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Omaggio a Popper III

Continuo questo mio omaggio a Karl Popper con qualche altro suo pensiero sui temi della libertà, della politica e della democrazia. Si tratta di lezioni preziose per chiunque ma in particolare per noi italiani che viviamo in un sistema politico così confuso e fragile.

“Lo stato è un male necessario. I suoi poteri non dovrebbero essere accresciuti oltre il necessario. Si potrebbe chiamare questo principio il ‘rasoio liberale’ (sulla scorta del rasoio di Ockham, del celebre principio cioè secondo il quale gli enti metafisici non devono essere moltiplicati più del necessario).” (La ricerca di un mondo migliore)

“Un democratico è in effetti un anarchico il quale ha capito che l’anarchismo totale, cioè l’assenza di uno stato organizzato è poco pratico, specialmente in un’epoca nucleare come la nostra. Un democratico è un anarchico il quale si allontana dal concetto totale di anarchia quel tanto che basta a evitare una tirannia generale o un generale caos.” (Cercatori di verità)

“Per democrazia non intendo affatto qualcosa di vago come ‘il governo del popolo’ o ‘il governo della maggioranza’, ma un insieme di istituzioni (e fra esse specialmente le elezioni generali, cioè il diritto del popolo di licenziare il governo) che permettano il controllo pubblico dei governanti e il loro licenziamento da parte dei governati e che consentano ai governati di ottenere riforme senza ricorrere alla violenza e anche contro la volontà dei governanti.” (La società aperta e i suoi nemici)

“La democrazia consiste nel mettere sotto controllo il potere politico. E’ questa la sua caratteristica essenziale. Non ci dovrebbe essere alcun potere politico incontrollato in una democrazia.” (Cattiva maestra televisione)

“Noi non siamo democratici perché la maggioranza ha sempre ragione, bensì perché le istituzioni democratiche, quand’esse affondino le radici in tradizioni democratiche, sono di gran lunga le più innocue che conosciamo. Quando la maggioranza (la ‘pubblica opinione’) decide a favore della dittatura, un democratico non deve per questo abbandonare le proprie convinzioni; ma diverrà consapevole del fatto che nel suo paese la tradizione democratica non era abbastanza forte.” (Alla ricerca di un mondo migliore)

“Le democrazie non sono governi del popolo, bensì prima di ogni altra cosa istituzioni attrezzate contro una dittatura. Non permettono nessun governo di tipo dittatoriale, nessuna accumulazione di potere, tentano piuttosto di limitare il potere dello Stato.” (Tutta la vita è risolvere problemi)

“Ogni dittatura è immorale […] La dittatura è moralmente cattiva perché condanna i cittadini a collaborare con il male contro la loro migliore scienza e coscienza, contro la loro convinzione morale, almeno con il loro silenzio. Essa toglie all’uomo la responsabilità umana; e, privo di responsabilità, l’uomo è soltanto un mezzo uomo, un centesimo di uomo.” (Tutta la vita è risolvere problemi)

“Se riconosciamo all’intolleranza il diritto d’essere tollerata, allora noi distruggiamo la tolleranza e lo stato di diritto. Fu questo il destino della Repubblica di Weimar.” (Alla ricerca di un mondo migliore)

“Le nostre burocrazie sono ‘antidemocratiche’ (almeno per come io intendo il senso della parola). Nel loro interno ci sono innumerevoli dittatori tascabili occidentali che praticamente non vengono mai richiamati alla loro responsabilità per le loro azioni e omissioni”. (Tutta la vita è risolvere problemi)

“Gli uomini sono inclini a venerare il potere. Ma non c’è dubbio che il culto del potere è uno dei peggiori generi di idolatrie umane, un relitto del tempo della gabbia, della servitù umana. Il culto del potere è figlio della paura, emozione che è giustamente disprezzata.” (La società aperta e i suoi nemici)

“E’ tempo ormai che ci si renda conto che la domanda ‘Chi deve esercitare il potere nello stato?’ importa ben poco rispetto alle domande ‘Come è esercitato il potere?’, e ‘Quanto è il potere esercitato?’ Dobbiamo renderci conto che, in sostanza, tutti i problemi politici sono problemi istituzionali, problemi di struttura legale piuttosto che di persone, e che il progresso verso una maggiore uguaglianza può essere salvaguardato soltanto mediante il controllo istituzionale del potere” (La società aperta e i suoi nemici)

