:

1. Il primo obbligo del giornalismo è nei confronti della verità.
2. La sua prima lealtà è verso i cittadini.
3.
La sua essenza è la regola della verifica.
4. Chi lo pratica deve mantenere l’indipendenza dai soggetti trattati.
5.
Deve fungere da osservatore indipendente del potere.
6.
Deve fornire un forum per le critiche del pubblico e l’intermediazione.
7. Deve aspirare a rendere interessante e rilevante ciò che è significativo.
8.
Deve fornire informazioni complete e proporzionate.
9.
Chi lo pratica deve poterlo fare secondo la propria coscienza.

Elencati così, in estrema sintesi, i principi offrono ampia materia di discussione. E infatti il libro, dopo averli enunciati, dedica 280 pagine a illustrarli e discuterli. Sono pagine che leggerò con cura. Ma, di primo acchito, sono nove fondamenti che mi piacciono, che condivido.

E che mi hanno spinto a chiedermi: come si misura il mio blog con questi principi?

Il mio blog e i fondamenti del giornalismo

L’investitore accorto ha visto la luce da poche settimane. E’ un divertimento allo stato nascente e dall’identità ancora confusa (sia perché, appunto, è allo stato larvale, sia perché una certa confusione creativa è sempre tipica dei bloc-notes). Ma metterlo a confronto con i nove principi mi pare comunque utile. E, in fondo, non posso farne a meno. Non riesco a scrivere senza sentirmi addosso i panni del giornalista. Ecco, allora, alcune iniziali riflessioni.

Verità e lealtà. Il blog è nato da uno sforzo di verità e lealtà nei miei confronti. Risponde a uno sforzo di chiarificazione personale. E questo per un fine di utilità. Superare confusioni, ignoranza, inganni e autoinganni è essenziale per investire con successo. Quella verità e lealtà che devo a me stesso, se voglio imparare a investire bene, le offro anche agli altri. Questo mio bloc-notes è pubblico, è un blog proprio per questo: penso che il mio sforzo possa essere utile anche ad altri e si possa arricchire se da altri viene condiviso.

Le mie intenzioni sono dunque ispirate da un desiderio di verità e lealtà. Anche se sono consapevole che quando uno sforzo diventa pubblico nascono altre ambizioni, come quella di essere riconosciuti, di essere apprezzati, di avere successo. Ma non voglio che questa sfera di sentimenti finisca per prevalere sulla prima. Vigilerò. So bene che il bravo investitore va per la sua strada, non si fa dominare dall’impulso di appartenere alla folla. E la mia strada, in questo blog, è appunto quella di imparare a essere un bravo investitore, di fare investor education in primo luogo rivolta a me.

Verifica. E’ un obiettivo ambizioso, faticoso, perché le verifiche non sono mai finite. E qualsiasi cosa ci arrischiamo a dire o a scrivere, soprattutto su temi complessi come è anche il soggetto di questo blog, corre sempre il rischio di essere smentita. Però penso che il mio sforzo vada in questo senso.

Cerco i grandi maestri, mi ispiro a loro, e li metto a confronto. Se ci sono aporie e difficoltà, magari soltanto nella mia comprensione, le espongo. Mi sforzo di documentare, arricchisco i miei testi di link. Un blog, in questo senso, aiuta perché si muove nell’universo ricco e interattivo di Internet, dove è naturale intessere incontri e confronti, realizzare verifiche. Gli algoritmi di Google, a tal fine, sono un grande passo avanti per ciascuno di noi.

Indipendenza dai soggetti trattati e dal potere. Sul primo punto ho da farmi degli appunti e capisco ora di dover essere più accorto. Ci sono dei grandi investitori che apprezzo più di altri, e nei confronti dei quali rischio di “appassionarmi” troppo. Sarebbe un errore. Un certo distacco e uno sguardo critico va conservato anche verso di loro.

Quanto all’indipendenza dal potere, mi sento più ferrato. Il potere, nel campo degli investimenti, sono in primo luogo le grandi banche, i grandi broker che hanno prodotti e servizi da vendere. E per vendere prodotti e servizi, finiscono per vendere “storie d’investimento” (raccomandazioni, analisi, etc etc). E’ un fiume di parole che travolge, che inonda i media finanziari e da lì si riversa nelle menti degli investitori, grandi e piccoli – ma soprattutto piccoli (e, spesso, sprovveduti).

Si tratta, spesso, di marketing con un valore di conoscenza periferico, e a volte inesistente. Ho visto troppi rating di “Buy” emessi entusiasticamente da grandi banche d’investimento nell’imminenza di importanti offerte pubbliche o sottoscrizioni di azioni, di cui le stesse banche erano lead manager, per non sapere che da queste raccomandazioni bisogna guardarsi.