“Liberalismo e intervento statale non sono tra loro in antitesi. Al contrario, qualsiasi genere di libertà è chiaramente impossibile se non è garantito dallo stato. Una certa quantità di controllo statale dell’educazione, per esempio, è necessaria, se i giovani devono essere protetti da una trascuratezza che li renderebbe incapaci di difendere la libertà e se lo stato deve provvedere a che tutte le attrezzature educative siano a disposizione di tutti. Ma un eccessivo controllo statale in campo educativo è un fatale pericolo per la libertà, dato che porta fatalmente all’indottrinamento. L’importante e difficile questione delle limitazioni della libertà non può essere risolta da una formula rigida e sbrigativa. E il fatto che ci saranno sempre dei casi dubbi dev’essere considerato positivamente, perché senza lo stimolo di problemi politici e di contrasti politici di questo genere, la disponibilità dei cittadini a battersi per la loro libertà scomparirebbe ben presto e, con essa, la libertà. (Visto in questa luce, il preteso contrasto tra libertà e sicurezza, cioè una sicurezza garantita dallo stato, non è che una chimera. Infatti, non c’è libertà se non è garantita dallo stato; e, inversamente, solo uno stato che è controllato da cittadini liberi può offrire loro una qualche ragionevole sicurezza).” (La società aperta e i suoi nemici)

“Non scegliamo la libertà politica perché ci promette questo o quello. La scegliamo perché rende possibile l’unica forma di convivenza umana degna dell’uomo; l’unica forma in cui possiamo essere pienamente responsabili di noi stessi.” (Tutta la vita è risolvere problemi)

“Senza il libero scambio di pensieri non può esserci vera libertà di pensiero. Abbiamo bisogno degli altri per mettere alla prova su di loro i nostri pensieri; per scoprire se sono validi. La discussione critica è il fondamento del libero pensiero del singolo individuo. Ma ciò significa che senza la libertà politica la libertà di pensiero è impossibile. E significa, inoltre, che la libertà politica è una condizione preliminare del libero uso della ragione di ogni individuo.” (Tutta la vita è risolvere problemi)

“La libertà distrugge se stessa se è illimitata. La libertà illimitata significa che un uomo forte è libero di tiranneggiare un debole e di privarlo della sua libertà. Questa è la ragione per cui chiediamo che lo stato limiti in qualche misura la libertà, in modo che la libertà di ciascuno risulti protetta dalla legge. Nessuno deve essere alla mercé di altri ma a tutti si deve riconoscere il diritto di essere protetti dallo Stato.” (La società aperta e i suoi nemici)

“E’ chiaro che l’idea di un mercato libero è paradossale. Se lo stato non interferisce, possono in tal caso interferire altre organizzazioni semi-politiche come monopoli, trust, sindacati, etc., riducendo a una finzione la libertà del mercato. D’altra parte, è molto importante rendersi conto del fatto che, senza un mercato libero accuratamente protetto, l’intero sistema economico deve cessare di servire all’unico suo fine razionale, che è quello di soddisfare le richieste del consumatore. Se il consumatore non può scegliere; se deve prendere quello che il produttore gli offre; se il produttore, sia esso un produttore privato o lo stato o un’agenzia commerciale, è padrone del mercato invece del consumatore, viene a determinarsi una situazione per cui, in ultima analisi, il consumatore svolge la funzione di fornire denaro e di assorbire scarti per conto del produttore, e non è invece il produttore a soddisfare i bisogni e i desideri del consumatore. Qui ci troviamo evidentemente di fronte a un importante problema di ingegneria sociale: il mercato deve essere controllato, ma in modo tale che il controllo non impedisca la libera scelta del consumatore e non faccia venir meno per i produttori la necessità di competere a vantaggio del consumatore. La ‘pianificazione’ economica che non pianifica per la libertà economica in questo senso ci spingerà pericolosamente verso sbocchi totalitari.” (La società aperta e i suoi nemici)

“Una democrazia non può esistere se non si mette sotto controllo la televisione, o più precisamente non può esistere a lungo fino a quando il potere della televisione non sarà stato pienamente scoperto. Dico così perché anche i nemici della democrazia non sono ancora del tutto consapevoli del potere della televisione. Ma quando si saranno resi conto fino in fondo di quello che possono fare la useranno in tutti i modi, anche nelle situazioni più pericolose. Ma allora sarà troppo tardi.” (Cattiva maestra televisione)

“Il principio dello stato nazionale, vale a dire la pretesa politica che il territorio di ogni stato debba coincidere con il territorio abitato da una nazione, non è affatto così evidente di per sé come sembra credere molta gente. Anche se si sapesse esattamente che cosa si intende dire quando si parla di nazionalità, non risulterebbe tuttavia affatto chiaro perché la nazionalità debba essere considerata come una fondamentale categoria politica, più importante per esempio della religione, o della nascita nell’ambito di una data regione geografica, o della lealtà a una dinastia, o di un credo politico come la democrazia […]. Nessuna delle teorie che sostengono che una nazione è unita da un’origine comune, o da un linguaggio comune, o da una storia comune, è accettabile o applicabile in pratica. Il principio dello stato nazionale non è solo inapplicabile, ma non è stato mai neppure chiaramente concepito. Esso è un mito; è un sogno irrazionale, romantico e utopistico, un sogno del naturalismo e del collettivismo tribale.” (La società aperta e i suoi nemici)

L’opinione pubblica, quale che sia la sua natura, è assai potente. Essa può cambiare i governi, anche quelli non democratici. I liberali dovrebbero guardare con un certo sospetto a un qualsiasi potere del genere. A causa della sua anonimità, l’opinione pubblica è una forma di potere non responsabile, e dunque assai pericolosa da un punto di vista liberale […]. Il rimedio, in un’unica direzione, è ovvio: riducendo al minimo il potere dello stato, si ridurrà anche il pericolo dell’influenza dell’opinione pubblica, esercitato attraverso la mediazione dello stato. Ma ciò non garantisce l’autonomia del comportamento e del pensiero dell’individuo dalla pressione diretta dell’opinione pubblica. Per ciò l’individuo necessita dell’efficace protezione dello Stato.” (Congetture e confutazioni)

“In politica e in medicina, chi promette troppo non può essere altro che un ciarlatano. Noi dobbiamo cercare di migliorare le cose, ma dobbiamo sbarazzarci della idea di una pietra filosofale, di una formula che converta senz’altro la nostra corrotta società umana in puro oro perenne.” (La società aperta e i suoi nemici)

“Se dovessi dare una semplice formula o ricetta per distinguere fra quelli che considero piani di riforma sociale ammissibili e gli inammissibili progetti utopici, direi: agisci per l’eliminazione dei mali concreti piuttosto che per realizzare dei beni astratti. Non mirare a realizzare la felicità con mezzi politici. Tendi piuttosto a eliminare le miserie concrete. […] In breve, sostengo che il problema più urgente di una politica razionale è rappresentato dalla miseria umana, mentre la questione della felicità non va posta sullo stesso piano. L’attingimento della felicità dovrebbe essere lasciato agli sforzi dei singoli.” (Congetture e confutazioni)

“Fra tutti gli ideali politici, quello di rendere la gente felice è forse il più pericoloso. Esso porta invariabilmente al tentativo di imporre agli altri la nostra scala di valori ‘superiori’, per far sì che si rendano conto di ciò che a noi sembra della massima importanza per la loro felicità, al fine, per così dire, di salvare le loro anime. Esso porta all’utopismo e al romanticismo. Noi tutti siamo certi che ognuno sarebbe felice nella bella e perfetta comunità dei nostri sogni. E, senza dubbio, ci sarebbe il cielo in terra se potessimo amarci reciprocamente. Ma […] il tentativo di realizzare il cielo in terra porta invariabilmente al disastro. Porta all’intolleranza, porta alle guerre di religione e alla pretesa di salvare le anime per mezzo dell’inquisizione e si fonda, a mio giudizio, su un totale fraintendimento dei nostri doveri. E’ nostro dovere aiutare quelli che hanno bisogno del nostro aiuto; ma non può essere nostro dovere rendere gli altri felici, perché ciò non dipende da noi e perché troppo spesso ciò significherebbe intrusione. […] La pena, la sofferenza, l’ingiustizia e la loro prevenzione, questi sono gli eterni problemi di politica pubblica, gli ‘agenda’ della politica pubblica (come avrebbe detto Bentham). I valore ‘superiori’ dovrebbero essere in larghissima misura considerati come ‘non-agenda’ e dovrebbero rientrare nell’ambito del laissez-faire. Quindi possiamo dire: aiutate i vostri nemici, assistete quanti sono in difficoltà, anche se vi odiano, ma amate soltanto i vostri amici.” (La società aperta e i suoi nemici)

“Il metodo scientifico nella politica significa che alla grande arte con cui ci autopersuadiamo di non avere fatto sbagli – o facciamo finta di non vederli, o li nascondiamo, o ne diamo la colpa ad altri – sostituiamo l’altra assai più grande di accettare la responsabilità dei nostri sbagli, di cercare di trarne una lezione e di mettere in atto le conoscenze così acquisite in modo da evitare gli stessi sbagli in avvenire.” (Miseria dello storicismo)

“La libertà è più importante dell’uguaglianza; […] il tentativo di attuare l’uguaglianza è di pregiudizio alla libertà; e […] se va perduta la libertà, tra non liberi non c’è nemmeno uguaglianza.” (La ricerca non ha fine)

“L’autoritarismo è per sua natura destinato a scoraggiare la critica e, quindi, il dittatore buono non verrà facilmente a conoscenza delle lamentele suscitate dalle misure che ha preso. Ma, senza siffatta verifica, egli non può sapere se le sue misure conseguono il desiderato fine buono. La situazione diventa necessariamente ancora peggiore per l’ingegnere utopico. La ricostruzione della società è una grossa impresa che deve determinare considerevoli incomodi a molti e per un considerevole periodo di tempo. Quindi, l’ingegnere utopico dovrà mostrarsi sordo a molte lamentele; in realtà, sarà parte del suo compito la soppressione di irragionevoli obiezioni. (Egli dirà, come Lenin: ‘Non si può fare una frittata senza rompere le uova’). Ma, insieme con esse, egli finirà invariabilmente col sopprimere anche le critiche ragionevoli.” (La società aperta e i suoi nemici)

N.B.: le altre raccolte di pensieri di Popper sono qui: Omaggio a Popper IOmaggio a Popper II, Omaggio a Popper IVOmaggio a Popper V.

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4 pensieri su “Omaggio a Popper III

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