Non mancano gli spunti utili, le informazioni interessanti, le analisi perspicaci, ma il grano e l’oglio (del conflitto d’interessi in cui le banche sono avviluppate) restano spesso confusi. Delle conclusioni di queste analisi è giusto dunque essere scettici. E infatti, nella scelta dei link per il mio blog, ho escluso in partenza i siti della ricerca sell-side delle banche d’investimento.

Ci sono, ovviamente, delle eccezioni. Due, in particolare, vorrei citarle subito: il gruppo di analisti che fa capo a Stephen Roach a Morgan Stanley e quello che fa capo a James Montier a Dresdner Kleinwort . I loro studi sono spesso controcorrente e sempre stimolanti.

Forum e intermediazione. I nuovi media nascono strutturalmente predisposti per questo: l’interattività. E il mio blog non vuole essere diverso. Sono convinto del valore del confronto con gli altri e non mi sfuggono (almeno non del tutto) le potenzialità della Rete. Sono però anche consapevole che nell’esaltare il carattere aperto delle nuove forme di comunicazione online si nasconde una possibile trappola.

Il webmaster o l’autore di blog è padrone dei suoi spazi. E ha gli strumenti, se vuole, per censurare il pubblico dibattito che in quegli spazi si svolge. Il sottile inganno dei nuovi media può essere allora quello di veicolare un’impressione di libertà che non corrisponda alla realtà. Una via d’uscita, come vedo fare in diversi blog di qualità, è dichiarare esplicitamente quali sono le regole che l’autore si impegna a far rispettare negli spazi di dibattito e commento del suo blog. E attenervisi, pena il pubblico discredito.

Rendere interessante e rilevante ciò che è significativo. E’ questo un altro punto delicato, di cui voglio leggere con cura la trattazione ne I fondamenti del giornalismo. Dedicare ampio spazio a questioni insignificanti può anche essere stata, fino a oggi, una via per conquistare facili ascolti. Ma il prezzo, alla lunga, è elevato, e sospetto che lo sarà sempre di più nella nostra era digitale.

Se Marshall McLuhan teorizzava, riferendosi alla vecchia televisione analogica, che “il mezzo è il messaggio”, oggi è forse possibile spingersi a pensare il contrario, e cioè che la prevalenza dei contenuti, almeno in prospettiva, diventa tale da far sì che “il messaggio è il mezzo”: messaggi poco significativi condannano anche il mezzo all’insignificanza, e sviliscono il lavoro dei giornalisti. Mentre un messaggio significativo ha la forza di imporsi da sé, senza sottostare alla dittatura del mezzo.

Rendere interessante e rilevante” ciò che è “significativo” resta comunque, anche nell’era digitale, non facile. Ci vuole cultura. Bisogna essere in grado di valutare cosa possa essere “significativo” (siamo nel campo del possibile, non del certo ed evidente) e cosa non lo sia. Siccome abbiamo la tendenza a ritenere importante quel poco che sappiamo, è facile cadere vittima di una sorta di “cortocircuito dell’anti-cultura”: quello che so è significativo, quello che non so è irrilevante. Essere consapevoli di questo rischio è un bel passo avanti. Ci sollecita a rimanere aperti e critici.

Per il resto, rendere interessante e rilevante ciò che può essere nuovo, complesso, sorprendente, in conflitto con l’opinione dominante, è una enorme fatica. Dei nove punti, lo confesso, è questo quello che mi mette più in difficoltà.

Informazioni complete e proporzionate. Per certi aspetti, siamo qui in presenza di una applicazione del principio di verità, e anche di quello di verifica. Per capire qualcosa abbiamo bisogno di stabilire relazioni e proporzioni, di confrontare punti di vista ben compresi e fedelmente riportati. E’ uno sforzo complesso, in cui è essenziale dare il meglio di sè anche se il risultato sarà sempre incompleto (un giornalista potrebbe lavorare tutta la vita nel tentativo di dare una sola notizia o scrivere un solo commento).

Per me vale quanto ho già scritto a proposito di verità e lealtà. Il mio impegno, in questo blog, è capire ed educarmi. E mi rendo conto che completezza e proporzionalità sono funzionali al mio scopo.

Secondo coscienza. Il blog offre a questo proposito una straordinaria opportunità. Sono l’editore di me stesso. Se ho una coscienza (e ce l’ho) questo è un luogo privilegiato dove coltivarla e farla crescere.

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